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Distorsione della caviglia: cosa fare e come gestirla

da | Gen 8, 2026 | Ortopedia, Sanità Integrativa

La distorsione della caviglia è uno degli infortuni più comuni, che può verificarsi tanto in un’attività quotidiana quanto nel gesto atletico più complesso. 

I dati epidemiologici evidenziano la vastità del problema: solo in Italia si registrano quasi 10.000 casi al giorno. Nella popolazione sportiva, questo infortunio è ancora più frequente, rappresentando il 30-40% di tutti i traumi in discipline come il calcio e il basket

Un dato allarmante è l’alta percentuale di recidive, che sottolinea l’importanza di un percorso di recupero completo. Ad esempio, la percentuale di nuovi episodi distorsivi può raggiungere il 46% nella pallavolo, il 28% nel basket e il 19% nel calcio (Fonte). 

Proprio per la sua elevata frequenza, è fondamentale comprenderne la natura, i rischi e le corrette modalità di gestione per evitare conseguenze a lungo termine. Spesso sottovalutata, una distorsione non trattata adeguatamente può infatti predisporre a recidive e instabilità cronica.

Cos’è una distorsione?

Da un punto di vista clinico, la distorsione è definita come la momentanea perdita di connessione fra le due superfici ossee, con conseguente eccesso di movimento dell’articolazione

Questo evento traumatico spinge l’articolazione oltre il suo normale raggio di movimento, causando un danno alle strutture di supporto, in particolare i legamenti, senza però comportare una perdita di contatto permanente tra le ossa.

Per comprendere l’infortunio, è utile conoscere l’anatomia funzionale della caviglia. Questo complesso sistema articolare è composto da tre articolazioni distinte (talocrurale, sottotalare e tibio-fibulare inferiore) che mettono in relazione tre ossa: tibia, perone e astragalo

Le estremità di tibia e perone formano una struttura concava chiamata “mortaio”, all’interno della quale si articola l’astragalo. La stabilità di questo complesso è garantita da un sistema di legamenti e da un supporto dinamico fornito da muscoli e tendini

Tipologie di traumi e distorsioni

Il modo in cui il piede si distorce durante l’evento traumatico determina quali strutture anatomiche vengono danneggiate.

In tal senso, si può incorrere in un:

  • trauma in inversione: il piede ruota bruscamente verso l’interno, con la pianta rivolta medialmente. Questo è di gran lunga il meccanismo più comune, responsabile di circa il 75% di tutte le distorsioni di caviglia;
  • trauma in eversione: il piede ruota verso l’esterno. Questo movimento è meno frequente ma può causare lesioni significative.

In base al compartimento anatomico e ai legamenti coinvolti, le distorsioni vengono poi classificate in tre principali categorie:

  • distorsioni laterali: sono le più comuni e conseguono a un trauma in inversione. Il legamento più frequentemente interessato è il peroneo-astragalico anteriore (LPAA);
  • distorsioni mediali: derivano da un trauma in eversione e coinvolgono il compartimento interno della caviglia;
  • distorsioni della sindesmosi tibio-peroneale: note anche come “distorsioni alte”, sono causate da un meccanismo di eversione e rotazione esterna del piede e possono essere associate a una frattura del perone.

Fattori di rischio

Diversi fattori di rischio possono aumentare la probabilità di subire una distorsione. Vediamo quali sono:

  • utilizzo di calzature inadeguate: scarpe non idonee all’attività o al terreno possono compromettere la stabilità;
  • camminata o corsa su superfici irregolari: un terreno sconnesso aumenta il rischio di movimenti imprevisti dell’articolazione;
  • presenza di una lassità legamentosa o episodi distorsivi precedenti: una storia di “storte” rende la caviglia più vulnerabile a nuovi infortuni;
  • pratica di sport ad alto impatto: discipline che prevedono salti, atterraggi e rapidi cambi di direzione (come basket, calcio, pallavolo) espongono l’articolazione a stress maggiori.

La combinazione di questi meccanismi e fattori di rischio determina diversi livelli di gravità del danno legamentoso, che guidano la successiva classificazione clinica.

