Lo sviluppo sostenibile è un tema molto complesso, che riguarda l’economia, l’industria, la produzione di beni di consumo, ma anche il modo di vivere e fruire delle risorse naturali a nostra disposizione.

Abbiamo già visto in un altro articolo l’importanza della riduzione dell’impronta ecologica, un indicatore di sostenibilità ambientale di recente introduzione, ma molto importante per sviluppare politiche volte ad incentivare un processo di sostenibilità ambientale virtuoso.

L’impronta ecologica è solo uno dei numerosi indicatori di sostenibilità ambientale, ovvero strumenti efficaci per fornire informazioni sintetiche sullo stato di un determinato ambiente e sulla sua evoluzione.

Come puoi immaginare, per rendere questi indicatori efficaci è necessario inserirli all’interno di processi normativi e framework condivisi a livello internazionale, tali da garantire i requisiti di scientificità, riproducibilità ed affidabilità.

I più diffusi, che vedremo nel dettaglio più avanti, sono i seguenti:

  • modello PSR (Pressioni, Stato, Risposte);
  • modello DPISR (Determinanti, Pressioni, Stato, Impatto, Risposte);
  • la metodologia proposta dal JRC (Joint Research Centre della Commissione Europea) rappresenta la proposta più completa allo stato attuale.

Approfondiamo insieme il tema degli indicatori di sostenibilità ambientale, analizzando prima il quadro generale al cui interno essi trovano, poi, applicazioni pratiche e concrete.

Indicatori di sostenibilità ambientale: l’Agenda 21 dell’ONU

L’Agenda 21 è uno dei documenti adottati dalla Conferenza ONU su Ambiente e Sviluppo tenutasi nel giugno 1992 a Rio de Janeiro, e costituisce il programma di azione che Stati, Governi, Ong e settori privati devono seguire in materia di ambiente e sviluppo per il XXI secolo.

L’Agenda 21 impegna i governi locali di 183 Paesi a promuovere, attraverso il coordinamento e il confronto con tutti gli attori del territorio, un piano d’azione per il miglioramento della qualità della vita e per lo sviluppo sociale ed economico in armonia con l’ambiente.

In merito alla sostenibilità ambientale, va menzionato il Capitolo 28 intitolato “Iniziative delle amministrazioni locali di supporto all’Agenda 21”, al cui interno si riconosce il ruolo decisivo delle comunità locali nell’attuare politiche di sviluppo sostenibile.

Il punto di partenza è semplice, quasi banale se vuoi: oltre il 45% della popolazione mondiale vive in contesti urbani, percentuale destinata a crescere fino al 63% nel 2030, questo vuol dire che l’impegno nei confronti di uno sviluppo sostenibile non può partire dallo Stato Centrale, ma deve partire a livello locale.

L’Agenda 21 ha rappresentato il punto di partenza per lo sviluppo di politiche eco-sostenibili, al quale hanno fatto seguito numerose altre iniziative nazionali ed internazionali.

A cosa servono gli indicatori di sostenibilità ambientale

Il principio alla base degli indicatori di sostenibilità ambientale è la necessità di fornire informazioni sui fattori – come l’aria, l’acqua, l’economia, la società, e così via – che influenzano la qualità dell’ambiente e la possibilità di sviluppo sostenibile.

Fornendo dati di sintesi, gli indicatori di sostenibilità ambientale sono in grado di guidare l’analisi e i processi decisionali politici, economici e sociali più eco-compatibili.

Avendo un obiettivo di carattere informativo, gli indicatori devono essere facilmente letti e compresi da tutti, a prescindere dalle competenze tecniche in possesso del singolo cittadino.

Ecco perché la scelta e la selezione si è basata sui seguenti principi:

  • accessibilità: devono risultare immediatamente comprensibili;
  • reperibilità: è necessario individuare a priori le fonti da cui attingere i valori di un certo indicatore;
  • rigorosità scientifica: anche se comunicati in modo semplificato, devono basarsi su un approccio scientificamente rigoroso;
  • riproducibilità ed affidabilità, in modo da essere riprodotti nello spazio e nel tempo.

Indicatori di sostenibilità ambientale: modelli PSR e DPSIR

Nell’introduzione abbiamo accennato ai framework più diffusi nell’individuazione degli indicatori di sostenibilità ambientale, menzionandone tre.

I primi due sono i modelli PSR e DPSIR.

Vediamo insieme in cosa consistono.

Modello PSR

Il modello PSR – acronimo di Pressioni, Stato, Risposte – si basa su tre indicatori, come suggerisce il nome stesso.

