Cardiochirurgia in C.E.C.: cos’è la circolazione extracorporea?

da | Nov 5, 2026 | Malattie Cardiovascolari, Sanità Integrativa

Durante alcuni interventi sul cuore è necessario fermarne temporaneamente il battito. La circolazione extracorporea, abbreviata in C.E.C., permette di mantenere il sangue in movimento e di ossigenarlo grazie a un’apparecchiatura esterna al corpo, chiamata macchina cuore-polmone. 

Gli organi continuano così a ricevere il sangue necessario mentre si esegue l’operazione.

Quando si parla di cardiochirurgia in C.E.C., quindi, si fa riferimento a un intervento cardiaco eseguito con questo supporto. La tecnica può essere impiegata, per esempio, per operare sulle valvole o realizzare un bypass coronarico. 

La cardiochirurgia in C.E.C. è prevista all’interno dell’elenco di interventi chirurgici coperti dai Piani Sanitari FASDA.

Che cosa sostituisce la macchina cuore-polmone

Normalmente il cuore spinge il sangue nei vasi, mentre nei polmoni il sangue si arricchisce di ossigeno ed elimina anidride carbonica. Durante la circolazione extracorporea queste funzioni vengono svolte da un circuito esterno, collegato all’organismo attraverso appositi tubi, chiamati cannule.

Il sangue viene quindi prelevato dal circolo venoso, generalmente dall’atrio destro o dalle grandi vene che vi arrivano, e passa in un ossigenatore. Qui avvengono gli scambi dei gas. Una pompa rimanda poi il sangue ossigenato nel sistema arterioso, in genere attraverso l’aorta, perché possa raggiungere gli organi. Il circuito permette anche di controllarne la temperatura.

La gestione della macchina è affidata al personale specializzato in perfusione cardiovascolare, che lavora insieme all’équipe chirurgica e anestesiologica. La C.E.C. si svolge durante l’anestesia generale: la persona operata non è cosciente e non avverte la procedura.

Quando si usa in cardiochirurgia

La C.E.C. consente di lavorare sul cuore quando l’intervento richiede che sia temporaneamente fermo e che le cavità cardiache siano prive di sangue. Tra gli impieghi rientrano la riparazione o sostituzione delle valvole cardiache, alcuni interventi sull’aorta, i bypass coronarici e la correzione di malformazioni cardiache presenti dalla nascita.

Non tutti gli interventi cardiaci richiedono la circolazione extracorporea. In alcune persone, per esempio, il bypass coronarico può essere eseguito a cuore battente senza questa macchina. La possibilità di utilizzare una tecnica dipende dall’intervento e dalle condizioni cliniche, e viene valutata dall’équipe che segue il caso.

Come si protegge il cuore durante l’intervento

Quando occorre fermare il cuore, si utilizzano soluzioni particolari che ne arrestano temporaneamente l’attività e proteggono il muscolo cardiaco. Questa procedura prende il nome di cardioplegia. Nel frattempo, la macchina cuore-polmone mantiene la circolazione nel resto dell’organismo.

A conclusione della riparazione chirurgica viene ripristinato l’afflusso di sangue al cuore. La circolazione extracorporea viene poi ridotta e sospesa gradualmente, quando cuore e polmoni sono in grado di riprendere il proprio lavoro.

La durata del supporto dipende dalla procedura: non coincide necessariamente con l’intera durata dell’operazione. La macchina può sostenere la circolazione anche per diverse ore, consentendo di effettuare interventi complessi.

Quali rischi comporta la circolazione extracorporea

La C.E.C. è una tecnica consolidata, ma può contribuire allo sviluppo di complicanze. Il contatto del sangue con le superfici artificiali del circuito può attivare una risposta infiammatoria e modificare i meccanismi della coagulazione. La ricerca sui circuiti di perfusione mira anche a limitare questi effetti e la necessità di trasfusioni. 

Se l’apporto di sangue agli organi risulta insufficiente, possono verificarsi danni, in particolare a carico del cervello e dei reni. Un’insufficienza renale già presente prima dell’intervento può peggiorare; in alcuni casi possono essere necessari trattamenti dialitici.

Per un approfondimento sull’insufficienza renale cronica e sulla copertura delle sedute di dialisi in ambito extraospedaliero, si rimanda all’articolo Insufficienza renale cronica: la copertura FASDA per le sedute di dialisi.  

Il rischio varia secondo l’intervento e le condizioni della persona: la valutazione individuale avviene con l’équipe prima dell’operazione.

C.E.C. ed ECMO sono la stessa cosa?

L’ECMO, ossia ossigenazione extracorporea a membrana, è una forma di supporto extracorporeo utilizzata in situazioni di grave insufficienza respiratoria e/o cardiaca. Il principio di far passare il sangue in un circuito esterno è simile, ma finalità e apparecchiature differiscono.

La C.E.C. cardiochirurgica serve a sostenere la circolazione durante l’operazione. L’ECMO può invece proseguire per giorni o settimane, sostenendo gli organi mentre si valuta o si attende il recupero della loro funzione. I due termini non sono quindi intercambiabili.

La copertura FASDA per la cardiochirurgia in C.E.C.

