Uno dei rischi più subdoli per la nostra salute è rappresentato dall’esposizione ai campi elettromagnetici.

L’uso dell’elettricità è parte integrante della nostra vita, e già alla fine degli anni ‘70 la comunità scientifica ha iniziato ad interrogarsi sugli effetti nocivi per la salute derivanti dall’esposizione a questi campi elettrici e magnetici.

Numerosi studi condotti negli ultimi decenni hanno, in effetti, evidenziato una correlazione tra la vicinanza a elettrodotti e l’aumento di casi di leucemia, senza riuscire a portare però dati a sufficienza per dimostrarlo.

Nel 2011 la IARC – Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro – ha inserito anche i cellulari e i campi elettromagnetici a radiofrequenza, ovvero le connessioni Wireless, nel cosiddetto “Gruppo 2B”, al cui interno sono presenti i fattori potenzialmente cancerogeni per gli esseri umani.

Campi elettromagnetici: quali sono le sorgenti

I campi elettromagnetici sono presenti ovunque scorrano correnti elettriche, ma quando si parla di rischi per la salute si tende a limitarsi ad alcune sorgenti che destano maggiori preoccupazioni nella popolazione.

Quali sono queste sorgenti? Eccole:

  • linee elettriche ad alta tensione;
  • antenne per la telefonia cellulare;
  • antenne per le trasmissioni radiotelevisive;
  • forni a microonde;
  • monitor dei computer;
  • dispositivi per reti Wi-Fi.

Come vedi, siamo esposti continuamente a questi campi elettromagnetici, in particolare nelle grandi città.

A differenziare questa tipologia di campi elettromagnetici da altri – come i Raggi X delle radiografie o i raggi ultravioletti delle lampade abbronzanti, ad esempio – è la rapidità di oscillazione, che si misura in hertz (Hz).

Misurando le oscillazioni, si possono distinguere i campi elettromagnetici in 4 categorie:

  • campi elettromagnetici statici, che non oscillano (0 Hz);
  • campi elettromagnetici a frequenze estremamente basse, ovvero non superiori ai 300 Hz. Rientra in questa categoria l’energia elettrica domestica, che ha una frequenza media di 50 Hz;
  • campi elettromagnetici a frequenza intermedia, tra i 300 Hz e i 10 MHz;
  • campi elettromagnetici a radiofrequenza e microonde, tra i 10 MHz  e i 300 GHz.

Effetti sulla salute dei campi elettromagnetici

Gli effetti sulla salute dei campi elettromagnetici variano a seconda delle oscillazioni di frequenza degli stessi.

Per quanto riguarda i campi a frequenza molto bassa, la maggior parte della ricerca scientifica sui rischi a lungo termine si è concentrata sulla leucemia infantile.

La IARC, nel 2002, ha configurato l’esposizione a questo tipo di campi elettromagnetici come potenzialmente cancerogeni per l’uomo, anche se i risultati degli studi effettuati sono stati più volte messi in discussione.

In effetti, l’OMS ha successivamente sottolineato come, se anche i campi magnetici aumentassero il rischio di leucemia nei bambini, l’impatto sarebbe limitato, se considerato in un contesto globale, in termini percentuali.

Altre patologie potenzialmente associabili all’esposizione a frequenze basse sono:

  • alcuni tipi di tumori infantili e negli adulti;
  • depressione;
  • suicidi;
  • malattie cardiovascolari;
  • alterazioni nella riproduzione;
  • problemi nello sviluppo;
  • alterazioni immunologiche;
  • effetti neurocomportamentali;
  • malattie neurodegenerative.

Anche in questo caso, però, l’OMS ha concluso che i dati scientifici a supporto di queste tesi erano molto deboli, quindi poco attendibili.

Linee guida sull’esposizione ai campi elettromagnetici

Nonostante gli studi condotti dall’OMS e da altri enti di ricerca non abbiano dimostrato in modo chiaro e scientificamente attendibile la correlazione tra alcune patologie e l’esposizione ai campi elettromagnetici, è comunque riconosciuto un rischio potenziale.

Da menzionare, in questo senso, il ruolo svolto dalla ICNIRP – International Commission on Non-Ionizing Radiation Protection – un’organizzazione indipendente che fornisce consulenza scientifica e funge da guida riguardo agli effetti sulla salute e sull’ambiente delle radiazioni non ionizzanti (NIR), per proteggere le persone e l’ambiente dall’esposizione nociva ad esse.

La ICNIRP ha elaborato alcune linee guida da seguire, una serie di raccomandazioni che i governi nazionali dovrebbero adottare per limitare l’esposizione del pubblico e dei lavoratori.

L’argomento è molto complesso, per questo invitiamo a consultare i testi integrali, riportati in questa pagina dedicata sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità.

Volendo semplificare, cercando però di non banalizzare un tema così importante, indichiamo di seguito alcuni dei consigli per ridurre l’esposizione ai campi elettromagnetici:

  • limitare l’uso dei cellulari, soprattutto da parte dei bambini. Si consiglia di utilizzare cuffie o il vivavoce, tenendo il telefono lontano dal corpo e in particolare della testa;
  • evitare di effettuare chiamate quando il segnale è debole, perché il telefono dovrà emettere maggiori radiazioni per ricevere il segnale dal ponte radio;
  • tenere una distanza di circa 2 metri dal televisore;
  • non utilizzare coperte elettriche quando si è a letto, soprattutto in gravidanza;
  • allontanarsi dagli elettrodomestici in funzione, soprattutto il forno a microonde;
  • limitare l’uso di apparecchiature elettroniche se non strettamente necessario.

Conclusioni

Il tema degli effetti sulla salute derivanti dall’esposizione del nostro organismo ai campi elettromagnetici è in costante evoluzione, al centro di studi complessi elaborati dalle principali realtà internazionali.

Al momento, come indicato, non esistono prove inoppugnabili degli effetti nocivi sulla salute dei campi elettromagnetici, ma non si esclude la potenziale minaccia che essi potrebbero rappresentare.

Per questo motivo, si segue il principio di precauzione, cercando di ridurne la diffusione e l’esposizione.