Gli indicatori sono i seguenti:

  • indicatori di pressione: descrivono gli effetti delle diverse attività dell’uomo sull’ambiente;
  • indicatori di stato: misurano le condizioni delle risorse ambientali;
  • indicatori di risposta: valutano le politiche e gli interventi finalizzati alla protezione ambientale.

Facciamo un esempio semplice, in modo da meglio comprendere il funzionamento di questo modello.

Supponiamo che il problema, rilevato attraverso gli indicatori di stato, riguardi la concentrazione di agenti inquinanti nell’aria che respiriamo. Gli effetti di questo problema, rilevati dagli indicatori di pressione, sono molteplici, primo fra tutti l’aumento delle malattie polmonari.

Dati questi due indicatori, in che modo i governi possono rispondere? Ad esempio, imponendo l’utilizzo di marmitte catalitiche per i veicoli a motore.

Modello DPSIR

Come avrai notato, il modello DPSIR presenta, nella sigla, due lettere aggiuntive rispetto al precedente PSR, ovvero la D e la I.

Queste due lettere corrispondono a due indicatori di sostenibilità ambientale aggiuntivi:

  1. determinanti: indicano i comportamenti e le attività dell’uomo che determinano le pressioni sull’ambiente;
  2. impatti: individuano le alterazioni prodotte dalle azioni dell’uomo negli ecosistemi e nella salute pubblica.

Allacciandoci all’esempio di prima, il modello DPSIR funziona più o meno così:

Date le determinanti, quindi l’aumento del numero di veicoli a motore, si generano delle pressioni, ovvero l’aumento del traffico, che a sua volta produce una concentrazione più elevata di agenti inquinanti nell’aria (indicatore di stato), generando una crescita dei casi di persone affette da malattie polmonari.

A tutto questo, il regolatore potrebbe rispondere imponendo uno stop del traffico.

Maggiori sono gli indicatori, quindi i dati in possesso dei vari agenti economici e pubblici, migliori saranno le risposte finalizzate ad uno sviluppo eco-sostenibile.

Indicatori di sostenibilità ambientale: Metodologia JRC

Il terzo framework menzionato all’inizio dell’articolo è la metodologia JRC, un processo di costruzione di indici aggregati, essenziali per sintetizzare al meglio le informazioni fornite dagli indicatori di sostenibilità ambientale.

Il modello JRC si basa su un procedimento complesso, in cui ogni step è propedeutico al successivo:

  • scelta degli indicatori;
  • analisi multivariata;
  • dati mancanti;
  • normalizzazione;
  • scelta dei pesi;
  • aggregazione;
  • analisi di sensitività;
  • visualizzazione.

L’obiettivo è avere informazioni più precise e specifiche, in modo da sviluppare linee guida da seguire per uno sviluppo sostenibile.

Il set di indicatori di sostenibilità ambientale ICE

Dall’Agenda 21 in poi, sono stati numerosi gli interventi normativi, i documenti condivisi, i congressi internazionali, che hanno lavorato su una evoluzione del modo in cui selezionare gli indicatori di sostenibilità ambientale.

In occasione della 3°Conferenza europea sulle Città sostenibili, svoltasi ad Hannover nel 2000, è stata lanciata l’iniziativa ICE (Indicatori Comuni Europei), durante la quale è stato sviluppato il cosiddetto “Il set di indicatori ICE”, composto da 10 indicatori, che riportiamo integralmente:

  1. soddisfazione dei cittadini con riferimento al contesto locale
    Indicatore principale: soddisfazione (generale e media) con relazione al contesto locale;
  2. contributo locale al cambiamento climatico globale
    Indicatore principale: emissione pro capite di CO2;
  3. mobilità locale e trasporto passeggeri
    Indicatore principale: percentuale di spostamenti che avviene con mezzi motorizzati privati;
  4. accessibilità delle aree di verde pubblico e dei servizi locali
    Indicatore principale: percentuale di cittadini che vive entro 300 m da aree di verde pubblico >5000 m2;
  5. qualità dell’aria locale
    Indicatore principale: Superamenti netti di PM10;
  6. spostamenti casa-scuola dei bambini
    Indicatore principale: percentuale di bambini che vanno a scuola in auto;
  7. gestione sostenibile dell’autorità locale e delle imprese locali
    Indicatore principale: percentuale di certificazioni ambientali rispetto al totale delle imprese;
  8. inquinamento acustico
    Indicatore principale: percentuale di popolazione esposta a Lnight >55 dB(A);
  9. uso sostenibile del territorio
    Indicatore principale: percentuale di aree protette sul totale dell’area amministrativa
  10. prodotti sostenibili
    Indicatore principale: percentuale di persone che comprano prodotti sostenibili.

A questi 10 indicatori è stato poi aggiunto un undicesimo, già menzionato all’inizio, ovvero l’impronta ecologica.