L’azione degli uomini ha effetti sull’ambiente circostante, generando minacce reali e potenziali per la nostra salute. Rientrano in questa categoria i cosiddetti interferenti endocrini.

La rivoluzione industriale e il sempre più massiccio uso e abuso di sostanze chimiche ci ha esposti, e continua ad esporci, a rischi anche molto gravi per il nostro sviluppo fisiologico.

L’alterazione endocrina, quindi ormonale, è uno degli effetti collaterali del progresso.

In questo articolo cercheremo di spiegare cosa sono gli interferenti endocrini e quali sono i principali effetti nefasti sulla nostra salute.

Interferenti endocrini: definizione

Per comprendere un argomento di per sé molto complesso, è opportuno partire da una definizione largamente diffusa e riconosciuta dalla comunità scientifica.

In merito agli interferenti endocrini, l’Istituto Superiore di Sanità fornisce la seguente definizione:

Un Interferente Endocrino è una sostanza esogena, o una miscela, che altera la funzionalità del sistema endocrino, causando effetti avversi sulla salute di un organismo, oppure della sua progenie o di una (sotto)popolazione.”

Cosa vuol dire?

Che un interferente endocrino è una sostanza chimica esterna al nostro corpo, di natura antropica – quindi frutto dell’azione dell’uomo – che interferisce con il nostro sistema endocrino, ovvero con i nostri ormoni.

Quali sono i rischi connessi agli interferenti endocrini

Come sai, l’equilibrio ormonale degli esseri umani è essenziale, soprattutto per ciò che concerne la crescita, lo sviluppo cerebrale (tiroide) e quello sessuale (estrogeni e testosterone).

Un’alterazione del normale funzionamento endocrino provocato dagli interferenti endocrini può provocare danni molto gravi alla nostra salute.

Secondo numerosi studi scientifici, infatti, l’esposizione a queste sostanze possono causare:

  • problemi e/o patologie riproduttive: infertilità, endometriosi, aborti spontanei;
  • disturbi comportamentali nei bambini;
  • diabete;
  • alcune forme di cancro, come quello ai testicoli o alle mammelle.

interferenti endocrini

L’impegno delle istituzioni e della comunità scientifica

Negli ultimi due decenni questo problema ha iniziato a ricevere la giusta attenzione da parte della comunità scientifica, spingendo l’OMS, la Comunità Europea e gli stati membri a impegnarsi per studiare il fenomeno e fornire corrette informazioni ai cittadini.

Il Ministero dell’Ambiente italiano, ad esempio, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità, con il progetto PREVIENI ha promosso una serie di iniziative per la prevenzione dagli effetti degli interferenti endocrini, all’interno della più ampia “Strategia Europea in materia di sostanze che alterano il sistema endocrino” e del regolamento reach.

Il risultato è un opuscolo, denominato “Decalogo per il cittadino”, finalizzato alla promozione di stili di vita e alla prevenzione del rischio.

Nello specifico, è stato redatto il documento “Conosci, riduci, previeni gli interferenti endocrini”, contenente un decalogo molto dettagliato, che ti consigliamo di consultare.

Come prevenire l’esposizione agli interferenti endocrini

All’interno del decalogo sviluppato dal Ministero dell’Ambiente, linkato nelle righe precedenti, sono presenti alcuni consigli per prevenire l’esposizione agli interferenti endocrini.

Ne riportiamo alcuni a titolo di esempio, ma ti invitiamo a consultare il documento completo:

  1. evita prodotti monouso;
  2. utilizza solo pentole e padelle integre;
  3. evita il fumo di sigaretta, soprattutto dentro casa;
  4. fai areare in modo adeguato le stanze di casa;
  5. evita capi di abbigliamento sintetici;
  6. sterilizza in modo corretto i biberon dopo ogni utilizzo;
  7. preferisci cibi freschi a quelli confezionati.

Come puoi immaginare, non basta il nostro impegno e la nostra attenzione quotidiana per ridurre l’esposizione a queste sostanze, in quanto la maggior parte di esse è presente all’interno dei processi di produzione industriali.

Per capire come questi interferenti endocrini giungono fino a noi si può usare il seguente classico esempio:

  • le fabbriche immettono queste sostanze nell’aria, si depositano sui campi, penetrano nelle falde acquifere, finiscono in mare, vengono assimilati dai pesci, noi ci nutriamo di questi pesci.

Lo stesso capita anche con il bestiame, basti pensare agli effetti della diossina registrati in passato in alcune regioni d’Italia.

Per questo motivo la comunità europea e internazionale sta classificando le sostanze, in modo da bandire quelle pericolose, sostituendole con alternative più sicure.