Quando il medico, durante una normale visita di controllo, evidenzia valori della pressione arteriosa alti vuol dire che si è in presenza di ipertensione arteriosa. 

Si tratta di una condizione molto diffusa, come ci confermano i dati elaborati dal Progetto Cuore dell’Istituto Superiore di Sanità

L’ipertensione arteriosa, infatti, colpisce in Italia in media il 33% degli uomini e il 31% delle donne. Il 19% degli uomini e il 14% delle donne sono in una condizione di rischio.

Si tratta di una patologia alquanto subdola, perché entro certi limiti spesso non è nemmeno avvertita dai soggetti, che scoprono di avere valori sballati solo dopo una misurazione di routine. 

Ciò nonostante, non è affatto un problema da sottovalutare o da prendere sottogamba, perché gli effetti sul nostro organismo possono essere anche molto gravi. 

Come sempre, il primo passo per affrontare un problema medico è la conoscenza. 

Per questo motivo, intendiamo chiarire alcuni concetti legati all’ipertensione arteriosa, per poi riportare le indicazioni contenute nelle Linee Guida ESC-ESH 2018 per il trattamento dell’Ipertensione Arteriosa

Cos’è la pressione arteriosa

La pressione arteriosa è la forza che il sangue esercita contro le pareti dei vasi sanguigni. 

Si divide in due tipologie: 

  1. pressione sistolica: comunemente chiamata “massima”, indica la pressione che il sangue esercita sui vasi sanguigni in fase di contrazione. La sistole, infatti, è la fase di contrazione del muscolo cardiaco;
  2. pressione diastolica: comunemente chiamata “minima”, indica la pressione che il sangue esercita sui vasi sanguigni in fase di rilasciamento. La diastole, infatti, è la fase di rilassamento del muscolo cardiaco. 

Quindi, quando misuri la pressione arteriosa con l’apposito strumento – manuale o elettronico – devi sapere che il valore che noi chiamiamo “massima” indica la pressione sistolica, mentre la “minima” rappresenta la pressione diastolica

Infatti, il risultato della misurazione non è altro che il rapporto tra la PAS e la PAD, espressa in numeri. Ad esempio:

120/80 mmHg

Come viene generata la pressione arteriosa

La pressione arteriosa viene generata da due fattori, la gittata cardiaca e la resistenza periferica totale: 

  1. gittata cardiaca: indicata con l’acronimo GC, indica la quantità di sangue pompata ogni minuto;
  2. resistenza periferica totale: indicata con l’acronimo RPT, indica la somma delle resistenze al flusso di sangue in tutti i vasi sanguigni. 

Moltiplicando GC x RPT si ottiene il valore della pressione arteriosa. 

A questi due fattori si aggiunge un terzo, molto importante, che consiste nel volume ematico. Infatti, la pressione arteriosa è direttamente proporzionale al volume di sangue totale

Quando si parla di ipertensione arteriosa

Come accennato all’inizio dell’articolo, si parla di ipertensione arteriosa in presenza di valori della pressione alti

Ma quando si possono considerare alti? 

Secondo le Linee Guida ESC-ESH 2018 per il trattamento dell’Ipertensione Arteriosa – che hanno in parte modificato quanto stabilito nel 2013 con la precedente edizione del documento – si procede in questo modo. 

La pressione arteriosa va trattata in soggetti sani, quindi in assenza di fattori di rischio comprovati, laddove dovesse presentare valori superiori ai 140/90 mmHg. 

Tuttavia, nei soggetti con diabete, colesterolo alto, profili di rischio cardiovascolare elevato, si suggerisce di intervenire in presenza di valori uguali o superiori a 130/85 mmhg. 

Le linee guida hanno anche sottolineato l’importanza di una attenzione particolare nei confronti dei pazienti anziani. 

Infatti, gli studi effettuati hanno ampiamente dimostrato che l’incidenza di insufficienza cardiaca, ictus e mortalità per tutte le cause può essere ridotta rispettivamente del 60%, 40% e 20% in pazienti molto anziani trattando la loro ipertensione arteriosa

Per completezza, riportiamo di seguito la tabella contenente “Definizione e classificazione della pressione arteriosa clinica”

Definizione e classificazione della pressione arteriosa clinica

Ipertensione arteriosa: sintomi

L’ipertensione arteriosa spesso presenta sintomi poco evidenti o, in molti casi, non associati a essa. 

Quali sono questi sintomi? 

  1. mal di testa;
  2. visione offuscata o doppia;
  3. perdita di sangue dal naso (epistassi);
  4. affanno;
  5. vertigini.

Come vedi, sono sintomi che potremmo associare facilmente ad altre cause, ma se si avvertono e si ha il dubbio che possano essere connessi a una pressione del sangue elevata, è preferibile effettuare una misurazione

Ipertensione arteriosa: cause principali

Quando nasciamo la nostra pressione arteriosa presenta valori ottimali, ed è possibile – in assenza ovviamente di patologie cardiovascolari – mantenerli costanti per tutta la vita

Per riuscirci, però, è necessario seguire uno stile di vita sano, un’alimentazione corretta, fare attività fisica, non fumare e non assumere alcolici

Infatti, le cause principali di una pressione arteriosa elevata sono

  • cattiva alimentazione, ricca di grassi, cibi processati, sale, porzioni eccessive, e povera di vegetali, frutta e cereali integrali;
  • sedentarietà;
  • eccesso ponderale (sovrappeso e obesità);
  • abitudine al fumo;
  • consumo di alcolici.

A queste cause vanno aggiunte quelle che possono provocare la cosiddetta ipertensione arteriosa secondaria, ovvero patologie e comportamenti capaci di influenzare negativamente la naturale pressione del sangue. 

Rientrano in questa categoria alcune malattie renali e ormonali.

Trattamento dell’ipertensione arteriosa 

Il primo passo per tenere sotto controllo la pressione arteriosa è, banalmente, misurarla con costanza, recandosi presso il proprio medico di base o in una farmacia oppure a casa, acquistando lo strumento apposito. 

Come abbiamo indicato prima, le linee guida suggeriscono di attivarsi in presenza di una pressione arteriosa uguale o superiore ai 130/85 mmhg, chiedendo il parere del proprio medico curante. 

La prima cosa da fare in questi casi è cambiare stile di vita, mangiando in modo corretto, smettendo di fumare e rinunciando ad una vita sedentaria, per almeno 6 mesi. 

Ciò non vuol dire, attenzione, che dopo questo lasso di tempo si può tornare impunemente alla vita di prima, anzi, è necessario continuare su questa strada per evitare di peggiorare la propria condizione.  

In presenza, invece, di una ipertensione arteriosa elevata, il medico può prescrivere al paziente una terapia farmacologica e una misurazione più completa tramite un holter pressorio