La laringite si definisce come un processo infiammatorio che colpisce la laringe, l’organo a forma di cilindro cavo situato nel collo, tra la faringe e la trachea.
La laringe svolge funzioni biologiche fondamentali: funge da condotto per il passaggio dell’aria verso le vie respiratorie inferiori, partecipa attivamente alla deglutizione per impedire l’ingresso di cibo nel canale respiratorio e rappresenta l’organo principale della fonazione.
All’interno della laringe risiedono le corde vocali, membrane mucose la cui vibrazione, indotta dal passaggio dell’aria, consente l’emissione dei suoni. Quando i tessuti laringei subiscono un attacco di natura infettiva o irritativa, si verifica un fenomeno di edema (gonfiore) che determina un restringimento del lume respiratorio e un’alterazione della motilità delle corde vocali stesse.
Come vedremo più nel dettaglio, questa condizione clinica può manifestarsi in forma acuta, con un’insorgenza improvvisa e una risoluzione generalmente rapida, o in forma cronica, qualora i disturbi si protraggano per un periodo superiore alle tre settimane.
La laringite può interessare individui di ogni età, ciò nonostante rappresenta una delle cause più frequenti di accesso al pronto soccorso in ambito pediatrico, dove è spesso identificata con il termine di croup o laringite ipoglottica.
Indice dei contenuti
- Classificazione: laringite acuta e laringite cronica
- Le cause principali dell’infiammazione laringea
- 1. Infezioni virali e batteriche
- 2. Fattori irritanti e ambientali
- 3. Sforzo vocale e traumi meccanici
- Patologie correlate: il ruolo del reflusso gastroesofageo
- Come si manifesta la laringite: i sintomi comuni
- 1. Alterazioni della voce
- 2. Sintomi respiratori e irritativi
- 3. Sintomi sistemici e sensoriali
- La laringite pediatrica (Croup o laringite ipoglottica)
- Vulnerabilità delle vie aeree nel bambino
- La recrudescenza notturna
- 4. Segni clinici specifici nell’infanzia
- Come fare la diagnosi di laringite?
- Trattamenti e rimedi per il recupero della voce
- 1. Gestione comportamentale e domiciliare
- 2. Terapia farmacologica
- 3. Utilizzo degli antibiotici
- 4. Supporto logopedico
- Come prevenire la laringite?
- 1. Igiene personale e controllo delle infezioni
- 2. Gestione dell’ambiente domestico e lavorativo
- 3. Riduzione degli agenti irritanti e stile di vita
- Quando consultare un medico e intervenire prontamente?
- Criteri di valutazione per gli adulti
- Segnali di emergenza in ambito pediatrico
- Domande frequenti (FAQ)
Classificazione: laringite acuta e laringite cronica
La distinzione clinica tra le diverse tipologie di infiammazione laringea si basa principalmente sulla durata della sintomatologia e sulla natura delle cause scatenanti. Si individuano due categorie principali: la laringite acuta e la laringite cronica.
- laringite acuta: rappresenta la forma più comune della patologia e si caratterizza per un’insorgenza improvvisa dei disturbi, i quali tendono a raggiungere l’apice della gravità in tempi brevi. Nella maggior parte dei casi, questo processo flogistico ha una durata limitata, stimabile in circa 10 giorni, e tende a risolversi spontaneamente con il riposo e l’eliminazione dei fattori scatenanti. Le cause predominanti sono ricollegabili a infezioni di natura virale o a episodi isolati di eccessivo sforzo vocale;
- laringite cronica: condizione in cui i sintomi persistono per un periodo superiore alle tre settimane. A differenza della forma acuta, le manifestazioni cliniche della forma cronica possono progredire lentamente e peggiorare in modo graduale nel corso del tempo. Questa persistenza è spesso il segnale di un’esposizione prolungata ad agenti irritanti o della presenza di patologie sistemiche. Tra i principali fattori responsabili della cronicità si annoverano:
- l’inalazione costante di fumo di sigaretta o sostanze tossiche ambientali;
- l’abuso cronico di alcol;
- la presenza di malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE);
- infezioni fungine, riscontrabili con maggiore frequenza in soggetti immunocompromessi o in pazienti che utilizzano regolarmente inalatori corticosteroidi per il trattamento dell’asma.
