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Afasia: cos’è e quali sono le principali cause

da | Nov 9, 2020 | Disturbi Cognitivi, Sanità Integrativa | 0 commenti

L’afasia è un disturbo acquisito del linguaggio risultante da lesioni cerebrali in aree specificamente deputate alla codifica e decodifica dei segnali comunicativi. Questa condizione compromette l’uso dei sistemi simbolici necessari all’interazione, influenzando sia la produzione verbale e scritta sia la comprensione del linguaggio parlato e testuale. 

Contrariamente a quanto si possa pensare, però, l’afasia non è una malattia geriatrica; nonostante l’incidenza aumenti con l’avanzare dell’età, essa può manifestarsi in ogni fase della vita.

Secondo i dati riportati dalla A.IT.A. (Associazioni Italiane Afasici), infatti, l’impatto epidemiologico dell’afasia è il seguente:

  • soggetti affetti in Italia: circa 150.000 persone;
  • incidenza annua: stimata tra 20.000 e 26.000 nuovi casi, prevalentemente riconducibili a eventi vascolari;
  • distribuzione anagrafica: maggiore prevalenza nei soggetti sopra i 65 anni, ma con occorrenza possibile a qualsiasi età.

Linguaggio e cervello: cosa c’è da sapere?

Prima di approfondire la natura della afasia, è utile spiegare qual è il legame tra linguaggio e cervello e quali sono le aree di quest’ultimo deputate, appunto, alla parola. 

L’organizzazione neurologica delle funzioni linguistiche è localizzata, nella quasi totalità dei destrimani e nella maggior parte dei mancini, nell’emisfero cerebrale sinistro, definito emisfero dominante. 

All’interno di questa struttura, diverse aree e connessioni operano in sinergia per permettere la facoltà di parola:

  • Area di Broca: situata nel lobo frontale, questa regione coordina la programmazione e la produzione del linguaggio. Una lesione in tale sede limita la capacità di articolare suoni e costruire strutture sintattiche corrette.
  • Area di Wernicke: localizzata nella circonvoluzione temporale postero-superiore dell’emisfero dominante, questa zona presiede alla comprensione del linguaggio e al riconoscimento dei simboli uditivi, visivi e tattili.
  • Fascicolo arcuato: si tratta di un fascio di sostanza bianca che funge da via di collegamento tra le aree anteriori e posteriori. Questa struttura è specificamente responsabile della funzione di ripetizione; un danno a questo livello determina l’incapacità di ripetere stimoli verbali, pur mantenendo altre capacità linguistiche.

Quali sono le cause dell’afasia?

Secondo le linee guida, le cause dell’afasia vengono classificate in tre categorie principali in base alla modalità di insorgenza e alla natura del danno cerebrale.

Nel dettaglio:

  • Eventi Acuti:
    • ictus: causa primaria, distinguibile in ischemico (occlusione vascolare) o emorragico (rottura di un vaso);
    • traumi cranici: lesioni provocate da impatti esterni con danni focali o diffusi;
    • infezioni: processi infiammatori come le encefaliti che colpiscono il tessuto cerebrale.
  • Malattie Progressive:
    • tumori cerebrali: masse neoplastiche che invadono o comprimono i centri del linguaggio;
    • malattie neurodegenerative: portano a un deterioramento graduale delle funzioni linguistiche, configurando l’Afasia Progressiva Primaria (APP), spesso associata a quadri come la malattia di Alzheimer.
  • Episodi Transitori:
    • deficit momentanei della comunicazione che possono manifestarsi durante crisi convulsive, attacchi di emicrania o Attacchi Ischemici Transitori (TIA).

Le diverse tipologie di afasia

La moderna pratica clinica classifica le afasie principalmente attraverso la distinzione tra forme fluenti e non fluenti, analizzando la qualità dell’eloquio e la conservazione della comprensione.

