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Come si esegue una colposcopia e perché viene prescritta

da | Gen 29, 2026 | Ginecologia, Malattie Infettive, Sanità Integrativa

La colposcopia è un esame diagnostico di secondo livello, fondamentale per l’approfondimento della salute ginecologica. 

Si tratta di una procedura ambulatoriale che si avvale del colposcopio, uno strumento che funge da vera e propria lente di ingrandimento: posizionato a pochi centimetri dalla vulva, permette al clinico di visualizzare cervice, vagina e vulva con un ingrandimento variabile e una fonte luminosa dedicata.

È essenziale distinguere tra i test di screening (come il Pap test o l’HPV test) e la colposcopia. Mentre lo screening ha lo scopo di identificare potenziali anomalie in una popolazione sana, la colposcopia interviene per confermare, localizzare e caratterizzare tali anomalie.

L’esame non sostituisce lo screening, ma lo integra, permettendo di esaminare nel dettaglio tessuti non analizzabili a occhio nudo per giungere a una diagnosi precisa.

Perché viene prescritta la colposcopia?

La prescrizione di questo esame avviene solitamente in presenza di riscontri clinici che necessitano di un’indagine microscopica

Nello specifico:

  • risultati anormali dello screening: Pap test con alterazioni cellulari o positività persistente a ceppi di HPV ad alto rischio;
  • indagine oncologica specifica: ricerca di segni precancerosi o tumorali non solo del collo dell’utero, ma anche della vagina e della vulva;
  • sintomatologia anomala: valutazione di sanguinamenti vaginali inspiegabili (specialmente post-coitali), dolori pelvici o secrezioni sospette;
  • monitoraggio post-trattamento: controllo periodico dopo l’asportazione di lesioni precancerose;
  • identificazione di condizioni benigne: diagnosi di condilomi (verruche genitali), polipi cervicali, cerviciti (infiammazioni) o segni di endometriosi.

Come prepararsi correttamente all’esame

Per garantire l’accuratezza diagnostica e il comfort della paziente, è opportuno attenersi a una specifica preparazione, che prevede i seguenti step:

  • pianificazione: il momento ideale per l’esame è tra il 10° e il 20° giorno dall’inizio del flusso mestruale. L’esame non può essere eseguito durante le mestruazioni;
  • astensione (24-48 ore prima): evitare rapporti sessuali e l’uso di tamponi interni, lavande vaginali, ovuli o creme medicate che potrebbero alterare la visibilità dei tessuti;
  • comunicazioni al medico: è fondamentale riferire se si sospetta una gravidanza, le terapie in corso e la presenza di allergie note a iodio, acido acetico, aspirina o lattice;
  • gestione del fastidio: su indicazione medica, è possibile assumere un blando antidolorifico (come ibuprofene o paracetamolo) prima dell’appuntamento per minimizzare eventuali crampi.

Come si esegue la colposcopia

L’esame dura generalmente dai 10 ai 30 minuti. La paziente si posiziona sul lettino ginecologico e il medico inserisce uno speculum per esporre la cervice

Successivamente, si procede all’applicazione di reagenti specifici:

  1. acido acetico: questa soluzione rende opache le proteine delle aree anomale, facendole apparire bianche (“acetobianche”). È un dettaglio tecnico rilevante che la reazione sull’epitelio colonnare sia fugace, ovvero duri solo pochi secondi. Per questo motivo, il medico può riapplicare la soluzione più volte;
  2. soluzione iodata (Test di Schiller): viene applicata la soluzione di Lugol. I tessuti sani, essendo ricchi di glicogeno, captano lo iodio assumendo un colore mogano intenso. Le aree che non si colorano (iodo negative) sono considerate sospette;
  3. filtro verde: lo specialista utilizza una luce verde per studiare l’angioarchitettura dei tessuti, ovvero la struttura fine dei vasi sanguigni superficiali (anse capillari e reti), che può fornire indicazioni cruciali sulla natura delle lesioni.

Gravidanza e menopausa

Durante la gravidanza, l’esame è sicuro per il feto e viene eseguito prioritariamente per escludere lesioni invasive. 

In questa fase ormonale, è comune riscontrare la deciduosi, una modificazione del tessuto cervicale che rappresenta un reperto assolutamente normale e fisiologico in gravidanza, non indicativo di patologia.

Dopo la menopausa, il calo di estrogeni determina una atrofia dei tessuti e uno spostamento centripeto della Giunzione Squamo-Colonnare, che risale verso l’interno del canale cervicale. 

Poiché questa risalita può rendere l’osservazione insoddisfacente, il medico può prescrivere una terapia locale a base di estrogeni per migliorare la visibilità prima di ripetere l’indagine.

La biopsia cervicale durante la colposcopia

Qualora il medico individui aree di trasformazione anormale, può procedere al prelievo di un piccolo campione di tessuto (biopsia). Questo passaggio non è sistematico, ma avviene solo se necessario per l’analisi istologica.

La biopsia rappresenta l’unico strumento per ottenere una diagnosi definitiva e stabilire il successivo percorso terapeutico.

Durante il prelievo, la paziente può avvertire una sensazione di puntura, una leggera pressione o un breve fastidio pelvico. Per limitare il sanguinamento nel sito della biopsia, il clinico può applicare una soluzione chimica emostatica.

