Dopo l’Alzheimer, il morbo di Parkinson è la malattia neurodegenerativa più diffusa al mondo, e colpisce in media: 

  • lo 0,4% delle persone > 40 anni;
  • l’1% delle persone ≥ 65 anni;
  • il 10% delle persone ≥ 80 anni.

L’età media di insorgenza è di circa 57 anni, anche se è più frequente nelle persone anziane. 

Questa malattia prende il nome da James Parkinson, medico, paleontologo e geologo britannico, che l’ha descritta per la prima volta nel 1817 nello studio “An Essay on the Shaking Palsy”, nel quale analizzò sei soggetti che soffrivano di una malattia caratterizzata da tremore, rigidità e acinesia, definita da lui, appunto, una paralisi agitante”, un vero e proprio ossimoro. 

Solo dopo diversi decenni a questa malattia fu attribuito il nome del suo primo scopritore, diventando la malattia di Parkinson o, più comunemente, il morbo di Parkinson

Ma cos’è il morbo di Parkinson, quali sono i suoi sintomi e quale il suo decorso? 

Cerchiamo di capirne di più. 

Cos’è il morbo di Parkinson

Come accennato all’inizio dell’articolo, il morbo di Parkinson è una malattia neurodegenerativa, un disturbo del cervello che provoca tremori, rigidità e difficoltà nel camminare, nell’equilibrio e nella coordinazione, sintomi che, di solito, iniziano gradualmente e peggiorano nel tempo. 

Con il progredire della malattia, le persone possono avere difficoltà a camminare e parlare, ma anche a deglutire. Inoltre, possono verificarsi cambiamenti mentali e comportamentali, disturbi del sonno, depressione, problemi di memoria e affaticamento.

Sia gli uomini che le donne possono sviluppare il morbo di Parkinson, anche se colpisce circa il 50% in più di uomini rispetto alle donne.

Un chiaro fattore di rischio è l’età; sebbene la maggior parte delle persone sviluppi la malattia intorno ai 60 anni, circa il 5-10% delle persone con Parkinson presenta una malattia “ad esordio precoce”, che inizia prima dei 50 anni

Queste forme a esordio precoce sono spesso, ma non sempre, di carattere ereditario, e alcune forme sono state collegate a specifiche mutazioni genetiche.

Quali sono le cause del morbo di Parkinson

Come si legge sul sito Epicentro dell’Istituto Superiore di Sanità, l’eziologia della malattia di Parkinson non è, ancora oggi, del tutto chiara.

Ciò nonostante, è ormai ampiamente accettata dalla comunità scientifica l’ipotesi di un’origine multifattoriale della malattia.

Sebbene alcuni casi di Parkinson sembrino ereditari e alcuni possano essere ricondotti a specifiche mutazioni genetiche, nella maggior parte dei casi la malattia si verifica in modo casuale

Molti ricercatori ora credono che la malattia di Parkinson derivi da una combinazione di fattori genetici e fattori ambientali come l’esposizione alle tossine.

I fattori ambientali

La pagina dedicata al morbo di Parkinson sul già menzionato sito Epicentro ISS contiene un intero paragrafo incentrato sui fattori ambientali che sembrerebbero in grado di provocare lo sviluppo della malattia

In particolare: 

  • l’esposizione a tossine esogene come i pesticidi, i metalli, altri xenobiotici e i prodotti chimici industriali;
  • lo stile di vita, principalmente l’alimentazione e il fumo; 
  • il luogo di residenza, in particolare le zone agricole;
  • l’attività professionale, anche qui in particolare i lavori agricoli.

I fattori genetici

Sebbene non sia propriamente una malattia genetica, una storia familiare positiva può aumentare il rischio di insorgenza

La comunità scientifica, nel corso degli ultimi decenni, ha individuato alcune mutazioni genetiche, che potrebbero causare forme ereditarie della malattia.

I geni modificati sono i seguenti: 

  • alfa-sinucleina; 
  • parkina;
  • dardarina;
  • DJ-1. 