Classificazione clinica per gradi di gravità

La classificazione delle distorsioni in base alla gravità del danno legamentoso è uno strumento clinico fondamentale, che permette di definire la prognosi, orientare la scelta terapeutica e stabilire i tempi di recupero. 

Tradizionalmente, si distinguono tre gradi di lesione:

  • primo grado (lieve): si tratta di uno stiramento dei legamenti, con possibili lacerazioni così minime da essere visibili solo al microscopio. In questa condizione, non si riscontra un’instabilità articolare oggettiva. La caviglia può apparire indebolita, ma non necessariamente molto gonfia o dolente. Nonostante la sintomatologia contenuta, non va sottovalutata, poiché la fragilità residua espone a un rischio maggiore di futuri infortuni;
  • secondo grado (moderata): questo grado implica una lacerazione parziale di uno o più legamenti. I sintomi sono più marcati e includono dolore significativo, gonfiore evidente (edema) e una chiara difficoltà nella deambulazione. È una condizione delicata che, se non gestita correttamente, può predisporre a recidive;
  • terzo grado (grave): rappresenta la condizione più severa, caratterizzata dalla rottura completa di uno o più legamenti. Questo provoca una marcata instabilità articolare. Il paziente lamenta un dolore molto intenso, l’edema è esteso e l’impotenza funzionale è totale. Questa lesione può portare a complicazioni severe come danni ai nervi, frattura della cartilagine, irrigidimento dell’articolazione e, in alcuni casi, può favorire lo sviluppo di artrite post-traumatica.

La gravità della lesione si manifesta attraverso una serie di sintomi e segnali d’allarme che è importante saper riconoscere.  

Quali sono i sintomi principali?

Saper riconoscere i sintomi tipici di una distorsione è il primo passo per intervenire in modo tempestivo ed evitare di sottovalutare il danno. 

Le manifestazioni cliniche più frequenti sono le seguenti:

  • dolore acuto: tipicamente localizzato nell’area dei legamenti lesionati (spesso sul lato esterno della caviglia). Il dolore si intensifica in modo significativo quando si tenta di caricare il peso sul piede;
  • gonfiore (edema): è uno dei segni più evidenti. L’edema è spesso diffuso e può interessare l’intera articolazione, facendola gonfiare come un pallone;
  • ematoma o ecchimosi: la comparsa di un livido è dovuta alla rottura di piccoli vasi sanguigni a seguito del trauma e del danno ai tessuti molli. Un segno clinico molto specifico è il cosiddetto “segno del guscio d’uovo” di Roberte-Jaspar, un ematoma immediato, delle dimensioni di un uovo di piccione, che compare proprio davanti al malleolo laterale, indicativo della rottura di una piccola arteria che decorre sul legamento.

Al momento dell’infortunio, il paziente può avvertire sensazioni specifiche, come la percezione di uno “schiocco” (un “crac” udibile), riportato in circa la metà dei casi gravi, o un senso di lacerazione, che spesso indicano una lesione legamentosa importante.

Un’altra conseguenza significativa del trauma è la compromissione della propriocezione, ovvero la perdita della capacità del cervello di percepire la posizione dell’arto nello spazio senza il supporto della vista. Clinicamente, si traduce in una profonda sensazione di instabilità e insicurezza, come se la caviglia cedesse.

La presenza combinata di questi sintomi rende necessario un percorso diagnostico accurato per confermare l’entità del danno e impostare il trattamento più corretto.

Diagnostico e accertamenti necessari

Una diagnosi precisa è fondamentale non solo per quantificare il danno ai legamenti, ma soprattutto per escludere lesioni più complesse. La ragione principale è che la presenza di una frattura ossea cambia in maniera significativa l’approccio iniziale, con indicazioni completamente diverse riguardo la concessione del carico e la durata dell’immobilizzazione.

Il percorso diagnostico inizia con una valutazione clinica. Lo specialista raccoglie l’anamnesi e segue con l’esame obiettivo, che include la palpazione dei punti dolenti e l’esecuzione di test di stabilità, come il test del cassetto anteriore, per valutare l’integrità dei legamenti.