In questa classificazione, ci torna utile l’elenco delle aree del cervello deputate al linguaggio su illustrare:

  • afasia non fluente (di Broca): l’eloquio è lento, faticoso e caratterizzato da agrammatismo. La produzione è ridotta a poche parole o frasi semplici, ma la comprensione e la capacità di concettualizzare rimangono relativamente conservate;
  • afasia fluente (di Wernicke): la produzione verbale è abbondante ma priva di nessi logici e semantici, con frequente uso di parole errate o inesistenti. Si associa spesso ad alessia e anosognosia, ovvero la totale mancanza di consapevolezza del disturbo da parte del paziente;
  • afasia globale: rappresenta la forma più severa, con una compromissione totale sia delle capacità espressive che di quelle ricettive;
  • afasia anomica: il sintomo predominante è l’anomia, ovvero la difficoltà nel reperire i nomi degli oggetti, nonostante un eloquio fluente e una comprensione integra;
  • afasia di conduzione: caratterizzata da un deficit elettivo nella ripetizione di parole e frasi, causato dalla disconnessione tra le aree della produzione e della comprensione.

Qual è la differenza tra afasia e disartria?

L’afasia e la disartria sono due disturbi della comunicazione di diversa natura, sebbene possano spesso presentarsi contemporaneamente in seguito a una lesione cerebrale.

Mentre l’afasia è un disturbo del linguaggio che comporta un’alterazione della capacità di comprendere o esprimere le parole o i loro equivalenti non verbali, la disartria è un’alterazione delle vie motorie e dei muscoli che producono materialmente il linguaggio parlato. 

L’afasia deriva da un alterato funzionamento dei centri del linguaggio a livello cerebrale. La disartria è invece causata da lesioni ai muscoli o ai nervi linguo-bucco-facciali che regolano la coordinazione motoria necessaria per parlare.

Semplificando, con l’afasia il paziente è in grado di emettere dei suoni e delle parole, anche se non sempre di senso compiuto o comprensibili, mentre nel caso della disartria non riesce a farlo, perché i muscoli necessari per parlare non funzionano

Quali sono i sintomi dell’afasia?

I sintomi dell’afasia variano considerevolmente in base alla sede e all’estensione della lesione cerebrale. Il disturbo può manifestarsi improvvisamente (come dopo un ictus) o svilupparsi gradualmente (nel caso di malattie neurodegenerative).

I principali sintomi possono essere suddivisi in difficoltà di espressione e di comprensione:

  • Difficoltà di espressione (Afasia Motoria o di Broca): in questa forma, la capacità di produrre il linguaggio è compromessa, mentre la comprensione resta relativamente conservata. I sintomi includono:
    • eloquio non fluente: la produzione verbale è lenta, faticosa e interrotta da frequenti pause;
    • agrammatismo: tendenza a usare frasi brevi, omettendo preposizioni, articoli e congiunzioni, o utilizzando i verbi solo all’infinito;
    • anomia: la difficoltà sistematica nel trovare le parole giuste o i nomi degli oggetti;
    • parafasie: produzione di parole “storpiate” (parafasie fonemiche) o sostituzione della parola bersaglio con termini errati ma correlati (es. dire “tavolo” invece di “sedia”);
    • agrafia: perdita della capacità di scrivere, spesso associata a difficoltà nella lettura ad alta voce;
    • frustrazione: il paziente è solitamente consapevole dei propri errori, il che può causare un forte disagio emotivo.
  • Difficoltà di comprensione (Afasia Sensoriale o di Wernicke): in questo caso, il paziente ha difficoltà a interpretare i messaggi ricevuti, sebbene l’eloquio risulti spesso fluido. I sintomi comprendono:
    • eloquio fluente ma privo di senso: il paziente parla in modo rapido e con prosodia normale, ma il discorso è spesso un’accozzaglia di parole incomprensibili;
    • grave deficit di comprensione: difficoltà a capire il linguaggio parlato, scritto e talvolta anche i gesti o i simboli;
    • anosognosia: la mancanza di consapevolezza dei propri errori comunicativi. Il paziente spesso non si rende conto che il suo linguaggio è incomprensibile agli altri;
    • alessia: perdita della capacità di leggere e comprendere le parole scritte.

Sintomi dell’Afasia Progressiva Primaria (APP)

Nelle forme degenerative, i sintomi compaiono in modo subdolo e peggiorano nel tempo. Inizialmente si manifestano problemi nel trovare le parole o ricordare i nomi di persone conoscenti. 

