L’attività professionale svolta all’aperto, tipica degli addetti ai servizi ambientali e cimiteriali, comporta un’esposizione prolungata e sistematica alle radiazioni ultraviolette (UV).
Spesso il sole viene percepito esclusivamente come un fattore di disagio termico, ma per la medicina del lavoro rappresenta un vero e proprio agente di rischio fisico capace di danneggiare i tessuti cutanei in modo profondo.
Tra le condizioni più comuni derivanti dal danno solare accumulato negli anni figura la cheratosi attinica, una patologia della pelle che non deve essere sottovalutata, poiché può rappresentare lo stadio precursore di forme tumorali più aggressive.
Secondo quanto riportato in questo documento, le radiazioni ultraviolette (UV) naturali sono classificate come agenti cancerogeni certi per l’uomo. Per chi lavora quotidianamente all’aperto, l’esposizione è cronica e i danni a carico della pelle possono accumularsi nel tempo, portando a patologie che richiedono un monitoraggio clinico costante.
Il Fondo FASDA, nell’ottica di garantire la massima tutela della salute dei propri iscritti, prevede coperture specifiche per la prevenzione e la diagnosi dermatologica. Attraverso il ricorso ad accertamenti mirati, viene offerta al lavoratore la possibilità di intervenire tempestivamente, garantendo l’accesso a cure d’eccellenza senza dover sostenere oneri economici eccessivi.
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Cheratosi attinica: cos’è e perché può essere pericolosa
La cheratosi attinica, nota anche come cheratosi solare, è una malattia della pelle precancerosa causata da un’esposizione eccessiva e prolungata ai raggi ultravioletti (UV) del sole o delle lampade abbronzanti. Si tratta di una lesione che, se non trattata, può evolvere in una forma di tumore cutaneo chiamato carcinoma squamocellulare. Secondo il Policlinico di Milano, circa il 60% delle cheratosi attiniche possa trasformarsi in questo tipo di neoplasia.
Aspetto e sintomi
Ecco le caratteristiche principali per identificare precocemente una condizione di cheratosi attinica:
- consistenza: si presenta tipicamente come una chiazza ruvida e squamosa al tatto, spesso descritta come simile alla carta vetrata o a una lima per unghie. In alcuni casi, la lesione può essere più facilmente percepibile al tatto che visibile;
- colore: le macchie possono variare dal rosso, rosa e marrone fino al colore della pelle o al grigio;
- forma: possono essere piatte o leggermente in rilievo e le dimensioni variano da pochi millimetri a qualche centimetro. Talvolta possono crescere verso l’esterno formando una punta definita “corno cutaneo”;
- sintomi: di solito sono asintomatiche, ma a volte possono causare prurito, bruciore o sanguinamento.
Dove compare
Le lesioni si sviluppano sulle parti del corpo più esposte alla luce solare nel corso degli anni, tra cui:
- viso e labbra (in questo caso si parla di cheilite attinica);
- orecchie;
- dorso delle mani e avambracci;
- cuoio capelluto, specialmente negli uomini calvi o con capelli radi;
- collo e décolleté.
Chi è più a rischio
La cheratosi attinica è molto comune, interessando circa il 25-30% degli italiani, con una prevalenza che sale a 6 individui su 10 nella terza età.
I principali fattori di rischio includono:
- età: compare solitamente dopo i 40-50 anni a causa dell’accumulo di danni solari nel tempo;
- fototipo chiaro: persone con pelle chiara, capelli biondi o rossi e occhi azzurri (fototipi i e ii) che tendono a scottarsi facilmente;
- lavoro all’aperto: agricoltori, marinai, giardinieri e guide alpine sono tra le categorie più esposte;
- sistema immunitario debole: persone immunodepresse o che hanno subito trapianti d’organo.
Importanza della diagnosi
La cheratosi attinica è considerata un marker di danno cronico fotoindotto, indicando che la pelle ha subito mutazioni nel DNA cellulare a causa del sole.
Sebbene solo una piccola percentuale di queste lesioni si trasformi effettivamente in cancro (le stime variano tra meno dell’1% e il 10% per singola lesione, ma, come indicato prima, fino al 60% dei carcinomi squamocellulari origina da una cheratosi attinica), i dermatologi raccomandano generalmente di trattarle o monitorarle attentamente per precauzione.
La tutela di FASDA: l’epiluminescenza
La gestione della salute della pelle per l’iscritto passa attraverso un esame specifico, l’epiluminescenza, previsto nel Piano Sanitario nell’ambito di “Prestazioni e accertamenti di alta specializzazione”.
Questo esame è fondamentale per l’analisi microscopica delle lesioni cutanee e permette di monitorare nel tempo le aree soggette a danno solare cronico. L’utilizzo di questa tecnologia garantisce una precisione diagnostica superiore alla semplice osservazione visiva, risultando decisiva nel monitoraggio del rischio oncologico professionale.
Per approfondire, si consiglia la lettura dell’articolo Epiluminescenza dei nei (o dermatoscopia): come si svolge.
Modalità di accesso e autorizzazione
Per usufruire di queste prestazioni in regime di assistenza diretta, senza l’anticipo di spese, è necessario seguire la procedura operativa del Fondo:
- prescrizione medica: è indispensabile disporre della ricetta del medico curante o di uno specialista che riporti il quesito diagnostico;
- prenotazione online: l’iscritto può individuare la struttura convenzionata e fissare l’appuntamento tramite l’Area Riservata del sito www.unisalute.it o l’App UniSalute;
- autorizzazione preventiva: si ricorda che l’autorizzazione (codice UNID) deve essere richiesta e ottenuta almeno 48 ore prima della data della visita o dell’esame.