L’individuazione della tempistica di insorgenza e della durata dei disturbi è un passaggio propedeutico fondamentale per orientare lo specialista verso la corretta diagnosi e il successivo protocollo di cura.
Le cause principali dell’infiammazione laringea
L’eziologia della laringite comprende un ampio spettro di fattori, distinguibili tra agenti infettivi e stimoli irritativi di natura meccanica o chimica.
L’individuazione della causa scatenante è determinante per stabilire l’adeguatezza del percorso terapeutico.
Le infezioni di origine virale costituiscono la causa più frequente di laringite acuta. I patogeni coinvolti appartengono spesso alle medesime famiglie responsabili delle comuni sindromi influenzali e del raffreddore.
Tra i principali troviamo:
- Virus parainfluenzali (particolarmente rilevanti in ambito pediatrico);
- Virus dell’influenza e Rhinovirus;
- Virus Respiratorio Sinciziale (VRS);
- Coronavirus e Adenovirus.
Le forme di natura batterica risultano significativamente più rare, ma possono dar luogo a manifestazioni cliniche severe. Un esempio rilevante è rappresentato dall’epiglottite, un’infiammazione della cartilagine posta alla base della lingua causata dal batterio Haemophilus influenzae di tipo b; grazie alla diffusione delle campagne vaccinali, questa condizione è oggi divenuta sporadica.
2. Fattori irritanti e ambientali
L’esposizione prolungata a sostanze nocive è strettamente correlata alla cronicizzazione dell’infiammazione. Il fumo di sigaretta, sia esso attivo o passivo, è considerato l’agente irritante di maggiore impatto, poiché entra in contatto diretto con le corde vocali prima di raggiungere i polmoni.
Altri fattori ambientali e comportamentali sono i seguenti:
- inalazione di smog, polveri industriali e sostanze chimiche tossiche;
- abuso di bevande alcoliche, che aggrava lo stato di disidratazione e irritazione delle mucose;
- presenza di sinusite cronica, che può causare il passaggio di secrezioni infette verso la laringe.
3. Sforzo vocale e traumi meccanici
Il cosiddetto trauma vocale deriva da un utilizzo improprio o eccessivo dell’apparato fonatorio.
Gridare, cantare a volumi elevati o parlare per periodi prolungati senza pause adeguate può provocare un’infiammazione acuta delle corde vocali.
Se questo comportamento è reiterato nel tempo, può indurre alterazioni strutturali della mucosa, come la formazione di noduli o polipi.
Patologie correlate: il ruolo del reflusso gastroesofageo
Una causa spesso sottovalutata di laringite cronica è la malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE). La risalita di acidi o gas gastrici dallo stomaco verso l’esofago può raggiungere la laringe, determinando un’irritazione chimica persistente della mucosa faringolaringea.
Questo fenomeno si manifesta frequentemente con una sensazione di “corpo estraneo” in gola, tosse cronica e necessità di schiarirsi frequentemente la voce.
Infine, anche le reazioni allergiche e alcune malattie esantematiche (come morbillo o pertosse) possono annoverare la laringite tra le possibili complicanze cliniche.
Come si manifesta la laringite: i sintomi comuni
I sintomi della laringite sono strettamente correlati all’entità dell’edema delle corde vocali e all’eventuale coinvolgimento delle strutture limitrofe.
Le manifestazioni possono variare da lievi alterazioni del tono vocale a significative difficoltà respiratorie.
1. Alterazioni della voce
Il sintomo principale dell’infiammazione laringea è rappresentato dalla variazione della qualità della voce. Si possono distinguere diversi gradi di interessamento:
- disfonia o raucedine: la voce appare roca, faticosa, meno squillante o caratterizzata da un tono insolitamente basso;
- afonia: nei casi più severi si verifica la perdita totale della capacità di emettere suoni, rendendo impossibile la fonazione;
- variazioni del tono: le corde vocali, appesantite dall’infiammazione, non vibrano correttamente, alterando la normale modulazione vocale.