Con il progredire della condizione, il discorso diventa sempre più vago, incerto e povero di dettagli, fino alla riduzione drastica della partecipazione alle conversazioni.

Disturbi associati (Sintomi non linguistici)

Poiché le lesioni cerebrali possono estendersi ad aree vicine a quelle del linguaggio, all’afasia si associano frequentemente:

  • emiparesi o emiplegia: paralisi o debolezza che colpisce solitamente la parte destra del corpo;
  • emianopsia: perdita della visione nella metà destra del campo visivo;
  • aprassia: difficoltà a compiere gesti coordinati e intenzionali (come vestirsi o usare posate);
  • cambiamenti psicologici: isolamento sociale, imbarazzo, ansia e depressione reattiva dovuta alla perdita dell’autonomia comunicativa.

Come si esegue la diagnosi?

La diagnosi accurata del disturbo afasico si articola attraverso tre fasi metodologiche necessarie per definire il profilo del paziente:

  1. valutazione sindromica: attraverso test che misurano le capacità residue in diversi ambiti, come la produzione spontanea, la comprensione uditiva e scritta, la ripetizione, la lettura e la scrittura – noti come batterie standardizzate (AAT, BDAE, ENPA, BADA) – il clinico classifica il disturbo all’interno dei quadri sintomatologici tradizionali per facilitare la comunicazione tra professionisti;
  2. diagnosi psicolinguistica e cognitiva: questo livello mira a identificare il locus funzionale del danno. L’analisi serve a stabilire se il deficit risieda nel lessico mentale, nel meccanismo di conversione dei suoni o nella perdita delle conoscenze concettuali.
  3. indagini di neuroimaging: l’impiego della tomografia computerizzata e della risonanza magnetica è indispensabile per localizzare la sede anatomica e l’estensione della lesione cerebrale.

L’intero processo diagnostico e riabilitativo segue oggi il modello bio-psico-sociale della Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute (ICF) dell’OMS, che sposta l’obiettivo dalla semplice cura del deficit al potenziamento della partecipazione sociale della persona.

Trattamento e riabilitazione del paziente afasico

Il recupero funzionale richiede un intervento multidisciplinare e precoce, adattato alle specifiche necessità del paziente.

Vediamo quali sono le opzioni disponibili:

  • logopedia e riabilitazione: l’efficacia del trattamento è correlata all’intensità dell’intervento, con protocolli che possono prevedere tra le 5 e le 10 ore settimanali. Il logopedista lavora sul ripristino delle funzioni lese e sullo sviluppo di strategie compensative. È dimostrato che la riabilitazione produce benefici significativi anche in fase cronica, oltre i sei mesi dall’evento scatenante;
  • supporti tecnologici e comunicazione aumentativa: l’integrazione di software computerizzati, realtà virtuale e sistemi di Comunicazione Aumentativa e Alternativa (AAC) permette di aumentare la frequenza degli esercizi e fornire strumenti pratici per l’autonomia quotidiana;
  • neuromodulazione non invasiva: in ambito sperimentale, tecniche come la stimolazione elettrica transcranica a corrente diretta (tDCS) e la stimolazione magnetica transcranica (rTMS) vengono utilizzate per potenziare gli effetti della logopedia, stimolando la plasticità neuronale nelle aree circostanti la lesione.

Sarà il team sanitario a definire il percorso terapeutico e riabilitativo più adatto alle esigenze del paziente. 

Cosa vuol dire vivere con l’afasia?

L’afasia incide profondamente sull’equilibrio emotivo, causando spesso isolamento e depressione, per questo il ruolo dei caregiver (familiari o professionali) è estremamente importante.

Per favorire la comunicazione quotidiana, i caregiver devono adottare protocolli comportamentali precisi:

  • mantenere un contatto oculare costante;
  • parlare lentamente utilizzando frasi brevi e semplici;
  • non anticipare le risposte e non interrompere il tentativo di parola del paziente;
  • utilizzare canali non verbali come gesti, mimica o disegni;
  • chiedere conferma di quanto compreso per validare lo scambio comunicativo.

Per migliorare la qualità della vita del paziente afasico, e accelerare il recupero delle funzionalità linguistiche, è quindi essenziale il contributo di tutti, compresi amici e parenti. 

