In un precedente articolo, pubblicato sul nostro blog, abbiamo illustrato gli effetti dell’epidemia sull’ambiente, ponendo l’attenzione anche sull’aumento di imballaggi e rifiuti indifferenziati. 

Nel recente rapporto “L’Italia del Riciclo 2020”, realizzato dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile, è presente un focus specifico sull’impatto della pandemia da COVID-19 sulle diverse filiere del riciclo

Ecco cosa si legge nell’introduzione: 

“Per Consorzi e imprese la priorità nei mesi di emergenza è stata quella di garantire il ritiro dei rifiuti su tutto il territorio nazionale e continuare ad avviarli a riciclo cercando di evitare la saturazione degli impianti e la crisi del sistema. La situazione del mercato dei materiali riciclati, durante il lockdown e nei mesi successivi, è stata per lo più collegata all’effettiva domanda di materiale da riciclo e all’operatività o meno dei settori applicativi a valle. Molti mercati che già subivano una condizione di domanda debole prima della crisi e difficoltà dei comparti utilizzatori (su tutti automobilistico e costruzioni) hanno di fatto fortemente rallentato la domanda.”

Approfondiamo insieme. 

Il riciclo durante la pandemia: premesse

Nella prima parte del rapporto si offre una panoramica sugli impatti della pandemia sulle attività di riciclo. 

Si sottolinea che per gli operatori della gestione e riciclo dei rifiuti la priorità in questi mesi di emergenza è stata garantire il ritiro dei rifiuti su tutto il territorio nazionale e il prosieguo delle attività di riciclo, evitando la saturazione degli impianti e la crisi del sistema generata. 

Infatti, in questi mesi si è registrato un netto calo della domanda di materiale riciclato, che ha reso più complessa l’attività di raccolta, stoccaggio e consegna. 

Tra gli effetti a medio termine dell’epidemia ci sono poi i ritardi, i rallentamenti e i tagli degli investimenti programmati nel settore dei rifiuti, in particolare in ricerca e sviluppo. 

I numeri sulle attività di raccolta differenziata durante la pandemia

Per l’elaborazione del rapporto sono stati intervistati 50 soggetti, tra cui aziende, consorzi di filiera, Utility, associazioni di categoria, studi di consulenza, enti pubblici e autodemolitori.

riciclo pandemia covid
  • Tra gennaio e agosto 2020 il campione intervistato ha raccolto complessivamente circa 4,8 Mt di rifiuti, soprattutto urbani o assimilati; 
  • tra marzo e maggio il 53% ha riscontrato riduzioni significative delle raccolte differenziate superiori al 20% rispetto allo stesso periodo del 2019; 
  • tra giugno e agosto la quota che riscontra un calo della raccolta differenziata scende sotto il 50% e l’entità del calo si riduce al 10-20% rispetto all’anno precedente. 

Il rapporto sottolinea, però, che la raccolta è stata molto differenziata nel corso di questi mesi e più nel dettaglio: 

  • nel primo bimestre del 2020 era in crescita per gli imballaggi in plastica, carta, vetro, legno e acciaio, per i solventi, gli oli e i grassi animali e vegetali e per i RAEE;
  • nel medesimo periodo erano in leggero calo i conferimenti degli imballaggi in alluminio, in calo le raccolte degli oli minerali usati, degli PFU e del Raggruppamento R5 dei RAEE.

Nei primi sei mesi del 2020, che comprendono quindi il periodo di lockdown generalizzato di marzo, aprile e metà maggio, si sono registrati i seguenti dati: 

  • incremento del 5% per i conferimenti al sistema CONAI dei rifiuti di imballaggio (+ 2% per i rifiuti d’imballaggio in vetro, + 4% per quelli in plastica, + 10% per carta/cartone e + 14% per acciaio);
  • risultano in calo del 10% i conferimenti degli imballaggi in alluminio e del 5% per il legno. 
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Il problema di siti di trattamento e stoccaggio dei materiali riciclabili

Come accennato all’inizio, nei mesi di lockdown generalizzato le imprese e gli operatori del settore hanno riscontrato molte difficoltà nelle operazioni di trattamento e stoccaggio, a causa del blocco o dei rallentamenti da parte di quelle realtà interessate ad acquistare le materie prime seconde.  