2. Sintomi respiratori e irritativi
L’irritazione della mucosa laringea e il restringimento delle vie aeree superiori generano alcuni segnali caratteristici, tra cui i seguenti:
- tosse abbaiante: definita anche tosse “da foca” o “metallica”, presenta un timbro profondo e secco, molto diverso dalla tosse comune. È spesso il segno distintivo di un interessamento dell’area ipoglottica;
- stridore inspiratorio: un rumore aspro e acuto udibile durante l’inspirazione, causato dal passaggio forzato dell’aria attraverso un lume ristretto. Nelle forme lievi può presentarsi solo durante sforzi o pianto, mentre nelle forme severe è udibile anche a riposo;
- sensazione di corpo estraneo: indicata spesso come vellichio o prurito in gola, che induce la necessità costante di raschiare la gola.
3. Sintomi sistemici e sensoriali
Oltre ai sintomi specifici dell’apparato respiratorio, la laringite può essere accompagnata da disturbi di carattere generale, come:
- mal di gola (faringodinia): dolore o fastidio localizzato che può accentuarsi durante la deglutizione;
- disfagia: difficoltà nel deglutire cibi solidi o liquidi a causa del gonfiore dei tessuti;
- febbre: solitamente modesta (febbricola) se l’origine è virale, mentre può risultare più elevata in presenza di complicanze batteriche;
- secchezza: sensazione di gola arida e persistente bisogno di liquidi.
La sintomatologia tende spesso ad aggravarsi durante le ore notturne, a causa della posizione supina e della naturale variazione dei livelli ormonali, in particolare del cortisolo, che può influenzare lo stato infiammatorio delle mucose.
La laringite pediatrica (Croup o laringite ipoglottica)
Come accennato prima, la laringite rappresenta una delle patologie respiratorie più frequenti nell’infanzia, interessando prevalentemente i bambini di età compresa tra i 6 mesi e i 6 anni, con un picco di incidenza nel secondo anno di vita.
In ambito pediatrico, l’infiammazione è spesso indicata con i termini di Croup o laringospasmo.
Vulnerabilità delle vie aeree nel bambino
La particolare incidenza della laringite nei primi anni di vita è riconducibile a ragioni anatomiche. Le vie respiratorie dei bambini sono strutturalmente più piccole e strette rispetto a quelle degli adulti; di conseguenza, anche un edema (gonfiore) di modesta entità può causare un restringimento significativo del lume laringeo, ostacolando il normale passaggio dell’aria.
È stato osservato che la patologia è raramente riscontrabile nei neonati sotto i 6 mesi, probabilmente grazie alla protezione immunitaria garantita dagli anticorpi materni (IgG) trasmessi durante la gravidanza. Dopo i 6 anni, la crescita delle strutture laringee riduce progressivamente il rischio di ostruzione grave.
La recrudescenza notturna
Una caratteristica peculiare della laringite pediatrica è la comparsa improvvisa o il peggioramento dei sintomi durante le ore notturne.
Perché accade? Dipende dalla variazione dei livelli di cortisolo nel sangue. Questo ormone, che possiede naturali proprietà antinfiammatorie, raggiunge la massima concentrazione intorno alle ore 8:00 del mattino per poi diminuire progressivamente, toccando i livelli minimi tra le ore 23:00 e le 04:00.
La riduzione fisiologica del cortisolo favorisce l’accentuazione dell’infiammazione e del gonfiore dei tessuti laringei durante il riposo notturno.
4. Segni clinici specifici nell’infanzia
Nel bambino, la laringite si manifesta con una combinazione di sintomi tipici che richiedono attenta osservazione da parte dei genitori:
- tosse abbaiante;
- stridore prodotto durante l’inspirazione, che può intensificarsi se il bambino è agitato o in preda al pianto;
- rientramenti toracici: nei casi di maggiore impegno respiratorio, si possono osservare delle rientranze a livello del giugulo (la fossetta alla base del collo) o tra le costole, segno dell’utilizzo della muscolatura accessoria per respirare.
