Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità circa ¼ delle malattie è causata da fattori ambientali e la situazione è peggiorata in modo esponenziale negli ultimi decenni, a causa dell’inquinamento.

Ad essere maggiormente colpiti sono i bambini, che hanno una sensibilità maggiore agli effetti degli agenti inquinanti.

Ne consegue, quindi, che il rischio aumenta in modo proporzionalmente inverso all’età dell’individuo esposto al fattore ambientale.

Insomma, più il bambino è piccolo, maggiori saranno i danni provocati dall’inquinamento.

Approfondiamo insieme questo tema, che riguarda in modo diretto la salute dei nostri bambini.

I bambini piccoli sono più esposti

Le stime dell’OMS ci informano che i bambini di età inferiore ai 5 anni sopportano più del 40% del peso di queste malattie di derivazione ambientale, nonostante rappresentino solo il 12% della popolazione mondiale.

Perché sono più esposti?

Molto banalmente, perché hanno un sistema immunitario meno sviluppato, e perché, in media, mangiano, bevono e inalano di più rispetto ad individui più grandi d’età.

Se prima abbiamo detto che più un bambino è piccolo, maggiori saranno gli effetti nefasti dell’inquinamento sulla sua salute, è evidente che un feto, un neonato e un lattante siano ancora più vulnerabili.

Pandemia Silenziosa

Nel 2006 due ricercatori della Harvard School of Public Health e del Mount Sinai School of Medicine, Philippe Grandjean e Philip John Landrigan, hanno pubblicato un paper scientifico, dal titolo “Developmental neurotoxicity of industrial chemicals”, introducendo il concetto di “Pandemia Silenziosa”.

Secondo i due studiosi, le esposizioni dei feti e dei bambini nella prima infanzia a sostanze chimiche industriali presenti nell’ambiente possono danneggiare il cervello in via di sviluppo e possono portare a patologie del neurosviluppo (NDD) – autismo, disturbo da deficit dell’attenzione (ADHD) e ritardo mentale.

I ricercatori hanno trovato che 202 sostanze chimiche industriali hanno la capacità di danneggiare il cervello umano e concluso che l’inquinamento chimico può aver danneggiato i cervelli di milioni di bambini in tutto il mondo.

Grandjean e Landrigan concludono che le sostanze chimiche industriali sono responsabili per quella che chiamano una pandemia silenziosa che ha causato un danno allo sviluppo cerebrale di milioni di bambini nel mondo.

La definiscono silenziosa perché gli effetti delle sostanze chimiche individuali non appaiono nelle statistiche sulla salute disponibili, quindi producono effetti spesso irreversibili in modo nascosto.

Purtroppo, soltanto alcune sostanze pericolose per la nostra salute sono state studiate a fondo, perché mancano regole e normative precise per proteggere i nostri bambini.

Conclusioni

La salute dei bambini dovrebbe rappresentare sempre una priorità, per governi, enti, istituti di ricerca, ospedali e centri medici, eppure gli effetti dell’inquinamento sono ancora poco noti e studiati.

Si rende necessario, come sottolineato dai due ricercatori nel loro documento, un aggiornamento delle norme e dei provvedimenti relativi all’analisi delle sostanze chimiche pericolose, in modo da avere dati utili ai fini preventivi e diagnostici.

L’inquinamento atmosferico è un nemico da contrastare, soprattutto per proteggere il futuro, e il presente, delle prossime generazioni.