I soggetti affetti da grave insufficienza renale devono spesso fare ricorso a un percorso terapeutico molto complesso, che unisce la somministrazione di farmaci specifici a una tecnica denominata dialisi

Quando i reni non riescono più a svolgere in modo efficace il loro ruolo di filtro naturale del nostro corpo, grazie al quale trattengono ed espellono, attraverso le urine, le sostanze ed i liquidi in eccesso, si va incontro a seri problemi di salute

In questi casi, laddove non fosse possibile procedere a un trapianto di reni per sostituire quelli ormai malfunzionanti, è necessario individuare un sistema che possa sostituirsi ad essi e preservare il nostro organismo. Questo sistema è, appunto, la dialisi

Vediamo insieme cos’è la dialisi, a cosa serve, come funziona e come si esegue. 

Cos’è la dialisi

Come accennato, la dialisi è un trattamento che sostituisce la funzione renale, ovvero agisce in sua vece per svolgere alcune delle azioni essenziali di competenza, appunto, dei reni.  

Questo cosa significa? Che attraverso la dialisi non si guarisce, non si curano insomma i reni, ma si demanda una quota parte delle loro funzioni a un sistema esterno, che, unito all’assunzione di specifici farmaci e a una dieta corretta, può tamponare l’insufficienza renale cronica (IRC). 

Infatti, la dialisi non sostituisce appieno la funzione renale, ma senza di essa, in assenza di un trapianto, il paziente non potrebbe vivere a lungo. 

Quali sono le funzioni dei reni

Quando parliamo di insufficienza renale cronica ci riferiamo a una funzionalità compromessa dei reni, che svolgono, in condizioni normali, delle azioni fondamentali per la nostra salute. 

I reni, infatti, sono responsabili delle seguenti funzioni, indicate in un documento redatto dalla Fondazione Italiana del Rene:

  • depurazione del sangue dai prodotti azotati derivanti dal metabolismo proteico e dai farmaci; 
  • regolazione dell’equilibrio idro-elettrolitico, ovvero rimozione dei liquidi e di sali minerali in eccesso, che influenzano anche la pressione arteriosa; 
  • regolazione dell’equilibrio acido-base, ovvero il mantenimento del livello di pH del sangue a livelli ottimali. 

La dialisi sostituisce queste tre funzioni svolte dai reni, ma non è in grado di intervenire sulle seguenti, per le quali è richiesto un intervento di tipo farmacologico: 

  • produzione ormonale di eritropoietina, che stimola la produzione di globuli rossi a livello del midollo osseo; 
  • produzione di vitamina D attiva, che favorisce l’assorbimento del calcio e il suo deposito a livello osseo.

Quindi, la dialisi è un supporto fondamentale per chi soffre di insufficienza renale cronica grave (precisamente, quando si raggiunge il 5° stadio di IRC), ma è importante ricordare che non è una cura in grado di ripristinare le funzionalità renali ormai compromesse. 

Ad oggi, esistono due tecniche di dialisi, che nel tempo hanno dimostrato di avere eguale efficacia, seppur con differenze sostanziali nella loro esecuzione. 

Stiamo parlando della emodialisi e della dialisi peritoneale. 

Cos’è l’emodialisi

L’emodialisi consiste in un processo di depurazione del sangue, tramite l’impiego di una macchina specifica, dotata di una membrana e di un filtro. 

Il paziente viene collegato alla macchina attraverso un accesso vascolare, ovvero, un punto di prelievo del sangue in grado di fornire regolarmente le grandi quantità richieste per realizzare dialisi efficienti. 

A questo punto, la macchina per l’emodialisi procede a prelevare del sangue dal paziente e a inviarlo, insieme a un liquido dialisato, all’interno del circuito, dove una membrana crea due compartimenti separati, uno in cui finisce il sangue e un altro in cui va, invece, il liquido. 

Il filtro trattiene le sostanze in eccesso che, in condizioni normali, i reni avrebbero espulso tramite le urine. Queste sostanze fluiscono poi nel liquido dialisato, mentre altre presenti in esso, come il calcio e il bicarbonato, fanno il percorso inverso. 

Semplificando, la macchina per l’emodialisi effettua una pulizia del sangue del paziente, prelevandolo dallo stesso, filtrandolo dalle sostanze in eccesso e restituendolo ormai purificato, o dializzato

Durante il processo è necessario somministrare al paziente della eparina, per evitare la coagulazione del sangue.

Si tratta di un processo complesso, per questo va eseguito in ospedale o presso un centro specializzato almeno tre volte alla settimana (dipende dal paziente), con sedute della durata di circa 4 ore ciascuna. Purtroppo, questa cadenza deve essere sempre rispettata, e non si possono saltare delle sedute. 

Com’è facile intuire, sottoporsi a emodialisi influisce in modo netto sulla qualità della vita del paziente, ma questo non impedisce di organizzare la propria quotidianità intorno alle esigenze mediche di cui non può fare a meno.

Pro e contro della emodialisi

In un documento redatto dalla Azienda Sanitaria Universitaria Giuliano Isontina nel Friuli Venezia Giulia, è riportato un elenco di vantaggi e svantaggi derivanti dall’emodialisi. 