Nella maggior parte dei casi si tratta di forme lievi o moderate che si risolvono entro 48-72 ore, ma la rapidità con cui i sintomi possono evolvere richiede un monitoraggio costante e una corretta gestione dell’ambiente domestico per favorire il benessere del piccolo paziente.
Come fare la diagnosi di laringite?
La diagnosi di laringite viene formulata principalmente attraverso l’anamnesi e l’esame obiettivo, valutando la tipologia della tosse, la qualità della voce e la presenza di eventuali difficoltà respiratorie. Nei casi pediatrici comuni, l’osservazione dei segni clinici tipici è spesso sufficiente per definire il quadro infiammatorio senza ricorrere a esami di laboratorio o indagini invasive.
Qualora i sintomi risultino persistenti (oltre le due o tre settimane) o di entità particolarmente severa, si rende necessario l’intervento del medico specialista in otorinolaringoiatria per un’ispezione approfondita delle vie aeree superiori. Lo strumento diagnostico d’elezione è la laringoscopia, che può essere eseguita secondo diverse modalità a seconda della complessità del caso:
- laringoscopia indiretta: procedura rapida effettuata mediante l’utilizzo di un piccolo specchietto posizionato in fondo alla gola e una fonte luminosa, utile per una prima visualizzazione delle corde vocali;
- laringoscopia diretta (o fibrolaringoscopia): esame condotto tramite un tubicino flessibile a fibre ottiche (fibrolaringoscopio) introdotto attraverso le cavità nasali. Una microtelecamera integrata permette di esplorare la laringe in dettaglio, valutando l’entità dell’edema, la corretta motilità delle corde vocali e l’integrità della mucosa.
Nei quadri clinici cronici, o laddove si sospetti la presenza di alterazioni tissutali, possono essere disposti accertamenti di secondo livello:
- esame bioptico: prelievo di un campione di tessuto laringeo, talvolta eseguito in narcosi, fondamentale per escludere neoformazioni o patologie oncologiche in presenza di sintomi persistenti nell’adulto;
- diagnostica per immagini: l’impiego della TAC (Tomografia Assiale Computerizzata) o della RMN (Risonanza Magnetica Nucleare) consente di studiare l’estensione dell’infiammazione e l’eventuale coinvolgimento delle strutture circostanti o la presenza di masse;
- Narrow Band Imaging (NBI): una tecnologia avanzata di imaging ottico che, evidenziando la vascolarizzazione della mucosa, facilita la diagnosi precoce di lesioni precancerose, come le leucoplachie, o di formazioni polipoidi derivanti da sforzo vocale cronico.
L’iter diagnostico così strutturato è finalizzato a distinguere le forme virali da condizioni cliniche che richiedono interventi terapeutici specifici o correzioni comportamentali a lungo termine.
Trattamenti e rimedi per il recupero della voce
La maggior parte delle laringiti acute ha un’origine virale e, pertanto, tende alla risoluzione spontanea nell’arco di una settimana senza la necessità di cure specifiche.
L’approccio terapeutico è volto principalmente ad accelerare la guarigione, alleviare i disturbi e prevenire complicanze.
Vediamo come si procede.
1. Gestione comportamentale e domiciliare
Il pilastro fondamentale per il recupero della funzionalità delle corde vocali è il riposo vocale. Si raccomanda di evitare di parlare se non strettamente necessario e di non utilizzare un tono di voce troppo alto.
Sussurrare è controindicato, in quanto tale pratica richiede uno sforzo muscolare laringeo superiore rispetto alla fonazione normale, rischiando di peggiorare l’infiammazione.
Parallelamente, è necessaria una corretta idratazione: bere molta acqua aiuta a mantenere l’umidità delle mucose, facilitando la fluidificazione delle secrezioni. Al contrario, viene suggerito di evitare bevande alcoliche o contenenti caffeina, poiché possono favorire la disidratazione dei tessuti.
