Migliorare la qualità dell’aria è un obiettivo prioritario per l’Italia e per l’Unione Europea, che richiede sforzi e risorse importanti ma anche, e soprattutto, un piano d’azione adeguato.

Ed è proprio in questa direzione che va il cosiddetto protocollo “Aria Pulita”, firmato dal Governo italiano in occasione del Clean Air Dialogue, tenutosi all’Environment Park di Torino il 4 e 5 giugno.

400 milioni di euro per 24 mesi, questo prevede il Piano d’azione istituito e presentato durante l’evento, sottoscritto dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, dal Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, dal Ministro della Salute Giulia Grillo, dal Viceministro dell’Economia e delle Finanze Laura Castelli, dal Sottosegretario dello Sviluppo Economico Davide Crippa, dal Sottosegretario alle Politiche agricole Alessandra Pesce e dal Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome Stefano Bonaccini.

Clean Air Dialogue: un impegno comune nell’UE

Il Clean Air Policy Package è un pacchetto di misure per la qualità dell’aria adottato dalla Commissione Europea il 18 dicembre 2013.

Esso ha lo scopo di migliorare la legislazione esistente e ridurre le emissioni dannose causate dall’industria, dal traffico, dagli impianti di produzione di energia e dall’agricoltura, per tutelare la salute e l’ambiente.

Dopo Repubblica Ceca, Spagna, Slovacchia, Ungheria, Lussemburgo e Irlanda, l’incontro (Clean Air Dialogue) si è svolto in Italia, su richiesta del ministero dell’Ambiente avvenuta nel dicembre del 2018.

Le motivazioni alla base della richiesta pervenuta dal governo italiano è molto semplice, e riguarda le due procedure d’infrazione sulla qualità dell’aria (2015/2043 e 2014/2147) – relative al superamento dei livelli di biossido di azoto (NO2) e particolato (PM10) in alcune Regioni italiane – che gravano sul nostro Paese.

Cosa prevede il protocollo “Aria Pulita”

Il Piano d’azione, contenuto all’interno del protocollo “Aria Pulita” sottoscritto a Torino agli inizi di giugno è articolato in 5 ambiti di intervento, ognuno contenente diverse azioni e misure da adottare.

Ambito 1 – Misure trasversali:

  • Razionalizzazione dei sussidi ambientalmente dannosi;
  • Fondo per il finanziamento del Programma nazionale di controllo dell’inquinamento atmosferico;
  • Adozione degli accordi tra Stato, Regioni e Province autonome per il miglioramento della qualità dell’aria;
  • Informazione ai cittadini.

Ambito 2 – Agricoltura e combustione di biomasse:

  • Interventi per l’abbattimento delle emissioni di ammoniaca;
  • Limitazioni all’abbruciamento dei residui vegetali;

Ambito 3 – Mobilità:

  • Introduzione dei criteri ambientali nella disciplina della circolazione in ambito extraurbano;
  • Controllo delle aree a traffico limitato;
  • Linee guida per la classificazione dei veicoli elettrici ibridi;
  • Sostegno alla diffusione della micromobilità elettrica e promozione dell’utilizzo di mezzi di trasporto innovativi e sostenibili;
  • Disincentivo all’utilizzo di veicoli ad alte emissioni inquinanti;
  • Mobilità attiva.

Ambito 4 – Riscaldamento civile:

  • Riduzione delle emissioni inquinanti derivanti dalle stufe a biomassa;
  • Riduzione delle emissioni inquinanti derivanti dagli impianti termici alimentati a biomassa;
  • Qualificazione degli installatori di impianti alimentati a fonti rinnovabili;
  • Limitazioni all’utilizzo degli impianti di riscaldamento alimentati a gasolio.

Ambito 5 – Uscita dal carbone:

  • Riduzione delle emissioni inquinanti derivanti dalla chiusura o trasformazione di alcuni impianti termoelettrici alimentati a carbone.

Per approfondire, è possibile consultare il testo integrale qui.