Come si manifesta l’Alzheimer: i sintomi principali

da | Nov 29, 2021 | Sanità Integrativa | 0 commenti

Secondo i dati disponibili, si stima il 4-6% delle persone con più di sessantacinque anni sia affetto da demenza, con una prevalenza che aumenta progressivamente con l’età. Di circa 1 milione di diagnosi di demenza nel nostro Paese, circa la metà sono relative all’Alzheimer

Si tratta, quindi, di una patologia molto diffusa, che colpisce più di mezzo milione di persone in Italia, le quali necessitano di cure a vita e, nelle fasi più avanzate della malattia, di un supporto costante a causa della perdita dell’autosufficienza.

L’Alzheimer è una malattia neurodegenerativa a sviluppo lento e progressivo, che ad oggi non può essere curata.

Approfondiamo insieme, e cerchiamo di conoscere meglio questa condizione, quali sono le cause e come si manifesta.

Cos’è l’Alzheimer

L’Alzheimer è una malattia degenerativa del cervello che causa problemi di memoria, pensiero e comportamento. 

Nonostante si manifesti quasi esclusivamente nei soggetti anziani, in particolare negli over 65, l’Alzheimer non è una normale evoluzione dell’invecchiamento umano, infatti la stragrande maggioranza delle persone non sviluppa questa malattia. 

In effetti, anche se è frequente riscontrare negli anziani episodi di confusione e dimenticanze, in caso di demenza queste manifestazioni diventano col tempo patologiche e acute

Purtroppo, avendo un decorso lento e progressivo, si tende spesso a confondere i sintomi come un “effetto collaterale” dell’invecchiamento, rendendo molto rara una diagnosi precoce della malattia.

Quali sono le cause dell’Alzheimer?

La scienza medica, ad oggi, non ha ancora trovato una risposta definitiva a questa domanda, perché le cause dell’Alzheimer non sono ancora chiare

Dal punto di vista biologico, quello che si osserva nei soggetti affetti da questa forma di demenza è la progressiva morte dei neuroni, un processo fisiologico e naturale, tipico in età avanzata, ma con l’Alzheimer si manifesta in modo più marcato e si diffonde più rapidamente

Il perché accada non è chiaro, ma una delle ipotesi è la presenza di alcune proteine in quantità anomala

L’ereditarietà è un fattore di rischio, ma molto raro. In questi casi lo sviluppo della patologia sembra sia legato alla mutazione di alcuni geni che provocano la produzione di alcune proteine patogene.

Fattori di rischio e misure preventive

Anche se non se ne conoscono con certezza le cause, è riconosciuto il ruolo di alcuni fattori che aumentano il rischio di sviluppare l’Alzheimer

I due principali fattori di rischio li abbiamo già menzionati, ovvero l’età e l’ereditarietà. A questi se ne aggiungono altri, anche se molto deboli: 

  • familiarità, diversa dall’ereditarietà genetica. Infatti, la presenza di una o più persone affette in una famiglia aumenta la probabilità di contrarre la malattia anche negli altri familiari. È una possibilità, questo non vuol dire che avere un parente affetto da Alzheimer si traduce in una condanna certa per gli altri membri della famiglia; 
  • bassa scolarizzazione;
  • scarse relazioni sociali in età avanzata.

Non esiste una cura per l’Alzheimer, e ad oggi non è stato individuato un modo di prevedere la sua insorgenza né tanto meno prevenirla, anche se esistono alcuni fattori riconosciuti come protettivi

  • svolgere attività che richiedono un certo impegno cognitivo;
  • avere una rete di relazioni sociali e affettive significative anche in età avanzata; 
  • fare attività fisica;
  • prevenire le patologie cardiovascolari, tenendo sotto controllo il colesterolo, il diabete e la pressione arteriosa.

Svolgere queste attività con costanza potrebbe ridurre il rischio di sviluppare la malattia

Sintomi dell’Alzheimer

Abbiamo visto che l’Alzheimer è una condizione patologica a decorso lento, progressivo e irreversibile, questo vuol dire che si manifesta inizialmente con sintomi lievi e facilmente sottovalutabili, per poi peggiorare nel corso del tempo, fino alla perdita dell’autosufficienza del paziente. 