Per orientare l’uso degli esami strumentali, il medico si avvale delle Ottawa Ankle Rules (OAR), un insieme di regole di decisione clinica validate a livello internazionale, il cui scopo è escludere fratture clinicamente rilevanti. Il loro utilizzo strategico permette di ridurre l’esposizione a radiazioni non necessarie, diminuendo l’uso di indagini radiografiche superflue fino al 30-49%.

La diagnostica per immagini gioca un ruolo chiave e viene utilizzata in modo mirato:

  • radiografia (RX): è l’esame di prima scelta quando c’è un sospetto clinico di frattura (ad esempio, se i criteri delle OAR sono positivi). Permette di escludere lesioni ossee a carico di malleoli, tibia, perone o piede;
  • ecografia: è considerata l’indagine di primo livello per la valutazione dei tessuti molli. Permette di visualizzare direttamente i legamenti, valutarne l’integrità e identificare la presenza di versamento o infiammazione;
  • risonanza magnetica (RMN): è un esame di secondo livello, riservato a casi dubbi o complessi. Viene richiesta quando si sospettano lesioni intra-articolari (come danni alla cartilagine o distacchi osteo-condrali) o per una pianificazione più dettagliata in vista di un possibile intervento chirurgico.

Una volta confermata la diagnosi, si procede con la gestione immediata del trauma per controllare i sintomi acuti.

Cosa fare dopo una distorsione della caviglia? La terapia PRICE

Nelle prime ore dopo una distorsione, l’obiettivo principale è limitare l’estensione del danno, controllare il dolore e ridurre l’infiammazione e il gonfiore

La terapia PRICE rappresenta lo standard di riferimento per il primo soccorso in questi casi. Si tratta di un acronimo che riassume cinque azioni fondamentali da intraprendere immediatamente dopo il trauma:

  • Protection (Protezione): proteggere l’articolazione da ulteriori traumi. Questo si ottiene immobilizzando la caviglia con un bendaggio, una cavigliera o un tutore.
  • Rest (Riposo funzionale e carico a tolleranza): mettere a riposo l’articolazione, ma in modo funzionale. L’approccio moderno non prevede l’assenza totale di carico, ma piuttosto un carico progressivo gestito in base alla tolleranza del paziente, utilizzando le stampelle se necessario. Una mobilizzazione precoce e controllata favorisce la guarigione.
  • Ice (Ghiaccio): applicare la crioterapia. Il ghiaccio ha un potente effetto antinfiammatorio e antidolorifico. Va applicato per circa 15-20 minuti, più volte al giorno, interponendo sempre un panno tra il ghiaccio e la pelle per evitare ustioni da freddo.
  • Compression (Compressione): utilizzare un bendaggio elastico per applicare una compressione graduata sull’articolazione. Questo aiuta a limitare la formazione dell’edema (gonfiore).
  • Elevation (Elevazione): mantenere l’arto infortunato sollevato, idealmente al di sopra del livello del cuore. Questa posizione favorisce il drenaggio dei liquidi e contribuisce a ridurre il gonfiore.

A supporto di queste misure, il medico può prescrivere una terapia farmacologica per la gestione del dolore, tipicamente a base di FANS (Farmaci Antinfiammatori Non Steroidei) o paracetamolo.

Superata questa fase acuta, il focus si sposta sul percorso riabilitativo, un passaggio cruciale per un recupero completo e per prevenire future problematiche.

Riabilitazione e recupero funzionale

La riabilitazione è un percorso personalizzato e progressivo, essenziale non solo per tornare alle proprie attività, ma soprattutto per ridurre il rischio di future recidive e di instabilità cronica

Un programma riabilitativo ben strutturato non si limita alla caviglia, ma considera l’arto inferiore e l’atleta nella sua interezza. 

