In un precedente articolo abbiamo illustrato le stime dell’ISPRA rispetto alle emissioni di gas serra nel primo trimestre del 2020 (lo trovi qui), caratterizzate da un calo del 5-7% da ricondurre all’emergenza Coronavirus

In un successivo comunicato stampa, l’Istituto ha fornito alcuni dati molto interessanti rispetto alle emissioni di gas serra nel nostro Paese, mostrando un trend in calo nel periodo analizzato, ovvero dal 1990 al 2018, pari a -17%.

In poche parole, il nostro Paese, negli ultimi 28 anni, ha ridotto in modo netto le emissioni inquinanti. 

Analizziamo i dati contenuti nei rapporti ISPRA “National Inventory Report 2020” e “Informative Inventory Report 2020” (puoi scaricarli qui). 

Le ragioni del calo di emissioni di gas serra

Il calo delle emissioni di gas serra registrato negli ultimi 28 anni è riconducibile principalmente alla crescita della produzione di energie da fonti rinnovabili, in particolare idroelettrico ed eolico. 

Significativo è anche il dato relativo alle emissioni nel settore agricoltura – costituiscono il 7% del totale delle emissioni di gas serra in Italia – che hanno registrato un calo del 13%, pari a 30 milioni di tonnellate di CO2. 

In questo settore influiscono in modo molto netto l’allevamento di bovini (70%), di suini (10%), mentre un ulteriore 10% proviene dall’impiego di fertilizzanti sintetici

Aumentano le emissioni di PM10

Nell’anno 2018 la principale fonte di emissione di gas serra nel nostro Paese è stato il particolato, nel dettaglio il PM10, generato dai riscaldamenti, che ha contribuito per il 54% del totale. 

Purtroppo, questa è l’unica fonte di emissioni che ha registrato un aumento nel periodo analizzato, pari al 41%, a causa in particolare della crescita della combustione di legna per il riscaldamento domestico. 

Un’altra fonte di PM10 è, senza dubbio, il traffico stradale, che vede però un calo del 60% delle emissioni prodotte, contribuendo al 12% del totale. 

Principali fonti di emissione di gas serra

Quando si analizzano le emissioni di gas serra in un Paese sono diverse le fonti da prendere in considerazione. 

Entrando un po’ più nel dettaglio: 

  • NOx (Ossidi di azoto): la principale fonte di emissioni è il trasporto su strada (circa il 43% nel 2018), che mostra una riduzione del 71% tra il 1990 e il 2018;
  • COVNM (Composti Organici Volatili diversi dal metano): il trend delle emissioni mostra una riduzione di circa il 54% tra il 1990 e il 2018. L’uso di solventi è la principale fonte di emissioni, contribuendo al totale con il 39% e mostrando una diminuzione di circa il 41% rispetto al 1990;
  • circa la metà delle emissioni nazionali di gas climalteranti deriva dai settori della produzione di energia e dei trasporti, che registrano un +2% rispetto al 1990. L’aumento maggiore è dovuto al trasporto su strada (+3%);
  • diminuzione delle emissioni provenienti dal settore delle industrie energetiche che scendono nel 2018 del -30%;
  • nel settore dei processi industriali, nel 2018 le emissioni scendono del -14,2% rispetto al 1990;
  • aumento del 5,6% delle emissioni derivanti dalla gestione e dal trattamento dei rifiuti. Le emissioni del settore sono destinate a ridursi nei prossimi anni, attraverso il miglioramento dell’efficienza di captazione del biogas e la riduzione di materia organica biodegradabile in discarica grazie alla raccolta differenziata.

C’è ancora tanta strada da fare – bisogna diventare sempre più efficienti e investire di più nella raccolta differenziata, nella gestione dei rifiuti, nella riduzione dei trasporti, nella produzione di energia da fonti rinnovabili – ma un calo del 17% è, in ogni caso, un dato incoraggiante.