La perdita della memoria è forse la sua manifestazione più evidente, ma non è l’unico sintomo. 

Secondo la Alzheimer’s Association statunitense, è importante prestare attenzione a 10 sintomi, che elenchiamo di seguito: 

  1. perdita di memoria che sconvolge la vita quotidiana, ad esempio dimenticare appuntamenti, oggetti, nomi. Su questo punto torneremo più avanti nell’articolo;
  2. difficoltà nella pianificazione o nella risoluzione dei problemi, ad esempio compiere errori occasionali durante la gestione delle finanze o delle bollette domestiche;
  3. difficoltà a eseguire compiti abitudinari, come utilizzare il forno a microonde o la tv;
  4. confusione con il tempo o il luogo;
  5. riduzione della capacità di comprendere le immagini e le relazioni spaziali, con conseguente difficoltà a leggere, a mantenere l’equilibrio, a calcolare le distanze;
  6. problemi con le parole nel parlare o nello scrivere;
  7. tendenza a perdere le cose e la capacità di ripercorrere i propri passi per ritrovarle;
  8. diminuzione o scarso giudizio, che porta a prendere decisioni sbagliate;
  9. ritiro dal lavoro o dalle attività sociali, con perdita di interesse per gli obblighi familiari e sociali;
  10. cambiamenti di umore e personalità. La depressione, ad esempio, è uno dei campanelli d’allarme della demenza senile. 

Perdita della memoria

Quando pensiamo all’Alzheimer tendiamo ad associare la malattia con la perdita della memoria, che porta i pazienti a non riconoscere luoghi familiari e le persone, anche le più care. 

Si tratta, in effetti, della principale manifestazione della malattia, ma essendo progressiva, anche la perdita di memoria procede per gradi, in modo gerarchico, dal complesso al semplice, dalle acquisizioni recenti a quelle più remote.

Ecco perché inizialmente la perdita della memoria interessa informazioni acquisite di recente – ad esempio dove sono state posate le chiavi della macchina – mentre con il passare del tempo si giunge a livelli molto più acuti, dimenticando anche il volto dei propri figli, fratelli, sorelle, mariti, mogli. 

Purtroppo, come già accennato prima, dimenticare dove abbiamo posato il mazzo di chiavi è considerato normale, o in ogni caso non patologico nella maggior parte delle occasioni. Può essere semplicemente frutto di confusione dettata dalla stanchezza, dallo stress, o dall’avere la mente affollata da altri pensieri. 

Questo comporta, quasi sempre, una mancata diagnosi precoce, perché non ci si rivolge ad un medico quando accadono questi eventi considerati insignificanti, ma anche in realtà sono solo un campanello d’allarme di un problema irreversibile. 

Diagnosi e cura dell’Alzheimer

Abbiamo ripetuto in più di un’occasione che non esiste, ad oggi, una cura per l’Alzheimer, e che si tratta di una patologia degenerativa e irreversibile. L’unica cosa che si può fare è provare a governare i sintomi, attraverso terapie farmacologiche e supporto psicologico.

Anche dal punto di vista della diagnosi, però, le cose sono alquanto complesse. 

Forse stupirà scoprire che l’unico modo per ottenere una diagnosi certa di Alzheimer è eseguire una biopsia cerebrale post-mortem, quindi dopo il decesso del paziente. 

La diagnosi eseguita quando il paziente è ancora in vita è definita, infatti, “probabile”, e va per esclusione, ovvero escludendo altre cause che possano spiegare l’insorgenza della malattia. In assenza di queste ultime, e in presenza dei sintomi prima elencati, è “molto probabile” che il soggetto sia affetto da demenza, e in particolare da Alzheimer.  

Attenzione, però, perché questo non deve far pensare che la diagnosi sia inattendibile, perché il grado di attendibilità è molto elevata, pari all’85-90%

Per approfondire, invitiamo a consultare questo utilissimo opuscolo disponibile sul sito del Ministero della Salute, qui

ATTENZIONE:
Le informazioni qui riportate hanno carattere divulgativo e orientativo, non sostituiscono la consulenza medica. Eventuali decisioni che dovessero essere prese dai lettori, sulla base dei dati e delle informazioni qui riportati sono assunte in piena autonomia decisionale e a loro rischio.

Segui FASDA su Facebook