In Italia è in corso un’emergenza sanitaria, provocata dalla diffusione di un virus sconosciuto fino a pochi mesi fa, appartenente alla famiglia dei cosiddetti coronavirus

Da quando è iniziato il contagio, i disagi per cittadini, aziende e la preoccupazione sono aumentati a dismisura, causando enormi difficoltà anche nello svolgimento delle azioni più banali, come recarsi a fare la spesa. 

Essendo un virus nuovo, la comunità scientifica e medica è in possesso di poche informazioni e, tutte le azioni di prevenzione e contrasto attivate nelle ultime settimane sono, per questo motivo, in costante evoluzione. 

Vediamo insieme cosa sappiamo sul nuovo coronavirus, oggi. 

Cos’è il coronavirus

Il coronavirus è una famiglia di virus, scoperta negli anni ‘60, alla quale appartiene il virus più comune e diffuso al mondo: quello del raffreddore. 

Il coronavirus responsabile dell’attuale emergenza sanitaria, o più correttamente definita pandemia è, come accennato, un nuovo ceppo appartenente a questa famiglia.

Il nuovo coronavirus è stato chiamato SARS-COV-2, a causa della sua somiglianza con un altro ceppo emerso diversi anni fa, noto a tutti con il nome SARS (acronimo di Sindrome respiratoria acuta grave). 

Purtroppo, l’appartenenza a una famiglia di virus ben nota e, la somiglianza a un precedente ceppo di recente emersione, non rappresentano una condizione sufficiente a contrastarlo. 

Infatti, ogni virus si comporta in modo differente dagli altri, questo vuol dire che cure e vaccini disponibili per gli altri coronavirus non possono essere impiegati per curare il SARS-COV-2. 

Come si è diffuso il nuovo coronavirus

Al momento non esiste una risposta certa a questa domanda, anche se i dati suggeriscono che sia stato trasmesso all’uomo dai pipistrelli. 

In effetti, non è raro che un virus nocivo per l’uomo abbia in realtà origini animali; è stato così anche in passato, ad esempio la SARS è stata trasmessa dagli zibetti agli esseri umani. 

Il contagio ha avuto inizio in Cina, nella provincia di Hubei, una zona molto vasta che conta circa 60 milioni di abitanti. Il suo capoluogo, Wuhan, è stata la prima città a sperimentare contagi, isolamento e quarantena. 

Il contagio avviene come per la maggior parte dei virus, quindi con il contatto, con le secrezioni respiratorie, con gli starnuti, con la saliva, i contatti interpersonali. 

Quali sintomi provoca

Il nuovo coronavirus SARS-COV-2 è un virus che colpisce principalmente le vie respiratorie, provocando tosse, raffreddore, febbre, spossatezza, debolezza, fino a danni molto gravi ai polmoni. 

Infatti, nei casi più critici si rende necessario il ricorso alla terapia intensiva, con l’intubazione dei pazienti, fino a provocare anche il decesso. 

È importante dire che con il termine SARS-COV-2 si indica il virus, mentre la malattia da esso provocata è stata definita COVID-19 da un organismo internazionale preposto. 

COVID-19 è una sigla che sta per Corona (CO), Virus (VI), Malattia/Disease (D), 2019 (19). 

Purtroppo, la similitudine tra i sintomi della normale influenza e della bronchite con quelli provocati dal nuovo coronavirus hanno favorito la diffusione del contagio.

Il modo in cui si sviluppano i sintomi del COVID-19 variano di persona in persona e, risulta in buona parte condizionato dalle condizioni di salute pregresse del soggetto. 

Secondo le stime fornite dal Ministero della Salute, 1 persona su 5 sviluppa sintomi gravi che richiedono il ricovero in ospedale. 

Come si cura il COVID-19

Come accennato prima, trattandosi di un nuovo virus non esistono ancora protocolli terapeutici e vaccini, per lo sviluppo dei quali sono necessari almeno 12-18 mesi. 

Di fatto, quindi, non esiste una cura specifica per il COVID-19, è solo possibile intervenire sui sintomi con terapie di supporto, che vanno dal paracetamolo agli antibiotici, fino all’impiego di respiratori artificiali nei casi più gravi. 

L’unica vera arma che abbiamo per contrastare la diffusione del contagio è ridurlo, facendo prevenzione e limitando al minimo gli spostamenti. 

Come si verifica il contagio

Se un cittadino presenta sintomi associabili a quelli del COVID-19, oppure è stato a contatto con persone risultate positive, è necessario procedere ad una verifica tramite un tampone. 

In cosa consiste questo tampone? 

Si tratta di una tecnica ampiamente diffusa nel campo delle analisi cliniche, utilizzata per l’individuazione di svariate infezioni, sia virali che batteriche. 

Per niente doloroso o invasivo, il tampone non è altro che un cotton fioc un po’ più lungo di quello utilizzato per l’igiene personale, che si inserisce nella cavità nasale o faringea (quindi nel naso o in gola) per prelevare saliva e mucose. 

In questo video realizzato dall’istituto Sacro Cuore Don Calabria viene illustrata la tecnica di diagnosi del coronavirus tramite tampone. 

Cosa dobbiamo fare per evitare il contagio

Il Ministero della Salute, così come l’Istituto Superiore di Sanità e l’OMS, hanno redatto numerose guide e infografiche per illustrarci come prevenire il contagio ed evitare la diffusione del virus. 

Qui i principali consigli: 

  • bisogna restare a casa, e uscire di casa solo per esigenze lavorative, motivi di salute e necessità;
  • è importante lavarsi spesso le mani con acqua e sapone. Laddove non fosse possibile, è consigliato l’utilizzo di un gel igienizzante a base alcolica;
  • si deve evitare il contatto ravvicinato con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute, abbracci e strette di mano;
  • è fondamentale mantenere la distanza di sicurezza di almeno un metro dalle altre persone;
  • bisogna starnutire e/o tossire in un fazzoletto evitando il contatto delle mani con le secrezioni, non toccarsi occhi, naso e bocca con le mani e coprirsi bocca e naso se si starnutisce o tossisce;
  • evitare l’uso promiscuo di bottiglie e bicchieri;
  • non prendere farmaci antivirali e antibiotici, a meno che siano prescritti dal medico;
  • pulire le superfici con disinfettanti a base di cloro o alcol;
  • usare la mascherina solo se si sospetta di essere malati o se si presta assistenza a persone malate. 

Laddove si avvertissero i sintomi della malattia, è fondamentale non recarsi in ospedale o in un ambulatorio, ma bisogna contattare il proprio medico di base, gli uffici preposti dell’ASL o il 118. 

Per approfondire ti invitiamo a consultare il sito del Ministero della Salute, qui