2. Terapia farmacologica
Qualora la sintomatologia richieda un intervento farmacologico, il medico può prescrivere diverse tipologie di trattamento:
- corticosteroidi: rappresentano la terapia d’elezione per ridurre l’edema delle corde vocali e migliorare rapidamente la respirazione e il tono della voce. Possono essere somministrati per via orale (es. Desametasone, Prednisone, Betametasone) o per via inalatoria tramite aerosol (es. Budesonide). Entrambe le modalità presentano un’efficacia sovrapponibile. In casi di estrema gravità in ambito ospedaliero, può essere utilizzata l’adrenalina per aerosol o la somministrazione endovenosa;
- antipiretici e antinfiammatori: farmaci come il paracetamolo o l’ibuprofene vengono impiegati per il controllo della febbre e del dolore faringeo;
- terapie specifiche per cause secondarie: se la laringite è causata da reflusso gastroesofageo, vengono prescritti inibitori della pompa protonica o antiacidi. Nelle forme di origine allergica, si ricorre all’uso di antistaminici.
3. Utilizzo degli antibiotici
La terapia antibiotica non è indicata nella maggior parte dei casi, essendo la laringite prevalentemente virale.
L’uso di antibiotici è limitato esclusivamente alle forme in cui sia stata accertata un’infezione batterica; in caso contrario, il loro impiego risulta inefficace e potenzialmente controindicato.
4. Supporto logopedico
Nelle situazioni in cui la laringite o l’alterazione del tono vocale siano conseguenti a un uso scorretto della voce (trauma vocale), può essere indicato un percorso di rieducazione logopedica.
Questa forma di fisioterapia della voce consente di apprendere tecniche di fonazione corrette, restituendo performance vocali efficaci e prevenendo la formazione di noduli o polipi cordali.
Come prevenire la laringite?
Non esiste un protocollo di prevenzione assoluto contro la laringite, ma l’adozione di specifiche misure igieniche e comportamentali può ridurre significativamente il rischio di insorgenza o la frequenza degli episodi di flogosi laringea.
Vediamo quali.
1. Igiene personale e controllo delle infezioni
Poiché la maggior parte delle laringiti ha origine virale, il contenimento del contagio rappresenta la prima linea di difesa:
- igiene delle mani: si raccomanda il lavaggio frequente e accurato delle mani per limitare la diffusione di virus respiratori;
- distanziamento: è opportuno evitare, laddove possibile, il contatto ravvicinato con individui che presentano sintomi di infezioni alle alte vie respiratorie, come il comune raffreddore o l’influenza.
2. Gestione dell’ambiente domestico e lavorativo
La qualità dell’aria respirata influisce direttamente sul benessere della mucosa laringea. È necessario garantire un microclima favorevole attraverso:
- umidificazione degli ambienti: l’impiego di umidificatori è utile per contrastare la secchezza dell’aria, specialmente durante i mesi invernali o in presenza di riscaldamento centralizzato. Si consiglia di evitare ambienti eccessivamente caldi e secchi che possono irritare le corde vocali;
- terapia del vapore: l’esposizione a vapori umidi (come la permanenza in bagno con la doccia calda aperta) è un rimedio tradizionalmente consigliato per dare sollievo immediato, anche se alcune fonti scientifiche più recenti ne mettono in discussione il reale razionale sperimentale, non ritenendolo strettamente raccomandato.
3. Riduzione degli agenti irritanti e stile di vita
L’eliminazione dei fattori irritanti è un passaggio cruciale, in particolare per prevenire la cronicizzazione del disturbo:
- abolizione del fumo: è necessario eliminare il fumo di sigaretta e l’esposizione al fumo passivo, poiché i prodotti della combustione irritano e seccano le corde vocali in modo diretto;
- idratazione e dieta: si consiglia l’assunzione di abbondanti liquidi per mantenere le mucose idratate. È inoltre opportuno limitare il consumo di bevande alcoliche, caffeina e cibi eccessivamente piccanti, che possono favorire la disidratazione o stimolare il reflusso gastroesofageo;
- igiene vocale: si suggerisce di evitare l’abitudine di schiarirsi frequentemente la gola o tossire in modo forzato, poiché tali azioni meccaniche aumentano il trauma sulle corde vocali e possono peggiorare lo stato infiammatorio.
Quando consultare un medico e intervenire prontamente?
La laringite è spesso una condizione autolimitante, ma la presenza di determinati segni clinici impone una consultazione medica tempestiva o l’accesso immediato alle strutture di emergenza.
