A partire dalla comparsa del primo ciclo mestruale si consiglia caldamente alle donne di effettuare visite di controllo ginecologiche periodiche.

In effetti, alcune patologie di natura vaginale e ovarica risultano asintomatiche, soprattutto in una loro fase embrionale, e solo attraverso controlli accurati è possibile individuarle e intervenire, dove necessario.

È il caso delle cisti alle ovaie.

Non si hanno a disposizione stime accurate, ma si calcola in media una incidenza tra il 4% e il 9%, con una prevalenza del 7% circa sia nelle donne in età fertile che in menopausa.

La comparsa di una o più cisti ovariche, scoperte magari durante una semplice visita di controllo, genera non poca ansia nelle donne, perché potrebbe trattarsi di una formazione tumorale.

Per fortuna, nella maggior parte dei casi si tratta di formazioni benigne, che possono assorbirsi in modo autonomo o richiedere un trattamento specifico.

Vediamo insieme cosa sono le cisti alle ovaie, come si formano e come si curano.

Cosa sono le cisti alle ovaie

Le cisti alle ovaie sono formazioni prevalentemente fluide, a parete propria, che si sviluppano nell’ovaio ma che non fanno parte della normale struttura ovarica.

Cosa vuol dire?

Che le cisti ovariche sono come delle piccole sacche, generate dall’attività stessa delle ovaie, prevalentemente in età fertile, periodo durante il quale l’ovaio è ancora in attività, ma non solo.

Durante il processo di ovulazione si genera un follicolo che, in assenza di una fecondazione, viene riassorbito dall’ovaio consentendo la ripresa del ciclo mestruale.

Può capitare che questi follicoli non vengano riassorbiti subito, dando vita alle cisti alle ovaie, le cosiddette cisti follicolari.

In alcuni casi, dopo l’ovulazione, il corpo luteo – che, come il follicolo, solitamente scompare se non viene fecondato – si riempie di liquido a seguito di una gravidanza.

In questi casi si parla di Ciste di Corpo Luteo. Anch’essa, nella maggior parte dei casi, si assorbe e scompare da sola.

Le cisti alle ovaie si dividono in due categorie: funzionali e organiche.

Approfondiamo insieme.

Cisti alle ovaie funzionali

Le cisti alle ovaie definite funzionali sono legate alla funzionalità ciclica ovarica e spesso si collegano a disturbi del ciclo ovulatorio e ad alterazioni ormonali.

Sono tipiche dell’età fertile, come accennato prima, generalmente regrediscono in modo spontaneo in 2-3 mesi. 

Ecco perché, in questi casi, i ginecologi preferiscono attendere un paio di mesi per un nuovo controllo prima di avviare un eventuale percorso terapeutico.

Raramente superano i 7 cm di diametro, e spesso comportano irregolarità mestruali, uno dei principali sintomi a rappresentare un campanello d’allarme per le donne.

Per quanto diffusa, la formazione di cisti alle ovaie di tipo funzionale resta un fenomeno occasionale, e nell’80% dei casi non richiede un intervento chirurgico per la loro rimozione. 

La diagnosi viene effettuata, per lo più, tramite visita ecografica.

Cisti alle ovaie organiche

Le cisti alle ovaie definite organiche derivano per lo più da alterazioni istologiche più o meno complesse e si classificano sulla base della loro natura ed origine istologica.

La loro formazione non dipende, quindi, dal naturale funzionamento delle ovaie e dalla produzione di follicoli.

In questi casi si pone il problema della diagnosi e della prevenzione del carcinoma ovarico, insomma del tumore alle ovaie.

Nella fase diagnostica si tende ad associare alla visita ecografica anche l’analisi del sangue tramite l’impiego di specifici markers tumorali.

A differenza delle cisti funzionali, le cisti ovariche organiche non regrediscono spontaneamente e non sono trattabili con la classica pillola contraccettiva o con terapie ormonali, rendendo più probabile l’intervento chirurgico.

Le cisti alle ovaie organiche possono evolvere in tumori maligni, ecco perché si pone una attenzione maggiore alla fase di monitoraggio rispetto alle cisti funzionali.

Cisti alle ovaie: principali sintomi 

Le cisti alle ovaie possono essere asintomatiche, soprattutto se di dimensioni molto ridotte.

In alcuni casi, però, presentano alcuni sintomi:

  • Dolore pelvico, di intensità variabile a seconda della natura della cisti
  • Fastidio
  • Dolore durante i rapporti sessuali
  • Ritardi e scompensi del ciclo mestruale
  • Dolori addominali
  • Disturbi intestinali
  • Giramenti di testa
  • Vomito

In ogni caso è bene rivolgersi subito al proprio ginecologo per una visita di controllo che consenta una corretta diagnosi.

Come si curano le cisti alle ovaie

Il trattamento delle cisti alle ovaie varia a seconda della loro natura, dimensione, delle condizioni di salute della paziente, dall’età della stessa e dei sintomi accusati.

Abbiamo spiegato che le cisti ovariche funzionali tendono a regredire in modo spontaneo, riassorbendosi senza disagi per le donne.

Laddove non dovesse accadere, si procede con una terapia farmacologica o, in casi più gravi, con l’intervento chirurgico.

Generalmente, la terapia comprende l’assunzione di una pillola contraccettiva, efficace però solo nel trattamento delle cisti funzionali, non in quelle organiche.

In alcuni casi è necessario ricorrere a cure ormonali mirate, che variano da caso a caso.

Se la cisti cresce di dimensioni o si individua una sua malignità, si procede per via chirurgica, attraverso due modalità, una meno invasiva – laparoscopia – e una tradizionale – laparotomia.

Solitamente quando la donna è ancora in età fertile si cerca di evitare interventi molto invasivi, optando per la prima modalità.

Per le donne in menopausa, invece, più esposte quindi alla formazione di cisti organiche (le cisti funzionali si generano solo in presenza di ciclo mestruale e ovulazione), e potenzialmente più pericolose e difficili da trattare, si effettua un intervento in laparotomia.

In ogni caso, il modo migliore per affrontare il problema è non sottovalutarlo, effettuando visite periodiche dal proprio ginecologo e facendo molta attenzione ad ogni sintomo, anche se lieve.