Soffrire di emorroidi è una delle condizioni cliniche a maggiore impatto sociale nella popolazione adulta occidentale. Si stima, infatti, che circa il 50% degli individui manifesti disturbi correlati nel corso della vita, con un picco di incidenza tra i 40 e i 60 anni.
In Italia, i dati SIMG indicano circa 1.000.000 di nuovi casi l’anno, evidenziando la rilevanza strategica di una corretta informazione per la gestione della salute dell’assistito.
Attenzione, però, a non commettere uno degli errori più diffusi nel linguaggio comune quando si parla di emorroidi. Siamo soliti considerarle una malattia, ma non è così. Le emorroidi, infatti, non sono una anomalia del nostro corpo, ma è normale che ci siano e svolgono delle funzioni essenziali.
Quando, però, in seguito ad alterazioni della loro struttura, causano problemi, allora si parla di patologia emorroidaria.
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Cosa sono le emorroidi
Come accennato prima, anatomicamente le emorroidi non sono una formazione patologica, bensì cuscinetti vascolari composti da tessuto spugnoso, fibre elastiche e connettivo.
La loro funzione fisiologica è fondamentale: agiscono come ammortizzatori per proteggere il canale anale durante il passaggio delle feci e contribuiscono in modo determinante al mantenimento della continenza fecale.
La malattia emorroidaria insorge esclusivamente in presenza di un’alterazione di queste strutture (congestione, flogosi o prolasso).
In base alla localizzazione, si distinguono:
- emorroidi interne: situate sopra la linea dentata, rivestite da mucosa intestinale e solitamente indolori;
- emorroidi esterne: localizzate nel tessuto sottocutaneo intorno all’ano; sono visibili e possono risultare dolenti se irritate.
La gravità della malattia è suddivisa invece in quattro gradi:
- I grado: aumento di volume interno senza prolasso, con possibile sanguinamento;
- II grado: prolasso durante l’evacuazione con rientro spontaneo;
- III grado: prolasso che richiede la riduzione manuale;
- IV grado: prolasso permanente non riducibile neppure manualmente, spesso associato a secrezione di muco (scolo mucoso).
Cause e fattori di rischio principali
La causa della malattia emorroidaria è multifattoriale e coinvolge meccanismi emodinamici e meccanici.
Una causa determinante è l’alterazione dei flussi sanguigni, che aumenta la stasi venosa e la permeabilità dei capillari, innescando l’infiammazione.
Tra i principali fattori di rischio troviamo i seguenti:
- fattori meccanici e pressori: la stipsi cronica e lo sforzo defecatorio prolungato causano un trauma ripetuto che porta alla frammentazione del tessuto connettivo e al conseguente cedimento del sistema di ancoraggio (indebolimento del legamento sospensore di Treitz). Anche la gravidanza contribuisce sensibilmente a causa della pressione dell’utero sulle vene pelviche;
- stile di vita: una dieta povera di fibre, l’obesità, la sedentarietà e l’abitudine di permanere a lungo seduti sul water interferiscono negativamente con il ritorno venoso;
- invecchiamento: la perdita di elasticità dei tessuti di sostegno legata all’età facilita lo scivolamento dei cuscinetti verso l’esterno.
Queste pressioni si manifestano attraverso un quadro sintomatologico da monitorare per prevenire complicanze acute.
Quali sono i sintomi comuni?
La manifestazione clinica varia in base alla tipologia e alla gravità della patologia, ed è fondamentale distinguere i segnali comuni dalle emergenze proctologiche.
I sintomi tipici sono:
- sanguinamento: sangue rosso vivo sulla carta igienica o nel water, indicativo di emorroidi interne;
- sintomi accessori: prurito anale, senso di ingombro rettale e secrezione di muco (quest’ultima tipica dei gradi avanzati);
- dolore: spesso assente nelle emorroidi interne, diviene acuto nelle emorroidi esterne infiammate o in presenza di complicazioni.
Complicanze acute
La trombosi emorroidaria si riconosce per la comparsa improvvisa di un nodulo duro, bluastro e fortemente dolente.
Un’altra urgenza è lo strozzamento, in cui il prolasso viene bloccato dallo sfintere, interrompendo l’apporto ematico.
In questi casi, l’autodiagnosi è sconsigliata: è necessario un accertamento professionale per escludere altre patologie.
Come si diagnostica?
La visita proctologica è il momento centrale per trasformare il sospetto in certezza clinica.
La procedura prevede l’ispezione, la palpazione e l’esplorazione rettale digitale (fondamentale per valutare il tono sfinteriale).
Gli strumenti diagnostici previsti dal nostro Piano Sanitario:
- Rettoscopia diagnostica: consente l’osservazione diretta delle mucosa del retto mediante un rettoscopio.
