In relazione alla raccolta e al trattamento dei rifiuti, siamo soliti pensare alla raccolta differenziata come utile strumento per riciclare e riutilizzare le materie prime, alle discariche, agli impianti di compostaggio, ai termovalorizzatori, dimenticando un altro sistema, molto efficace: il trattamento meccanico biologico.

Un sistema integrato di gestione dei rifiuti efficiente e ben strutturato dovrebbe svilupparsi in più fasi, a partire dalla riduzione a monte degli imballaggi e dei rifiuti, passando per la corretta raccolta differenziata, il riciclo dei materiali, il riutilizzo, un’impiantistica moderna ed efficace a basso impatto ambientale, anche con il ricorso ai termovalorizzatore e, in ultimo, alle discariche come siti di servizio per gli scarti delle lavorazioni.

In questo sistema, il ruolo di un impianto per il trattamento meccanico biologico dei rifiuti garantirebbe risultati nettamente superiori, con conseguente forte riduzione delle frazioni da smaltire e da conferire in discarica e un minore impatto ambientale.

In cosa consiste il trattamento meccanico biologico dei rifiuti e perché se ne consiglia l’utilizzo?

Scopriamolo insieme.

Obiettivo primario: ridurre la quantità di rifiuto residuale

L’obiettivo che ogni Paese dovrebbe perseguire è la riduzione dei rifiuti residuali, ovvero quella porzione di rifiuti indifferenziati e indifferenziabili, che andranno poi trattati in qualche modo.

Le domande alle quali rispondere, quindi, sono essenzialmente due:

  1. Come si riduce il rifiuto residuale?;
  2. Come si gestisce il rifiuto residuale?

La risposta alla prima domanda è il miglioramento della raccolta differenziata e la riduzione di imballaggi inutili o evitabili, da sostituire con materiali riciclabili.

Per quanto riguarda, invece, la gestione di questa porzione di rifiuto, la risposta non può più essere solo la discarica e il termovalorizzatore, due soluzioni che rendono i Paesi schiavi dei limiti che queste esse comportano.

Ad esempio, non è possibile realizzare una discarica ovunque, è necessario che l’area individuata risponda ad una serie di caratteristiche precise, mentre i termovalorizzatori hanno costi di produzione e di gestione elevati.

Ecco perché il trattamento meccanico biologico rappresenta una grossa opportunità per la gestione integrata dei rifiuti.

Cos’è il trattamento meccanico biologico

In passato, tra la fine degli anni ‘90 e l’inizio degli anni 2000, c’era una convinzione diffusa, secondo la quale tutti i rifiuti non riciclabili fossero destinati o ad essere seppelliti in discarica o ad essere inceneriti in un termovalorizzatore.

In realtà, prima del conferimento o dell’incenerimento dei rifiuti si inserisce il ruolo degli impianti di trattamento meccanico biologico.

In cosa consiste questa tecnologia?

Il TMB è un processo di trattamento dei rifiuti a freddo, attraverso la separazione del rifiuto residuale in due parti, una frazione umida e una secca.

La prima, viene sottoposta ad un processo biologico, basato sulla cosiddetta digestione anaerobica. Per la realizzazione di compost, invece, si utilizza il trattamento aerobico.

Semplificando, la frazione umida viene essiccata per poi essere impiegata come biocombustibile, oppure in settori quali l’edilizia, ma anche per coprire le discariche.

Essendo essiccato, il risultato della frazione umida trattata negli impianti di TMB presenta una fermentescibilità ridotta fino al 90%, garantendo l’assenza di produzione di metano, che è altamente inquinante.

La frazione secca, invece, diventa combustibile derivato dai rifiuti (CDR), da impiegare nei cementifici, nelle centrali elettriche a carbone e negli impianti di termovalorizzazione.

Vantaggi del Trattamento meccanico biologico dei rifiuti

Premesso che non esiste la soluzione definitiva al problema dei rifiuti, e che solo un processo di gestione integrata può davvero sperare di ottenere risultati positivi, gli impianti di trattamento meccanico biologico consentono essenzialmente di:

  • trattare in modo adeguato il rifiuto residuale, separando la frazione umida da quella secca, lavorandole seguendo due processi differenti. In questo modo, si ottiene una porzione di materiale da riutilizzare in vari campi e una percentuale minima di rifiuto da conferire in discarica;
    conferire in discarica un rifiuto essiccato, che non produce metano.

Non è un processo perfetto, presenta anch’esso alcuni limiti, come le emissioni di CO2 molto elevate – anche se provenienti da materiali di origine biologica – e la necessità di personale altamente qualificato, ma offre una parziale soluzione ad un problema annoso, come la riduzione dei rifiuti da trattare.

Per approfondire, ti consigliamo la lettura del dossier redatto da Greenpeace qualche anno fa, molto dettagliato, che puoi trovare qui.