Il dolore alla schiena è spesso insopportabile, soprattutto quando è causata da lavori gravosi che vengono ripetuti ogni giorno con la medesima intensità.

Spesso, un semplice dolore alla schiena può nascondere cause più complesse rispetto ad un trauma di natura muscolare.

Un esempio è l’ernia del disco, altrimenti detta ernia discale.

Rispetto a questa patologia c’è scarsa conoscenza, e anche molta confusione.

Infatti, molte persone associano l’ernia al disco ad una frattura, o una lesione della colonna vertebrale. Altri, la riducono a semplice dolore posturale.

Facciamo un po’ di chiarezza, cercando di capire cos’è l’ernia del disco, quali sono le principali cause, i sintomi e i trattamenti da seguire.

Cos’è l’ernia del disco

L’ernia del disco è una patologia della colonna vertebrale, che provoca comparsa di dolore, anche molto importante.

Essa può colpire qualunque tratto della colonna vertebrale, ma quella più diffusa riguarda la zona lombare, ovvero la parte bassa.

In particolare, colpisce maggiormente (circa il 90%) il disco compreso tra la quarta e quinta vertebra lombare (L4-L5).

Ma perché si parla di disco? Cosa vuol dire?

Cos’è il disco intervertebrale

Come sai, la colonna vertebrale è composta, appunto, da vertebre, che hanno una forma ovale.

Bene, tra una vertebra e l’altra è presente un disco, una sorta di cuscinetto che ha una funzione ammortizzante.  

Questo disco è composto da due parti:

  • Anulus: si tratta di un anello fibroso esterno che racchiude al suo interno una sostanza molle e gelatinosa, che coincide con la seconda parte.
  • Nucleo polposo del disco.

Semplificando, tra una vertebra e l’altra c’è un cuscinetto che contiene una sostanza morbida che funge da ammortizzatore, quindi protegge la colonna vertebrale dalle varie sollecitazioni.

Queste sollecitazioni possono essere di compressione, rotazione, estensione, flessione.

Perché compare il dolore?

Prendendo in prestito la definizione fornita dalla Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia:

“L’ernia del disco lombare con radicolopatia viene definita come una fuoriuscita di materiale discale dai normali margini dello spazio del disco intervertebrale 3 5 6 che determina la comparsa di dolore, disturbi sensitivi e motori con una distribuzione radicolare.”

In poche parole, l’ernia discale è causata dalla rottura dell’anulus e dalla fuoriuscita del nucleo polposo, che genera dolore più o meno intenso.

Questo dolore è definito come “radiculopatia”.

Cosa vuol dire?

Che l’ernia discale agisce da fattore irritante sulla radice nervosa sia per compressione diretta – il cuscinetto perde spessore e le vertebre si avvicinano tra loro producendo uno schiacciamento – sia perché è accompagnata da una infiammazione.

È importante ricordare, però, che l’ernia del disco può essere anche asintomatica.

I dati SIOT ci informano che <<le ernie discali sono presenti in soggetti asintomatici con un’incidenza oscillante dal 20% al 40%, per le ernie contenute, e dall’1% al 18% per quelle ernie espulse>>.

Ernia del disco: sintomi

L’ernia del disco si può presentare con sintomi differenti a seconda del grado di intensità e del punto colpito.

In generale, i sintomi principali sono:

  • Dolore, spesso invalidante;
  • Intorpidimento e formicolio degli arti;
  • Debolezza, con difficoltà ad afferrare gli oggetti.

Quali sono le cause principali dell’ernia del disco

L’ernia del disco è una di quelle patologie sulle quali non esiste ancora una letteratura univoca e unanime nella comunità scientifica, anche se ci sono ovviamente delle scuole di pensiero più diffusamente accettate di altre.

Come sottolinea la SIOT, infatti:

“L’esatta epidemiologia della radicolopatia da ernia del disco non è conosciuta, in quanto in letteratura non c’è un comune accordo sulla definizione dei sintomi relativi (lombalgia isolata, dolore irradiato agli arti associato a meno a lombalgia) e non c’è neppure una classificazione universalmente condivisa delle ernie discali dal punto di vista anatomo-patologico e dell’imaging”

Perché questa premessa?

Perché le cause della comparsa dell’ernia del disco sono molteplici, spesso presenti in concomitanza, e non sempre è facile individuare quella scatenante.

Ad ogni modo, esistono alcune cause principali, che elenchiamo di seguito:

  • Sovrappeso o obesità;
  • Vita sedentaria;
  • Invecchiamento;
  • Lavori gravosi;
  • Sforzi eccessivi;
  • Traumi;
  • Sport Usuranti (come il sollevamento pesi);
  • Movimenti scorretti.

Quasi sempre l’ernia del disco è causata dal nostro comportamento e dal nostro stile di vita, questo vuol dire che è possibile prevenire la comparsa seguendo alcune linee guida molto utili, che puoi trovare in questo documento della Usl della Valle D’Aosta.

Ernia al disco: diagnosi

Per una corretta diagnosi è necessario rivolgersi prima al proprio medico di base, per valutare insieme gli step successivi.

Solitamente, si consiglia di sottoporsi ad una visita ortopedica e, in seguito, effettuare una Tac o una Risonanza magnetica.

In questo modo, si può verificare la corretta posizione dell’ernia discale.

In alcuni casi, può essere richiesto l’ausilio di test neurofisiologici.

Come sempre, sono da evitare le auto diagnosi.

Ernia del disco: trattamenti

Come ci ricorda la SIOT, l’ernia del disco ha una sua evoluzione naturale, e la maggior parte si riduce di dimensioni o regredisce nel tempo senza effettuare trattamenti.

Questo non vuol dire, ci teniamo a sottolinearlo, che si debba sottovalutare il problema o evitare di affrontarlo.

È sempre consigliato rivolgersi ad un medico per farsi prescrivere un eventuale iter terapeutico, che può essere farmacologico, fisioterapico o chirurgico.

Il trattamento si divide, quindi, in due macro categorie:

  1. Trattamento conservativo;
  2. Trattamento chirurgico.

Nel primo caso, si va ad agire sui sintomi, attraverso:

  • riposo a letto;
  • somministrazione di farmaci; antidolorifici, anti-infiammatori, oppioidi, cortisonici, miorilassanti, antidepressivi, antiepilettici, inibitori dei fattori di necrosi e neuroprotettori;
  • trattamenti ausiliari: busto, trattamenti fisioterapici, manipolazioni, agopuntura;
  • percorso riabilitativo con esercizi terapeutici.
  • terapie fisiche: stimolazioni elettriche, ultrasuonoterapia, laserterapia.

Nel caso del trattamento chirurgico, quest’ultimo può variare a seconda delle condizioni del paziente e delle scelte del medico.

In ogni caso, si tende sempre ad effettuare un primo trattamento di tipo conservativo e, solo in caso di mancato miglioramento delle condizioni del paziente, valutare un intervento chirurgico che, lo ricordiamo, è comunque sempre invasivo.