Nei Piani Sanitari per il personale dipendente dei servizi ambientali e delle imprese pubbliche funerarie, la voce Cardiochirurgia in C.E.C. è inclusa nell’elenco degli interventi chirurgici. 

La copertura riguarda il ricovero per l’intervento, secondo le condizioni previste dallo specifico Piano Sanitario.

Il ricovero nel Servizio Sanitario Nazionale

Per il ricovero effettuato nel SSN, i Piani prevedono il rimborso delle eventuali spese per trattamento alberghiero o ticket rimasti a carico della persona iscritta, entro i limiti delle singole garanzie.

Se non viene richiesto alcun rimborso per il ricovero né per le prestazioni connesse, è prevista un’indennità sostitutiva di 200 euro per ogni notte di degenza, fino a un massimo di 150 giorni per ricovero. Questa indennità non si somma ai rimborsi relativi allo stesso evento.

Per richiederla serve la copia della cartella clinica completa della scheda di dimissione ospedaliera, conforme all’originale. La gestione delle richieste relative al ricovero e all’indennità avviene attraverso UniSalute, secondo le istruzioni presenti nella guida al Piano Sanitario.

Per i ticket ambulatoriali SSN, invece, la richiesta si presenta attraverso il Portale rimborsi nell’area riservata del sito FASDA, allegando copia del documento di spesa e della richiesta medica contenente la patologia presunta o accertata. 

Per maggiori informazioni, si invita a consultare la nostra Guida ai rimborsi FASDA: istruzioni per una gestione corretta delle richieste. 

L’assistenza nella rete convenzionata

È prevista anche l’assistenza presso strutture e con personale convenzionati da UniSalute per FASDA. Occorre ottenere l’autorizzazione preventiva e verificare il convenzionamento sia della struttura sia dell’équipe. 

Il limite annuo dell’area ricovero è di 120.000 euro per persona. Sono comprese anche prestazioni necessarie per la stessa malattia o infortunio effettuate nei 100 giorni precedenti e nei 100 giorni successivi al ricovero. Le prestazioni prima del ricovero sono coperte esclusivamente a rimborso; altre voci prevedono limiti propri.

Prima di sostenere una spesa è quindi necessario verificare la specifica garanzia applicabile, l’eventuale autorizzazione e i documenti richiesti. Per il ricovero chirurgico, la documentazione delle prestazioni precedenti e successive va presentata insieme a quella dell’evento a cui si riferisce.

La copertura per familiari e pensionati

La Cardiochirurgia in C.E.C. è prevista anche nei Piani Sanitari per familiari con copertura attiva e persone pensionate. Per i familiari, la copertura deve essere stata attivata secondo le regole del Fondo: il solo legame familiare o il carico fiscale non la rende automatica.

Per queste categorie, l’indennità sostitutiva è di 140 euro per notte, fino a 150 giorni per ricovero, sempre a condizione che non vengano richiesti rimborsi per il ricovero o per le prestazioni connesse. Il limite annuo dell’area ricovero resta di 120.000 euro per persona.

Nella rete UniSalute, il Piano per coniuge, persona convivente e figli dai 16 anni prevede uno scoperto del 10%, mentre quello per i pensionati prevede una franchigia del 10%. In entrambi i casi si tratta di una quota a carico della persona assistita, con condizioni proprie per prestazioni prima del ricovero e assistenza infermieristica privata individuale.

Il Piano per figli sotto i 16 anni non prevede questa quota percentuale, ferme restando le eccezioni e i limiti delle singole voci.

Domande Frequenti (FAQ)

1. Che cosa significa cardiochirurgia in C.E.C.?

Indica un intervento sul cuore eseguito con il supporto della circolazione extracorporea. La macchina cuore-polmone ossigena il sangue e lo rimette in circolo mentre si svolge l’operazione.

2. La circolazione extracorporea è dolorosa?

La procedura avviene durante l’anestesia generale: la persona operata non è cosciente e non avverte il collegamento alla macchina o il suo funzionamento.

3. Quanto dura la circolazione extracorporea?

Non esiste una durata uguale per tutti gli interventi. Il supporto viene mantenuto per il tempo necessario alla procedura e può durare diverse ore.

4. C.E.C. ed ECMO sono la stessa cosa?

Sono entrambe forme di circolazione extracorporea, ma hanno impieghi diversi. La C.E.C. cardiochirurgica sostiene l’organismo durante l’intervento; l’ECMO assiste persone con grave insufficienza cardiaca e/o respiratoria anche per giorni o settimane.

5. L’indennità FASDA si può sommare ai rimborsi del ricovero?

No. L’indennità sostitutiva richiede che non venga domandato alcun rimborso per il ricovero né per le prestazioni connesse. Nei Piani sanitari considerati, è di 200 euro per notte per il personale dipendente e di 140 euro per familiari e persone pensionate, fino a 150 giorni per ricovero.

ATTENZIONE:
Le informazioni qui riportate hanno carattere divulgativo e orientativo, non sostituiscono la consulenza medica. Eventuali decisioni che dovessero essere prese dai lettori, sulla base dei dati e delle informazioni qui riportati sono assunte in piena autonomia decisionale e a loro rischio.