- Rettosigmoidoscopia diagnostica: permette la visualizzazione della mucosa del retto e del colon sigma tramite un sigmoidoscopio flessibile.
- Pancolonscopia diagnostica/Colonscopia: fondamentale sopra i 45 anni (raccomandazione ASCRS/SICCR) per lo screening neoplastico e per escludere sanguinamenti di origine superiore.
Diagnosi differenziale
È essenziale distinguere le emorroidi da altre condizioni con sintomatologia sovrapponibile elencate nella letteratura scientifica, tra cui:
- ragadi anali;
- ascessi;
- polipi;
- cancro anorettale;
- anite;
- candidosi;
- sifilide.

Una volta confermata la diagnosi di patologia benigna, la gestione deve prioritariamente partire dalla correzione degli stili di vita.
Prevenzione e gestione dello stile di vita
Le modifiche comportamentali rappresentano la prima linea di terapia per tutti i gradi della malattia.
In genere, si procede con:
- strategie alimentari: apporto di 25-35g di fibre al giorno (frutta, verdura, cereali integrali) e idratazione costante (1,5-2 litri d’acqua);
- igiene intestinale: regolarità dell’alvo, evitando sforzi prolungati. Per la detersione, utilizzare acqua tiepida e detergenti neutri;
- attività fisica: esercizio moderato (es. passeggiate regolari) per favorire la motilità e il transito intestinale.
Laddove queste misure non siano sufficienti a controllare i sintomi, si interviene con il supporto farmacologico.
Trattamenti conservativi e rimedi locali
La terapia medica mira a ridurre l’edema e la flogosi nelle fasi iniziali o acute.
Le opzioni principali sono:
- semicupi tiepidi: bagni terapeutici localizzati, con immersioni di 10-15 minuti per rilassare lo sfintere anale;
- farmacologia topica: uso di creme anestetiche o prodotti a base di acido ialuronico e tea tree oil per la ristrutturazione dei tessuti. L’uso di preparati a base di steroidi deve essere limitato a brevi periodi per evitare danni tissutali e deve essere assolutamente evitato in presenza di ragadi, poiché ne ritarda la guarigione;
- farmaci venotropi (flebotonici): somministrati per via orale, migliorano il tono venoso e riducono l’infiammazione durante le crisi.
Per i casi più severi e complicati non responsivi ai trattamenti conservativi e refrattari alle terapie mediche, si valutano opzioni ambulatoriali a basso impatto, mentre la chirurgia è riservata solo ai casi di IV grado o recidivanti. Si raccomanda di consultare uno specialista per identificare la soluzione chirurgica più efficace e meno invasiva rispetto al proprio quadro clinico.
Il Piano Sanitario prevede il rimborso della diaria per i giorni di ricovero sostenuti dall’iscritta/o per intervento chirurgico, con esclusione degli interventi in Day Hospital.
Tale garanzia prevede un’indennità di € 100 per ogni notte di ricovero, per un periodo non superiore a 3 notti. La procedura per la richiesta di rimborso deve essere effettuata direttamente sul sito www.unisalute.it o nell’App Unisalute, accedendo alla propria area riservata e inviando copia della scheda di dimissione ospedaliera (SDO), correttamente compilata.
Domande Frequenti (FAQ)
Sono cuscinetti vascolari normalmente presenti nel canale anale che aiutano la continenza e proteggono gli sfinteri. Si parla di malattia emorroidaria solo quando questi tessuti si gonfiano, si infiammano o scivolano verso l’esterno, causando sintomi fastidiosi.
I segnali principali includono il sanguinamento rosso vivo durante o dopo la defecazione, prurito anale, senso di irritazione e la percezione di prolasso o noduli esterni. Il dolore intenso è solitamente associato alle emorroidi esterne o a complicanze come la trombosi.
No, non esiste alcuna correlazione tra le due patologie. Tuttavia, poiché sintomi come il sanguinamento rettale possono essere comuni a entrambi i disturbi, è fondamentale una visita specialistica per escludere la presenza di neoplasie al colon-retto.
È essenziale mantenere le feci morbide attraverso una dieta ricca di fibre (frutta, verdura, cereali integrali) e una corretta idratazione. Si consiglia inoltre di praticare attività fisica regolare ed evitare sforzi eccessivi o lunghe permanenze sul water.
Nelle fasi iniziali sono efficaci i semicupi tiepidi, l’uso di creme locali e integratori di fibre. In ambulatorio, il medico può eseguire procedure mini-invasive come la legatura elastica, che strozza il nodulo emorroidario fino alla sua caduta, o la scleroterapia.
La chirurgia, come l’emorroidectomia, viene solitamente riservata ai casi più gravi (III e IV grado) o quando i trattamenti conservativi non hanno avuto successo. L’operazione mira alla rimozione definitiva dei tessuti in eccesso che causano dolore e sanguinamento cronico.

