Nel corso della nostra vita ci sottoponiamo a moltissimi esami diagnostici e indagini più o meno approfondite, anche solo per un semplice controllo di routine.

Un esempio molto diffuso in maniera trasversale è l’esame della vista, che tutti effettuiamo periodicamente, anche se non indossiamo occhiali.

Una indagine, invece, che facciamo solo laddove si renda necessario è l’esame audiometrico, commettendo così un errore di superficialità comprensibile, ma da evitare.

In effetti, soltanto chi accusa problemi all’udito si reca presso studi specializzati per effettuare analisi approfondite, ma non capita mai che si faccia un esame audiometrico se non prescritto o dettato da necessità oggettive.

Eppure, con il passare degli anni il nostro udito tende in modo fisiologico a perdere un po’ di smalto, e fare dei controlli periodici ci consentirebbe di intervenire in tempo utile e prevenire l’insorgere di problemi più o meno gravi.

Ma cos’è l’esame audiometrico, e come si svolge? Vediamolo insieme.

Cos’è l’esame audiometrico

L’esame audiometrico è un esame finalizzato allo studio delle malattie dell’orecchio e per diagnosticare casi di sospetta ipoacusia, ovvero l’abbassamento dell’udito.

In parole semplici, si analizza il livello di percezione dei suoni e dei rumori da parte del soggetto per verificare lo stato di salute dell’udito.

Laddove risultasse tutto nella norma, ci si trova di fronte a normoacusia, mentre in caso di abbassamento della percezione dei suoni si parla, come menzionato prima, di ipoacusia.

Come si effettua l’esame audiometrico

L’esame audiometrico è un test non invasivo, della durata di massimo 30 minuti, che si effettua in ambulatorio tramite l’impiego della cosiddetta “cabina silente”.

Si tratta, essenzialmente, di una cabina insonorizzata al cui interno entra il paziente, al quale verranno fatti ascoltare dei suoni attraverso delle cuffie.

Il paziente, da parte sua, dovrà segnalare ogni suono percepito, pigiando un pulsante disposto nella cabina.

Esistono due modalità di esecuzione di un esame audiometrico: tonale e vocale.

Audiometria tonale

Questa modalità di esecuzione del test audiometrico consente di misurare la soglia uditiva per via aerea e ossea, tramite l’ascolto di suoni in cuffia da parte del paziente.

I dati acquisiti sono in grado di fornire un’analisi oggettiva, qualitativa e quantitativa dell’udito, tramite un tracciato, definito audiogramma, che andrà poi letto e interpretato da uno specialista.

Audiometria vocale

Questa seconda modalità si basa non più sulla capacità uditiva, intesa come percezione del suono udito, ma sulla voce, e più in particolare sulle parole.

Infatti, l’obiettivo dell’esame audiometrico vocale è assicurarci che il soggetto sia in grado di comprendere e distinguere le singole parole.

Esame audiometrico per neonati e bambini

Uno dei primi test ai quali si sottopone un bambino appena nato, durante il ricovero post parto, è proprio l’esame audiometrico.

Come puoi immaginare, però, un neonato non è in grado di rispondere in modo chiaro a uno stimolo uditivo con la stessa chiarezza con cui riuscirebbe a farlo a un anno di vita.

Per questo motivo, esistono diverse modalità di esecuzione del test audiometrico per diagnosticare una eventuale ipoacusia infantile e/o congenita.

Quali sono queste modalità differenti?

Test delle otoemissioni acustiche

Si tratta del primo esame in assoluto da effettuare su un infante appena nato, in modo da diagnosticare una sordità nei primi tre mesi di vita e intervenire non oltre i primi 6 mesi.

È un esame semplice e non invasivo, effettuato tramite l’impiego di un sondino che emette e registra i suoni.

Test di audiometria infantile comportamentale

Questo esame consente di osservare i cambiamenti del comportamento del neonato rispetto alle stimolazioni sonore.  

In alcuni casi si sfrutta anche un rinforzo visivo aggiungendo luci, colori, giocattoli e cartoni animati.

Test di Boel

Questo test viene effettuato dal pediatra di libera scelta nel proprio studio, attraverso uno strumento molto semplice chiamato gripper.

Si tratta, in sostanza, di un campanellino al quale è legato un bastoncino rosso.

Quest’ultimo, attirando l’attenzione del bambino, lo distrae.

Il pediatra, quindi, fa suonare il campanellino accanto all’orecchio opposto al suo campo visivo, e verifica se il bambino sposta la sua attenzione dal bastonicino rosso al suono emesso.

Il test si ripete anche dall’altro lato. Se il suono del campanellino lo attrae, vuol dire che il piccolo ha un udito sano.

Conclusioni

Sottoporsi a un esame audiometrico periodicamente è molto importante, perché, come per la vista, che cala con il passare degli anni in modo graduale e spesso non percepito, anche l’udito tende a perdere colpi.

Questo vale ancora di più quando, per lavoro, si è esposti quotidianamente a forti rumori, mettendo a rischio la propria salute uditiva.

Come sempre, la prevenzione è la nostra arma più efficace per proteggerci da disfunzioni e patologie varie.