Secondo le stime della ONG Global Footprint Network, Il primo agosto è stato il cosiddetto “Overshoot Day”, ovvero il giorno in cui l’umanità ha esaurito le risorse naturali messe a disposizione da madre natura per il 2018.

Per i prossimi mesi, quindi, dovremo “prendere in prestito” risorse destinate al futuro, generando un ipersfruttamento della terra sempre più preoccupante.

In diverse occasioni abbiamo sottolineato l’importanza di una riduzione del nostro impatto sulla terra, di quella che viene definita impronta ecologica, e di una sempre maggiore difesa della biodiversità.

In questo scenario si inserisce il lavoro svolto dal Ministero dell’Ambiente per la difesa di quello che è stato definito il “Capitale Naturale” del nostro Paese.

Cos’è il Capitale Naturale?

Scopriamolo insieme.

Cos’è il Capitale Naturale?

Con l’articolo 67 della Legge 28 dicembre 2015, n. 221, recante “Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali”, è stato istituito presso il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare il Comitato per il Capitale Naturale.

L’obiettivo è duplice:

  1. valorizzare il fondamentale ruolo ricoperto dal Capitale Naturale italiano rispetto al sistema socio-economico collettivo del Paese;
  2. redigere un Rapporto Annuale con il quale raccogliere dati sulle ricchezze naturali italiane.

Ma cos’è il Capitale Naturale?

Nel primo Rapporto è stato così definito:

“l’intero stock di asset naturali – organismi viventi, aria, acqua, suolo e risorse geologiche – che contribuiscono a fornire beni e servizi di valore, diretto o indiretto, per l’uomo e che sono necessari per la sopravvivenza dell’ambiente stesso da cui sono generati”.

Semplificando, potremmo dire che rientrano nella definizione di Capitale Naturale tutte quelle risorse naturali essenziali per lo sviluppo del Paese, in termini economici e sociali.

Per intenderci, la qualità del terreno per l’agricoltura, quella dei nostri mari, fiumi e laghi per la pesca, e così via.

Come sappiamo, però, le attività dell’uomo impattano sul Capitale Naturale, mettendolo a rischio costantemente.

capitale naturale - 01

L’importanza del Rapporto Annuale

Il compito del Comitato, quindi, è quello di individuare gli asset del Capitale Naturale, analizzarli e valutare azioni da compiere per proteggerli.

asset capitale naturale

La situazione viene poi illustrata all’interno di un Rapporto Annuale.

Per consultare il Secondo Rapporto Annuale Sullo Stato del Capitale Naturale in Italia 2018, puoi cliccare qui.

Nel rapporto vengono analizzati i seguenti ambiti:

  1. la valutazione biofisica degli ecosistemi italiani;
  2. il Capitale Naturale nelle eco-regioni marine;
  3. gli ecosistemi agricoli: l’agro-ecosistema irriguo e i relativi servizi ecosistemici;
  4. le pressioni sul Capitale Naturale;
  5. valutazioni economiche e monetarie del Capitale Naturale;
  6. interazione tra Capitale Naturale e Capitale Culturale;
  7. effetti delle politiche pubbliche sul Capitale Naturale;
  8. il quadro delle spese per l’ambiente.

Tutte queste analisi, ben fatte ed articolate, rappresentano una base importante per lo sviluppo di politiche, nazionali e comunitarie, finalizzate alla difesa e alla protezione del Capitale Naturale.

L’obiettivo finale, come si può intuire, è valorizzare la biodiversità e le risorse naturali alla base del nostro vivere in comunità e del nostro sistema economico, per uno sviluppo eco-sostenibile.