Il ruolo della dopamina e della noradrenalina

Sul sito del National Institute on Aging del U.S. Department of Health and Human Services, si spiega che il morbo di Parkinson si verifica quando le cellule nervose, o neuroni, presenti in un’area del cervello che controlla il movimento, si danneggiano e/o muoiono

Normalmente, questi neuroni producono un’importante sostanza chimica del cervello, nota come dopamina. Di conseguenza, quando i neuroni muoiono o si deteriorano, producono meno dopamina, e questo causa i problemi di movimento del Parkinson

Purtroppo, gli scienziati ancora non sanno cosa causi la morte delle cellule che producono dopamina.

Le persone con Parkinson perdono anche le terminazioni nervose che producono la noradrenalina, il principale messaggero chimico del sistema nervoso simpatico, che controlla molte funzioni del corpo, come la frequenza cardiaca e la pressione sanguigna.

Questo spiegherebbe il perché di alcuni sintomi, come l’affaticamento, la pressione sanguigna irregolare, i problemi digestivi. 

Quali sono i sintomi principali del Morbo di Parkinson

Il morbo di Parkinson è caratterizzato dalla presenza di quattro sintomi principali, che sono:

  • tremore a mani, braccia, gambe, mascella o testa;
  • rigidità degli arti e del tronco;
  • lentezza nei movimenti;
  • equilibrio e coordinazione alterati, che a volte portano a cadute.

Altri sintomi possono includere: 

  • depressione e altri cambiamenti emotivi. La depressione, nello specifico, è considerata uno dei segnali di possibile demenza;
  • difficoltà a deglutire, masticare e parlare
  • problemi urinari o costipazione
  • problemi della pelle
  • disturbi del sonno.

Come accennato all’inizio, i sintomi appaiano in modo graduale, e tendono a peggiorare con il passare del tempo, ma questa progressione non è uguale per tutti. 

Ogni individuo sperimenta un proprio percorso, in alcuni casi più lieve, in altri più acuto. 

Come individuare i primi sintomi della malattia

I primi sintomi della malattia di Parkinson sono sottili e si verificano gradualmente, ad esempio lievi tremori o difficoltà ad alzarsi da una sedia. 

I famigliari e gli amici sono fondamentali in questa fase, perché potrebbero notare dei segnali che il soggetto che sta sviluppando la malattia magari non vede, o ignora, attribuendone la causa ad altri fattori, ad esempio lo stress, la stanchezza, l’ansia. 

In effetti, numerosi disturbi possono causare sintomi simili a quelli del morbo di Parkinson, e soprattutto in giovane età è difficile associarli proprio a questa malattia e non ad altro. 

Ecco alcuni sintomi iniziali che potrebbero portare ad una identificazione precoce: 

  • la tendenza a parlare troppo piano;
  • la scrittura è lenta e sembra stretta o piccola;
  • lo sviluppo della cosiddetta andatura parkinsoniana, che include la tendenza a piegarsi in avanti, piccoli passi veloci come se si stessero affrettando in avanti, e una ridotta oscillazione delle braccia;
  • problemi nell’iniziare o continuare il movimento;
  • problemi di sonno
  • stitichezza;
  • perdita parziale della capacità di avvertire gli odori;
  • costante stanchezza alle gambe.

I sintomi spesso iniziano su un lato del corpo o anche solo su un arto, poi con il progredire della malattia, colpiscono entrambi i lati. Tuttavia, i sintomi possono essere più gravi da un lato che dall’altro.

Come si diagnostica e cura il morbo di Parkinson

Attualmente non esistono esami del sangue o di laboratorio per diagnosticare casi non genetici di malattia di Parkinson

La diagnosi è, di conseguenza, clinica, e si basa sull’anamnesi di una persona e su un esame neurologico. 

Purtroppo, non esiste ad oggi una cura per il morbo di Parkinson, ma solo terapie farmacologiche e chirurgiche che intervengono sui sintomi, per alleviarli. 

Il tipo di terapia da seguire varia, com’è facile intuire, di persona in persona, e sarà il neurologo a individuare il miglior trattamento possibile per il paziente.