Il percorso si articola tipicamente in tre fasi:

  • Fase I – Recupero del cammino e risoluzione del gonfiore: l’obiettivo iniziale è il controllo del dolore e del gonfiore e il recupero di un corretto schema del passo. La letteratura scientifica è concorde sui benefici di una mobilizzazione precoce e di un carico progressivo. In questa fase, l’idro-chinesiterapia (fisioterapia in acqua) si rivela particolarmente utile, poiché permette di caricare il peso in modo controllato, facilitando il movimento e l’attivazione muscolare precoce
  • Fase II – Recupero della corsa e rinforzo muscolare: una volta recuperato il cammino, il lavoro si concentra sul rinforzo muscolare e sulla preparazione alla corsa. È fondamentale estendere il rinforzo non solo ai muscoli della gamba (gastrocnemio, soleo e stabilizzatori di caviglia) ma a tutta la catena cinetica ( muscoli della coscia, ventaglio gluteo, muscoli del core ed erettori del tronco). Il lavoro propedeutico alla corsa inizia con esercizi come skip su superfici morbide ed elastiche, per poi progredire a esercizi pliometrici sempre più intensi. Parallelamente, si inizia un intenso allenamento propriocettivo per ripristinare il controllo neuromotorio
  • Fase III – Recupero del gesto sport-specifico: questa è la fase finale, dedicata al ritorno all’attività sportiva. Gli esercizi diventano multidirezionali e specifici per la disciplina praticata (cambi di direzione, salti, atterraggi). Strumenti avanzati come i test di analisi del movimento (MAT) e il monitoraggio con tecnologia GPS permettono di valutare oggettivamente i progressi e di determinare quando l’atleta è realmente pronto per rientrare in squadra in sicurezza

Il percorso riabilitativo può essere integrato da terapie strumentali che aiutano ad accelerare i tempi di recupero.

Terapie fisiche e strumentali di supporto

Le terapie fisiche e strumentali rappresentano un valido supporto al programma riabilitativo attivo. Non sostituiscono l’esercizio terapeutico, ma agiscono in sinergia per gestire il dolore, ridurre l’infiammazione e accelerare i processi biologici di guarigione dei tessuti danneggiati.

Le principali terapie di supporto possono essere così categorizzate:

  • Tecnologie per la guarigione dei tessuti:
    • Tecarterapia: utilizza un campo elettromagnetico per stimolare la rigenerazione cellulare dall’interno
    • Laserterapia: sfrutta raggi elettromagnetici per attivare il metabolismo cellulare e ridurre l’infiammazione
    • Ultrasuoni: creano un’azione antinfiammatoria attraverso onde acustiche ad alta frequenza
    • TENS (Stimolazione Elettrica Nervosa Transcutanea): Agisce principalmente sul controllo del dolore.
  • Supporti elastici e taping:
    • Strapping: è un bendaggio funzionale realizzato con bende elastiche adesive. Mira a impedire i movimenti che hanno causato il trauma, pur consentendo una certa mobilità, ed è spesso usato nel trattamento funzionale
    • Taping: è un bendaggio realizzato con bende adesive non elastiche. Viene utilizzato soprattutto nella prevenzione delle recidive durante l’attività sportiva
    • Kinesio taping: l’applicazione di bende adesive elastiche può avere un ruolo antinfiammatorio, drenante e di supporto propriocettivo

Nella grande maggioranza dei casi, l’approccio conservativo che integra riabilitazione e terapie fisiche porta a una guarigione completa. Tuttavia, in situazioni specifiche, può essere necessario considerare l’opzione chirurgica.

Quando è necessario l’intervento chirurgico?

Sebbene la maggior parte delle distorsioni di caviglia guarisca con successo attraverso un trattamento conservativo, l’opzione chirurgica diventa necessaria quando l’instabilità articolare persiste o sono presenti danni complessi che non possono risolversi spontaneamente. 