Cosa accade dopo la colposcopia

La ripresa delle attività quotidiane è immediata. È normale riscontrare lievi effetti collaterali come spotting (leggere perdite di sangue) o perdite scure dovute ai residui dei reagenti applicati. 

Se è stata eseguita una biopsia, è necessario astenersi da rapporti sessuali, uso di tamponi e lavande per circa una settimana.

Si raccomanda di contattare il medico se si verificano:

  1. febbre alta o brividi;
  2. sanguinamento vaginale più pesante di una normale mestruazione;
  3. dolore addominale o pelvico severo e persistente.

Come leggere i risultati?

Al termine di una colposcopia, il medico è solitamente in grado di comunicare immediatamente un primo risultato basato sull’osservazione visiva

Per descrivere le osservazioni fatte durante l’esame (reperti normali, anormali o sospetti), si utilizza la terminologia della IFCPC (International Federation for Cervical Pathology and Colposcopy), come quella stabilita a Barcellona nel 2002 o la classificazione di Rio del 2011

Questi standard definiscono quadri precisi, come l’epitelio acetobianco, il mosaico o il puntato, per graduare l’intensità delle alterazioni.

Sintetizzando, esistono quattro esiti principali:

  • Colposcopia negativa o normale: questo responso indica che la mucosa del collo dell’utero appare sana e non presenta segni di alterazioni sospette o tumori. In questo caso, in genere non è necessario intervenire e si può tornare ai normali controlli periodici (come il Pap test) secondo i tempi indicati dallo specialista;
  • Colposcopia positiva o anormale: l’esame rivela delle aree che reagiscono in modo insolito ai liquidi applicati dal medico (come l’acido acetico), diventando bianche o mostrando disegni particolari (chiamati “mosaico” o “puntato”). Queste alterazioni, definitearee di trasformazione anormale, sono classificate in due livelli:
    • Grado 1 (lievi): alterazioni sottili che spesso corrispondono a semplici infezioni da virus HPV;
    • Grado 2 (maggiori): alterazioni più evidenti o vasi sanguigni irregolari, che indicano un rischio maggiore di lesioni pre-tumorali.
  • Osservazione insoddisfacente: si verifica quando il medico non riesce a visualizzare bene tutta l’area necessaria, ad esempio a causa di una forte infiammazione o perché, con l’età, la zona da controllare si è spostata più all’interno del canale dell’utero. In questi casi può essere prescritta una cura prima di ripetere l’esame
  • Altri rilievi (non tumorali): durante l’esame possono essere individuate condizioni che non hanno a che fare con il tumore, come polipi, condilomi (verruche genitali), cerviciti (infiammazioni) o segni di endometriosi.

Cosa succede se il risultato è anormale? 

Se il medico vede delle aree sospette, esegue solitamente una biopsia. I risultati di questa analisi (chiamati CIN o SIL) dicono con precisione se si tratta di una lesione leggera che può guarire da sola (CIN 1) o se è necessario un trattamento per evitare che la lesione peggiori nel tempo (CIN 2 o CIN 3)

Per ricevere il referto definitivo della biopsia possono essere necessarie dalle quattro alle otto settimane.

Domande Frequenti (FAQ)

1. La colposcopia è dolorosa? 

L’esame è generalmente indolore o poco fastidioso. È possibile avvertire un lieve bruciore o formicolio al momento dell’applicazione delle soluzioni reattive sulla cervice. Se viene effettuata una biopsia, si può percepire una sensazione simile a una piccola puntura.

2. È necessaria l’anestesia?

Trattandosi di un esame ambulatoriale semplice, la colposcopia non richiede anestesia. L’uso di un anestetico locale può essere considerato dal medico solo in casi specifici, ad esempio se la biopsia deve essere eseguita in zone molto sensibili come la vulva o la vagina inferiore.

3. Si può eseguire l’esame con il ciclo mestruale? 

No, l’esame deve essere rimandato se è in corso il flusso mestruale o in presenza di perdite ematiche abbondanti, poiché il sangue impedisce la corretta visualizzazione della mucosa. Il momento migliore per l’esecuzione è tra i 10 e i 20 giorni dopo la comparsa delle mestruazioni.

4. Posso guidare o tornare al lavoro dopo la colposcopia?

Sì, è possibile riprendere immediatamente la propria vita normale e le attività lavorative. Non è necessario farsi accompagnare poiché solitamente non vengono somministrati farmaci che controindicano la guida di veicoli. In caso di biopsia, si consiglia solo di attendere la fine delle perdite prima di avere rapporti sessuali.

5. Quanto tempo occorre per avere i risultati della biopsia? 

Mentre il risultato visivo della colposcopia viene solitamente comunicato subito, i campioni prelevati durante una biopsia devono essere analizzati in laboratorio. Per ricevere il referto istologico definitivo possono essere necessarie dalle quattro alle otto settimane.

6. Quali sono i rischi legati all’esame? 

La colposcopia è una procedura sicura che non comporta rischi significativi. Dopo l’esame sono normali lievi perdite vaginali scure o piccoli sanguinamenti che si risolvono in pochi giorni. Solo raramente, e principalmente in seguito a una biopsia, possono verificarsi infezioni o emorragie più importanti.

ATTENZIONE:
Le informazioni qui riportate hanno carattere divulgativo e orientativo, non sostituiscono la consulenza medica. Eventuali decisioni che dovessero essere prese dai lettori, sulla base dei dati e delle informazioni qui riportati sono assunte in piena autonomia decisionale e a loro rischio.