Sfruttare regolarmente queste coperture permette al lavoratore di tutelare la propria integrità fisica, trasformando la prevenzione in un’abitudine consolidata per la sicurezza sul lavoro.
Consigli di prevenzione durante il servizio
Per i lavoratori che svolgono la propria attività all’aperto (lavoratori outdoor), la radiazione solare ultravioletta rappresenta un vero e proprio rischio professionale. È quindi fondamentale adottare misure di prevenzione specifiche durante il servizio per ridurre il rischio di sviluppare cheratosi attiniche e tumori della pelle.
Ecco i principali consigli di prevenzione:
- Organizzazione del lavoro e orari:
- evitare il picco di intensità: se possibile, organizza i turni per evitare l’esposizione diretta nelle ore in cui i raggi UV sono più dannosi, ovvero tra le 11:00 e le 15:00 (o tra le 12:00 e le 16:00 durante l’ora legale);
- priorità ai compiti al chiuso: in queste fasce orarie critiche, privilegia le attività lavorative che possono essere svolte all’interno o in zone riparate;
- rotazione e pause: prevedi una rotazione tra i compiti al sole e quelli all’ombra e assicurati che le pause e il consumo dei pasti avvengano in luoghi ombreggiati.
- Protezione fisica e abbigliamento:
- copertura totale: anche se fa caldo, non lavorare mai a dorso nudo. Indossa abiti leggeri, larghi, accollati, con maniche lunghe e pantaloni lunghi;
- tessuti idonei: scegliere indumenti a trama fitta o con etichetta UPF (Ultraviolet Protection Factor) elevata. I colori scuri offrono generalmente una protezione migliore rispetto a quelli chiari;
- cappello: utilizzare un cappello a tesa larga e circolare (almeno 8 cm) per proteggere non solo il capo, ma anche orecchie, naso e collo. I berretti da baseball sono sconsigliati perché non proteggono adeguatamente queste aree sensibili;
- occhiali da sole: indossare occhiali aderenti che garantiscano il blocco del 99% dei raggi UV.
- Uso corretto di prodotti antisolari:
- ampio spettro: scegliere creme solari che proteggano sia dai raggi UVA che UVB, con un fattore di protezione (SPF) di almeno 30;
- applicazione costante: applicare la protezione circa 30 minuti prima di iniziare l’esposizione sulla pelle asciutta e riapplicarla ogni 2-3 ore, specialmente se si suda molto;
- zone dimenticate: non trascurare labbra (usando stick specifici), orecchie, naso, collo e il dorso delle mani;
- formulazioni per il lavoro: per chi maneggia strumenti, sono preferibili prodotti “oil-free” (non grassi) per evitare che le mani diventino scivolose. Per chi lavora in ambienti polverosi, sono meglio latte o gel rispetto a oli o creme che favoriscono l’adesione della polvere.
- Fattori ambientali e auto-monitoraggio:
- riflessione: ricordare che superfici come cemento, acqua, sabbia e neve riflettono la luce solare, aumentando la dose di UV assorbita;
- meteo ingannevole: gli UV colpiscono anche quando il cielo è nuvoloso o in inverno; vento e nuvole riducono la percezione del calore ma non il rischio di scottature;
- controllo della pelle: eseguire periodicamente un autoesame e segnalare al medico o al dermatologo la comparsa di nuove macchie, lesioni ruvide o cambiamenti in nei preesistenti.
La combinazione tra queste precauzioni quotidiane e il monitoraggio periodico garantito dal Fondo FASDA costituisce la strategia più efficace per minimizzare i rischi oncologici legati al sole.
Domande Frequenti (FAQ)
Si tratta di una lesione della pelle causata dal danno solare accumulato. È considerata una forma di precancerosi perché, se non trattata, può trasformarsi in un tumore maligno della pelle (carcinoma squamocellulare).
Sì, le spese per la prestazione vengono liquidate direttamente dal Fondo FASDA, per il tramite di UniSalute, alle strutture stesse, senza l’applicazione di importi a carico dell’Iscritto.
Sì. Per attivare la copertura è indispensabile la prescrizione del medico che indichi il quesito diagnostico correlato alla patologia cutanea.
Si consiglia di monitorare la pelle durante tutto l’anno. Sebbene l’intensità solare sia maggiore in estate, la cheratosi attinica è l’esito di un danno cronico accumulato nel tempo; pertanto, ogni lesione sospetta deve essere valutata indipendentemente dalla stagione.
Certo, Il piano sanitario FASDA prevede la mappatura dei nei sia tra gli accertamenti diagnostici, sia in abbinamento alla visita dermatologica.
Differenze nelle modalità di prenotazione della mappatura dei nei:
– Mappatura dei nei associata alla visita specialistica dermatologica.
Se la mappatura dei nei viene richiesta contestualmente alla visita dermatologica , la prenotazione deve essere effettuata esclusivamente tramite call center, contattando il Fondo FASDA al numero 06 82958295, selezionando l’interno 4 – Visite Specialistiche.
Per la prenotazione è necessaria l’impegnativa del medico curante, che riporti la patologia presunta o accertata.
– Mappatura dei nei / Epiluminescenza come accertamento diagnostico.
Se la mappatura dei nei viene richiesta come accertamento diagnostico, la prenotazione può essere effettuata tramite il sito o l’app UniSalute oppure tramite call center, contattando UniSalute,all’ interno 1 – Accertamenti Diagnostici, del centralino FASDA.
Per la prenotazione è necessaria la richiesta del medico contenente la patologia presunta o accertata.