Eccoli: 

  • Vantaggi: 
    • attenua i sintomi dell’uremia;
    • è rapida ed efficace;
    • richiede solo tre sedute alla settimana, ognuna della durata di quattro ore; 
    • nella maggior parte delle persone può essere creato un accesso vascolare.
  • Svantaggi: 
    • il paziente deve continuare ad assumere farmaci, deve reimpostare la dieta e deve limitare l’assunzione di liquidi;
    • l’accesso al torrente circolatorio avviene per mezzo di aghi, nei confronti dei quali alcuni pazienti provano una forte avversione; 
    • la settimana è scandita dal ritmo delle sedute di dialisi (anche se, con la dialisi domiciliare è possibile pianificare il trattamento in base ai propri impegni);
    • il centro dialisi potrebbe essere distante dall’abitazione;
    • alcuni pazienti non hanno vasi idonei per l’accesso vascolare.

Vediamo, ora, in cosa consiste la dialisi peritoneale. 

Cos’è la dialisi peritoneale

La dialisi peritoneale è una tecnica che prevede l’utilizzo, come filtro, del peritoneo. Quest’ultima è una membrana che riveste la cavità addominale, e che può fungere da filtro naturale al cui interno immettere la soluzione dializzante.  

La soluzione viene, infatti, immessa nell’addome del paziente tramite un catetere peritoneale, collocato lateralmente all’ombelico. 

Per intenderci, il peritoneo svolge la funzione che nell’emodialisi è demandata alla membrana presente nella macchina, ma in questo caso il sangue non viene prelevato dal paziente, ma depurato direttamente all’interno del corpo. 

La cavità peritoneale viene quindi riempita con del liquido dialisato, molto simile a quello utilizzato nell’emodialisi, e il peritoneo fa da membrana, separando le sostanze in eccesso dal sangue, che finiscono poi nella soluzione dializzante. 

Quando la soluzione è carica di queste sostanze, in media dopo circa 4-6 ore, viene rimossa.  

Tecniche di esecuzione della dialisi peritoneale

La dialisi peritoneale prevede che il liquido dializzante rimanga nella cavità per le intere 24 ore, in modo da garantire una costante purificazione, mentre con l’emodialisi ci si limita ai 3 cicli settimanali. 

La soluzione viene poi sostituita nell’arco delle 24 ore

Esistono, comunque, due modalità di esecuzione della dialisi peritoneale: 

  • Dialisi peritoneale ambulatoriale continua (CAPD): nell’arco delle 24 ore si effettua lo scambio di soluzione 4 o 5 volte, in autonomia e a domicilio, di solito la mattina, a pranzo, nel pomeriggio e prima di coricarsi. Il liquido contenuto nella cavità peritoneale viene quindi drenato all’interno di una sacca vuota, tramite il catetere, e sostituito con 2 litri di soluzione nuova. Questo procedimento dura circa 30-45 minuti. In alcuni casi è necessario anche un ultimo scambio, di notte, mentre il paziente dorme, tramite un macchinario specifico;
  • Dialisi peritoneale automatizzata e a ciclo continuo (APD o CCPD): tramite l’impiego di una macchina chiamata cycler, si eseguono scambi continui durante la notte, mentre il paziente dorme. Al mattino viene inserita una soluzione nuova, circa due litri, che verrà poi drenata la sera prima dell’attività notturna. Eseguire la dialisi di notte, stando a letto, può risultare comodo, ma anche limitante, perché costringe il paziente a non poter fare nulla per circa 8-10 ore. 

La scelta tra le due soluzioni è frutto di una serie di analisi sulla capacità di permeabilità del peritoneo.

Pro e contro della dialisi peritoneale

Come per l’emodialisi, vediamo insieme vantaggi e svantaggi della dialisi peritoneale, sempre secondo la ASUGI. 

  • Vantaggi:
    • attenua i sintomi dell’uremia;
    • ha ripercussioni meno stressanti sull’organismo, perché la dialisi viene eseguita di continuo (o giornalmente) e non tre volte la settimana in maniera molto aggressiva come l’emodialisi; 
    • permette di seguire una dieta meno rigida, poiché tutte le sostanze e l’acqua vengono eliminate di continuo;
    • libera il paziente dalla necessità di andare in ospedale; 
    • rende più agevole viaggiare, poiché le sacche di soluzione (ed eventualmente la macchina) possono essere facilmente trasportate;
    • consente una maggiore flessibilità di trattamento.
  • Svantaggi: 
    • presenza di un catetere nell’addome;
    • pericolo di peritonite, cioè di infezione della cavità peritoneale; 
    • la dialisi diventa parte della vita quotidiana; 
    • il catetere non deve bagnarsi (sono vietati i bagni completi). 

Conclusioni

Sottoporsi alla dialisi influenza la vita del paziente, ma purtroppo non esistono alternative valide, se si esclude il trapianto di reni. 

Sarà il medico specialista a individuare il miglior percorso da compiere, anche tenendo conto delle preferenze e delle necessità del paziente.