Le principali indicazioni all’intervento chirurgico sono le seguenti:

  • fallimento del trattamento conservativo: quando il paziente continua a soffrire di re-infortuni e lamenta una persistente instabilità soggettiva;
  • presenza di corpi mobili intra-articolari o distacchi osteocondrali: frammenti di osso o cartilagine liberi all’interno dell’articolazione;
  • lesioni legamentose multiple e complete: la rottura contemporanea del legamento peroneo-astragalico anteriore (LPAA) e del peroneo-calcaneare (LPC) con un’instabilità oggettiva evidente ai test clinici;
  • lesione completa della sindesmosi: una lesione grave dei legamenti che uniscono tibia e perone. Può essere associata a una lesione del legamento deltoideo e causare dolore e apprensione durante la extra-rotazione passiva del piede.

Le tecniche chirurgiche moderne sono sempre meno invasive. Si va dall’artroscopia mininvasiva, che permette di esplorare l’articolazione e riparare i danni, a tecniche ricostruttive o di sutura diretta dei legamenti, che mirano a ripristinare la tensione e la funzione delle strutture lesionate.

L’importanza della prevenzione secondaria

Data l’elevatissima incidenza di recidive, la prevenzione secondaria non è un’opzione, ma una componente essenziale della gestione a lungo termine della salute della caviglia

Le strategie preventive più efficaci sono:

  • allenamento propriocettivo costante: il training neuromotorio non deve terminare con la fine della fisioterapia. Esercizi su tavolette instabili e altre superfici devono essere mantenuti con regolarità per mantenere il sistema nervoso allenato a reagire prontamente agli stimoli destabilizzanti;
  • corretta gestione dei carichi di lavoro: soprattutto per gli atleti, è cruciale monitorare l’intensità e il volume degli allenamenti per evitare sovraccarichi che possono affaticare le strutture muscolo-tendinee e ridurre le capacità di stabilizzazione attiva;
  • uso di supporti protettivi: l’utilizzo di tutori o taping funzionale durante l’attività sportiva ad alto rischio può essere una misura di protezione aggiuntiva efficace, offrendo un supporto meccanico che aiuta a prevenire movimenti eccessivi dell’articolazione.

Un approccio integrato, che va dalla corretta gestione della fase acuta a un percorso riabilitativo completo e a una strategia di prevenzione continua, è l’unica strategia vincente per garantire la salute a lungo termine di un’articolazione tanto complessa e vulnerabile come la caviglia.

Domande Frequenti (FAQ)

1. Cosa succede esattamente durante una distorsione della caviglia?

Si verifica una momentanea perdita di contatto tra le superfici ossee dell’articolazione a causa di un movimento brusco che va oltre il normale raggio di mobilità. Questo evento genera una tensione eccessiva sulle strutture di sostegno, provocando lesioni ai legamenti, ai muscoli o alla cartilagine che variano dallo stiramento alla rottura completa.

2. Quali sono i gradi di una distorsione?

La classificazione clinica distingue tre livelli di gravità: il primo grado comporta uno stiramento o lesioni microscopiche dei legamenti; il secondo grado consiste in una lacerazione parziale delle fibre legamentose; il terzo grado rappresenta la rottura totale dei legamenti con conseguente instabilità articolare.

3. Come posso capire se la caviglia è rotta o solo storta?

Il sospetto di una frattura emerge se il dolore è localizzato direttamente sulle prominenze ossee come i malleoli e se è presente l’impossibilità di caricare il peso sul piede per più di quattro passi. La diagnosi definitiva richiede comunque l’applicazione delle Ottawa Ankle Rules da parte di un medico e un eventuale accertamento radiografico.

4. È normale che la caviglia si gonfi immediatamente e diventi viola?

Sì, la comparsa di gonfiore (edema) e lividi (ecchimosi o ematomi) è una risposta comune al trauma. In particolare, la rottura di piccoli vasi sanguigni può causare un ematoma immediato localizzato davanti al malleolo esterno, noto come segno del “guscio d’uovo”.

5. Cos’è il protocollo P.R.I.C.E. e perché è fondamentale nelle prime 48-72 ore?

Si tratta di un acronimo che indica Protezione, Riposo, Ghiaccio, Compressione ed Elevazione. Queste misure sono essenziali nella fase acuta per limitare lo sviluppo del gonfiore, controllare il dolore e proteggere i tessuti lesionati, accelerando così il processo di cicatrizzazione.