Criteri di valutazione per gli adulti
Per i soggetti adulti, il principale segnale di allerta è rappresentato dalla persistenza dei disturbi vocali. Si raccomanda di consultare un medico specialista qualora la raucedine o le alterazioni del tono della voce si protraggano per un periodo superiore alle due o tre settimane.
Questo monitoraggio è di fondamentale importanza, specialmente in presenza di fattori di rischio quali il fumo di sigaretta o l’abuso di alcol, per escludere la presenza di lesioni precancerose o neoformazioni laringee.
Segnali di emergenza in ambito pediatrico
Nel bambino, data la ridotta dimensione delle vie aeree, il peggioramento della sintomatologia può avvenire con rapidità.
È necessario condurre il bambino in Pronto Soccorso o contattare d’urgenza il pediatra in presenza dei seguenti segnali di allarme:
- età inferiore ai 6 mesi: a causa della vulnerabilità delle vie respiratorie nei lattanti;
- stridore inspiratorio a riposo: se il rumore aspro durante la respirazione è chiaramente udibile anche quando il bambino non è agitato o sotto sforzo;
- difficoltà respiratoria (dispnea): evidenziata da respirazione accelerata, rumori respiratori ingravescenti o rientramenti toracici e al giugulo;
- cianosi o pallore: se la cute, le labbra o le unghie presentano un colorito bluastro o un pallore estremo;
- difficoltà di deglutizione e scialorrea: presenza di salivazione abbondante, impossibilità di deglutire o difficoltà a piangere e parlare;
- alterazione dello stato di coscienza: se il bambino appare eccessivamente abbattuto, disorientato, confuso o insolitamente irritabile;
- febbre elevata: se accompagnata da un peggioramento generale delle condizioni o se superiore a 38,5°C.
In presenza di una combinazione di questi sintomi, si rende necessario un intervento medico immediato per la gestione dell’ostruzione respiratoria e la stabilizzazione delle funzioni vitali.
Domande frequenti (FAQ)
Nella maggior parte dei casi, la laringite acuta ha una durata limitata. I sintomi tendono a risolversi in un arco temporale compreso tra i 3 e i 10 giorni. Se la raucedine o le alterazioni della voce persistono oltre le tre settimane, la condizione viene definita cronica e richiede un approfondimento specialistico.
Il peggioramento notturno è legato alla riduzione fisiologica dei livelli di cortisolo nel sangue, che raggiungono il minimo tra le ore 23:00 e le 04:00. Essendo il cortisolo un potente antinfiammatorio naturale, il suo calo favorisce l’aumento dell’edema (gonfiore) dei tessuti laringei. Anche la posizione distesa può contribuire a una maggiore percezione dell’ostruzione e dell’irritazione.
No, sussurrare è fortemente sconsigliato. Questa pratica richiede una tensione delle corde vocali superiore rispetto alla fonazione normale, ostacolando il processo di guarigione delle mucose infiammate. Il rimedio più efficace per il recupero è il riposo vocale assoluto.
Poiché la forma acuta è prevalentemente causata da virus respiratori (come influenza, parainfluenza e virus respiratorio sinciziale), la patologia è contagiosa. La trasmissione avviene attraverso le goccioline di saliva disperse con la tosse o gli starnuti; pertanto, l’igiene delle mani e il distanziamento dai soggetti infetti sono misure preventive fondamentali.
Il primo intervento consiste nel mantenere il bambino tranquillo, poiché l’agitazione e il pianto peggiorano l’ostruzione respiratoria. Si consiglia di fargli assumere una posizione seduta o confortevole e, se suggerito dal pediatra, di esporlo a un ambiente umidificato. Se si tratta del primo episodio, è sempre necessaria una valutazione medica per confermare la diagnosi.
In caso di laringite, i sedativi della tosse non sono indicati. La tosse è un riflesso della laringe infiammata e ristretta; l’uso di sedativi non agisce sulla causa del gonfiore e potrebbe mascherare segnali di peggioramento respiratorio. La terapia d’elezione rimane l’uso di corticosteroidi prescritti dal medico per ridurre l’infiammazione dei tessuti.