Il rischio saturazione degli stoccaggi di impianti di selezione, di riciclo e di termovalorizzazione era molto elevato all’inizio dell’emergenza, ma grazie agli sforzi e alle operazioni in deroga effettuate a livello locale si è riusciti ad arginare il problema

“In generale, però, tra settembre e ottobre la saturazione delle capacità dei siti di stoccaggio sembra riguardare un numero limitato di imprese e consorzi del campione intervistato: per il 48% le capacità di stoccaggio sono invariate rispetto allo stesso periodo del 2019 e per il 30% sono addirittura inferiori.”

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Fatta eccezione per il riciclo dei rifiuti legnosi, per i quali era già presente un’abbondanza di materiale stoccato, in genere si è registrato un certo equilibrio. 

Nel caso della plastica, invece, si è registrata una riduzione degli stoccaggi di circa il 12%, frutto di una ridotta capacità produttiva da parte delle imprese. Dovendo produrre meno, hanno utilizzato le scorte accantonate, riducendo la quantità dello stoccaggio. 

Questo, va detto, non vale per gli impianti che riciclano rifiuti a più basso valore aggiunto, come ad esempio gli pneumatici.  

Il mercato delle materie prime seconde durante la pandemia

Come già accennato all’inizio, per i Consorzi e le imprese intervistate la priorità nei mesi di emergenza e in quelli successivi è stata garantire il ritiro dei rifiuti su tutto il territorio nazionale e continuare ad avviarli a riciclo cercando di evitare la saturazione degli impianti e crisi del sistema. 

I dati risultano molto eterogenei, a seconda della filiera, ma per CONAI lo scenario è il seguente.

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Gli squilibri registrati durante la pandemia hanno avuto effetti diretti anche sul prezzo delle materie prime seconde. Ad esempio, tutte le tipologie di carta riciclata hanno subito rincari anche sostanziali. 

La filiera della plastica ha vissuto una condizione di estrema confusione. Infatti, da un lato hanno ricevuto meno materiale, dall’altro hanno visto aumentare la richiesta di imballaggi nei mesi del lockdown; i riciclatori si sono così trovati nella condizione di discreti ordini e approvvigionamento insufficiente. 

Infine, la concorrenza dei polimeri vergini è aumentata, rendendo meno conveniente il ricorso a quelli prodotti da rifiuti riciclati.

Nel periodo del lockdown si sono inoltre rilevati: 

  • un calo di circa il 60% della vendita della plastica riciclata e dei metalli ferrosi da RAEE; 
  • un calo in aprile di circa il 30% rispetto alla media dello stesso periodo negli anni precedenti della vendita di granulo e polverino da PFU;
  • un fermo della vendita di rifiuti di abbigliamento da raccolta differenziata; 
  • una diminuzione di circa il 60% (marzo) e dell’80% (aprile) della vendita di rifiuti da costruzione e demolizione (C&D) e dell’80% delle vendite dei materiali derivanti dalla demolizione dei veicoli a fine vita. 

Anche se le cose sembrano essere sulla via di un ritorno alla normalità, gli intervistati hanno comunque manifestato la difficoltà nella vendita delle materie prime seconde ricavate dal riciclo dei rifiuti.

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Riduzione dei ricavi del settore riciclo

Il settore riciclo ha dovuto far fronte a una riduzione dei ricavi consistente e abbastanza trasversale, come confermato anche dagli intervistati. 

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Come si legge nel rapporto, questa riduzione dei ricavi è determinata da diversi fattori: 

  1. minori quantitativi di materiale in ingresso agli impianti; 
  2. ribassi delle tariffe di ingresso agli impianti; 
  3. crollo del contributo ambientale versato ai Consorzi a causa della riduzione delle vendite;
  4. aumento dei costi dei dispositivi di protezione individuale e in generale nuovi costi per misure necessarie a far fronte all’emergenza;
  5. caduta delle quotazioni delle materie prime seconde.

La ripresa di tutte le attività produttive e commerciali tra maggio e giugno ha fatto registrare una ripresa che ha, almeno in parte, compensato le perdite del periodo precedente.