6. Per quanto tempo devo applicare il ghiaccio?

L’applicazione della borsa del ghiaccio è consigliata per circa 15-20 minuti diverse volte al giorno, specialmente durante i primi due giorni dopo l’infortunio. La crioterapia risulta infatti estremamente efficace per ridurre l’infiammazione e il dolore nel periodo immediatamente successivo al trauma.

7. Posso prendere dei farmaci per il dolore?

Sì, per il controllo dei sintomi dolorosi è possibile utilizzare il paracetamolo o i farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS). L’applicazione topica di gel o cerotti a base di FANS consente di agire in modo mirato sull’area colpita, riducendo il rischio di effetti collaterali sistemici.

8. Devo usare le stampelle o posso provare a camminarci sopra?

Nelle distorsioni lievi il carico è generalmente concesso in base alla tolleranza individuale. Tuttavia, nei casi più gravi o con forte dolore, l’uso delle stampelle è necessario per evitare di sovraccaricare l’articolazione e permettere una guarigione ottimale.

9. Quando è necessario andare al Pronto Soccorso o fare una radiografia?

È opportuno rivolgersi a un medico se il dolore è molto intenso o se non si riesce a camminare autonomamente. La radiografia è indicata solo se la valutazione clinica suggerisce la presenza di una lesione ossea, criterio spesso stabilito tramite le regole di Ottawa.

10. Quali altri esami potrebbero essere necessari oltre alla radiografia?

L’ecografia è l’esame di primo livello per valutare l’integrità dei tessuti molli e dei legamenti. La Risonanza Magnetica (RMN) o la TC sono invece riservate ai casi in cui si sospettano lesioni intra-articolari o qualora sia necessario pianificare un eventuale intervento chirurgico.

11. Quanto tempo ci vuole mediamente per guarire da una distorsione?

Il recupero dipende dalla gravità: i casi lievi guariscono in pochi giorni, mentre quelli moderati possono richiedere alcune settimane. Le distorsioni più gravi con rottura totale dei legamenti necessitano solitamente di un periodo di recupero di 6-8 settimane.

12. Perché la fisioterapia è importante anche per le distorsioni lievi?

Anche un trauma lieve indebolisce l’articolazione e può compromettere la percezione del piede nello spazio, aumentando il rischio di recidive. La fisioterapia aiuta a recuperare la forza muscolare e la stabilità neuromuscolare, prevenendo l’insorgenza di instabilità cronica.

13. Cosa sono gli esercizi di propriocezione?

Sono allenamenti specifici che servono a rieducare la capacità del corpo di percepire e reagire alla posizione della caviglia nello spazio. Attraverso l’uso di tavolette instabili o esercizi di equilibrio, si stimolano i recettori nervosi per riattivare i riflessi protettivi dei muscoli stabilizzatori.

14. Quando posso tornare a fare sport?

Il rientro all’attività sportiva deve essere graduale e avviene solo dopo aver superato le fasi di recupero del cammino e della corsa. È necessario che il dolore sia scomparso, che la forza sia stata ripristinata e che il controllo motorio risulti ottimale nei test funzionali.

15. L’uso di una cavigliera o del taping è consigliato durante la ripresa?

Sì, l’utilizzo di bendaggi funzionali, kinesio taping o tutori elastici è spesso raccomandato durante la fase di ritorno allo sport. Questi supporti aiutano a proteggere i legamenti, limitando i movimenti a rischio senza bloccare completamente l’articolazione.

16. Come posso prevenire future distorsioni?

La strategia principale consiste nel mantenere un buon trofismo dei muscoli stabilizzatori e nel praticare regolarmente esercizi propriocettivi. Inoltre, è fondamentale indossare calzature adeguate al tipo di terreno e gestire correttamente il peso corporeo per ridurre lo stress articolare.

ATTENZIONE:
Le informazioni qui riportate hanno carattere divulgativo e orientativo, non sostituiscono la consulenza medica. Eventuali decisioni che dovessero essere prese dai lettori, sulla base dei dati e delle informazioni qui riportati sono assunte in piena autonomia decisionale e a loro rischio.