Le malattie cardiovascolari rappresentano una delle principali cause di morbosità, mortalità o invalidità nel nostro Paese (e nel mondo occidentale). Rientra in questo insieme l’infarto del miocardio

A risultare maggiormente a rischio sono gli uomini di età compresa tra i 40 e i 75 anni, rischio che aumenta in presenza di abitudini e stili di vita per niente salutari. 

Ed è proprio su questo punto che i medici e le varie organizzazioni sanitarie si concentrano da anni, con l’obiettivo di far emergere una verità di fondamentale importanza

L’infarto, così come le altre patologie cardiovascolari, si può prevenire in circa l’80% dei casi, ovviamente in assenza di condizioni patologiche slegate da abitudini e stili di vita (ad esempio una malformazione cardiaca congenita). 

Linee Guida per la prevenzione Cardiovascolare

Come si può leggere nelle nuove Linee Guida per la Prevenzione Cardiovascolare pubblicate nel 2019: 

“[…] In sintesi, i medici e gli individui dovrebbero concentrare l’attenzione sul vivere uno stile di vita sano facendo riferimento a queste raccomandazioni basate sull’evidenza per aiutare a prevenire l’ASCVD”. 

Con la sigla inglese ASCVD si indicano le Atherosclerotic Cardiovascular Disease, ovvero le patologie cardiovascolari e aterosclerotiche. 

Ma come si previene un infarto e come si può riconoscerlo? 

Approfondiamo insieme. 

Cos’è un infarto e come riconoscerlo

Per capire come prevenire un infarto è necessario comprendere di cosa si tratta e quali sono i segnali che possono aiutarci a riconoscerlo in tempo utile per chiamare i soccorsi. 

Il termine corretto per indicare quello che, comunemente, chiamiamo infarto, è infarto acuto del miocardio o attacco cardiaco

Riportiamo di seguito la definizione fornita dall’Istituto Superiore di Sanità tramite il portale Cuore.iss.it, dedicato proprio alla salute cardiovascolare: 

“Morte di una parte del muscolo cardiaco provocata dal restringimento o dall’ostruzione di un’arteria coronaria o di un suo ramo; l’apporto di sangue, e quindi di ossigeno, al muscolo cardiaco diventa insufficiente”. 

Semplificando, l’infarto consiste nell’arresto di una parte del nostro cuore che, ricevendo meno sangue e ossigeno, non è in grado di funzionare in modo adeguato. 

Come riconoscerlo? Sarà capitato a tutti di vedere rappresentato un attacco cardiaco al cinema o in Tv o, purtroppo, di aver assistito a un evento simile o di averlo vissuto in prima persona. 

Il sintomo caratteristico, che viene subito associato a un infarto, è un dolore improvviso al centro del torace, oppressivo e costrittivo, che non diminuisce con il riposo.

In presenza di questo sintomo, è necessario chiamare subito i soccorsi e richiedere un intervento medico immediato. 

Prevenzione infarto: i fattori di rischio

Per parlare di prevenzione – in genere, non solo quella cardiovascolare – è essenziale individuare i fattori di rischio, ovvero tutte quelle condizioni, endogene o esogene, che possono causare patologie e provocare un infarto del miocardio. 

Come si legge in un opuscolo redatto dalla SIPREC (Società italiana per la prevenzione cardiovascolare):

“I ‘fattori di rischio cardiovascolare’ sono delle condizioni cliniche che comportano un sensibile aumento della probabilità di sviluppare un processo aterosclerotico a carico di tutte le arterie del nostro corpo”.

I fattori di rischio dell’infarto sono i seguenti: 

  • familiarità;
  • diabete mellito;
  • fumo;
  • obesità e vita sedentaria;
  • ipertensione arteriosa;
  • ipercolesterolemia;
  • stress e depressione.

Fatta eccezione per la familiarità, che non puoi controllare e, in parte, per la depressione, tutti gli altri fattori di rischio individuati dalla SIPREC sono modificabili perché connessi ad uno stile di vita da correggere. 

Ogni fattore di rischio aumenta la probabilità di incorrere in un problema cardiovascolare e, quindi, in un eventuale infarto; tutto questo risulta ancora più grave nel caso di associazione di due o più fattori di rischio

Per intenderci, un soggetto che fuma, è obeso e soffre di diabete rischia molto di più rispetto a un soggetto che soffre di diabete ma non fuma e non è obeso. 

Prevenzione individuale e sulla popolazione

Le strategie di prevenzione contro l’infarto prevedono due strade, entrambe da percorrere: 

  • prevenzione sulla popolazione: rientra in questa strategia la sensibilizzazione a uno stile di vita sano, a un’adeguata alimentazione, rivolta non al singolo soggetto, ma a quella fetta di popolazione che risulta più a rischio di infarto o patologie cardiovascolari;
  • prevenzione individuale: come suggerisce il termine, si fa riferimento a un approccio dedicato al singolo soggetto, per ridurre o eliminare del tutto i fattori di rischio modificabili visti prima. 

Nel primo caso, si procede con campagne di sensibilizzazione volte, ad esempio, alla riduzione del consumo di sale, oppure a smettere di fumare, a una vita meno sedentaria e così via. 

Nel secondo, invece, si interviene sul paziente a rischio con l’obiettivo di correggere comportamenti e abitudini potenzialmente letali.

Cosa fare per prevenire un infarto

Come spiegato, la prevenzione cardiovascolare consiste nella riduzione, o eliminazione totale, dei fattori di rischio che espongono i soggetti a varie patologie e disfunzioni. 

Secondo le linee guida già menzionate prima, ecco cosa bisogna fare per prevenire un infarto: 

  • il modo migliore per prevenire la malattia vascolare aterosclerotica, l’insufficienza cardiaca e la fibrillazione atriale è promuovere uno stile di vita sano per tutta la vita;
  • gli adulti di età compresa tra 40 e 75 anni e in corso di valutazione per la prevenzione delle malattie cardiovascolari, devono sottoporsi a una stima del rischio di malattia cardiovascolare aterosclerotica a 10 anni e discutere del rischio medico-paziente prima di iniziare la terapia farmacologica;
  • tutti gli adulti dovrebbero seguire una dieta sana che enfatizzi l’assunzione di verdura, frutta, noci, cereali integrali, proteine ​​animali o vegetali magre e pesce e riduca al minimo l’assunzione di grassi trans, carne rossa e carni rosse lavorate, carboidrati raffinati e bevande zuccherate. Per gli adulti con sovrappeso e obesità, la consulenza e la restrizione calorica sono raccomandate per raggiungere e mantenere la perdita di peso;
  • gli adulti dovrebbero impegnarsi in almeno 150 minuti a settimana di attività fisica di intensità moderata accumulata o 75 minuti a settimana di attività fisica a intensità vigorosa;
  • per gli adulti con diabete mellito di tipo 2, i cambiamenti nello stile di vita, come il miglioramento delle abitudini alimentari e il raggiungimento delle raccomandazioni sull’esercizio fisico sono fondamentali;
  • tutti gli adulti dovrebbero essere valutati a ogni visita sanitaria per l’uso del tabacco e coloro che usano il tabacco dovrebbero essere assistiti e fortemente invogliati a smettere

È di essenziale importanza non sottovalutare la propria condizione di salute, rivolgendosi a un cardiologo per ricevere le giuste indicazioni e, laddove fosse necessario, una terapia farmacologica adeguata.