Domande Frequenti (FAQ)

1. Che cos’è l’afasia?

È un disturbo acquisito del linguaggio dovuto a una lesione cerebrale che compromette la capacità di comprendere o produrre messaggi verbali. Si verifica in persone che avevano già appreso l’uso normale della lingua e non dipende da deficit motori, sensoriali o mentali di base.

2. L’afasia colpisce solo il linguaggio parlato? 

No. Può interessare tutte le modalità linguistiche: il parlato, la comprensione uditiva, la lettura e la scrittura. Spesso compromette anche l’uso di gesti simbolici, numeri, immagini e altri equivalenti non verbali delle parole.

3. Chi soffre di afasia perde anche l’intelligenza? 

No. L’afasia non altera l’intelligenza o la capacità di provare sentimenti. Le persone afasiche mantengono spesso intatte le abilità di ragionamento pratico e risoluzione di problemi, anche se hanno enormi difficoltà a comunicare i propri pensieri.

4. Quali sono le cause più comuni dell’afasia? 

La causa principale è l’ictus cerebrale (ischemia o emorragia), responsabile di circa l’85% dei casi. Altre cause frequenti includono traumi cranici, tumori cerebrali, infezioni del sistema nervoso (encefaliti) e malattie neurodegenerative come l’Alzheimer.

5. Esiste un’afasia che peggiora nel tempo? 

Sì, è chiamata Afasia Progressiva Primaria (APP). A differenza delle forme causate da un evento acuto (come l’ictus) che tendono a stabilizzarsi o migliorare, l’APP deriva da una degenerazione neuronale lenta e i disturbi del linguaggio peggiorano gradualmente.

6. Perché l’afasia colpisce solitamente la parte sinistra del cervello? 

Perché nella stragrande maggioranza degli individui (quasi tutti i destrimani e circa il 70% dei mancini) le aree specializzate nel linguaggio si trovano nell’emisfero sinistro. Di conseguenza, una lesione in queste zone specifiche causa deficit linguistici.

7. Qual è la differenza tra Afasia di Broca e Afasia di Wernicke? 

L’afasia di Broca è “non fluente”: il paziente parla con fatica, usa frasi brevi e omette congiunzioni, ma capisce bene. L’afasia di Wernicke è “fluente”: il paziente parla molto ma in modo incomprensibile e ha gravi difficoltà a capire ciò che gli viene detto.

8. Cos’è l’afasia globale? 

È la forma più grave, causata da lesioni estese che colpiscono tutti i centri del linguaggio. Il paziente presenta una perdita quasi totale della capacità di parlare, comprendere, leggere e scrivere, sebbene possa talvolta mantenere l’uso di stereotipie verbali o linguaggi automatici.

9. Cosa significa “anomia”? 

È la difficoltà sistematica nel recuperare i nomi corretti di oggetti o persone, descritta spesso come la sensazione di avere la parola “sulla punta della lingua”. È un sintomo molto comune presente in quasi tutte le tipologie di afasia.

10. Si può guarire dall’afasia? 

La prognosi dipende dalla gravità e dalla sede della lesione. Sebbene sia frequente una non completa remissione, la riabilitazione può portare a miglioramenti significativi e soddisfacenti, con casi di guarigione completa soprattutto se il danno è limitato.

11. Qual è il ruolo del logopedista nel trattamento dell’afasia? 

Il logopedista effettua la valutazione diagnostica, pianifica il percorso riabilitativo per recuperare le funzioni lese e insegna al paziente e alla famiglia strategie alternative per migliorare la comunicazione e la partecipazione alla vita quotidiana.

12. Come posso comunicare meglio con una persona afasica? 

Bisogna guardare la persona in viso, parlare lentamente con frasi brevi, usare domande semplici che richiedano un “sì” o un “no” e concedere tutto il tempo necessario per rispondere, senza interrompere o finire le frasi al posto suo.

ATTENZIONE:
Le informazioni qui riportate hanno carattere divulgativo e orientativo, non sostituiscono la consulenza medica. Eventuali decisioni che dovessero essere prese dai lettori, sulla base dei dati e delle informazioni qui riportati sono assunte in piena autonomia decisionale e a loro rischio.