Cosa sapere sulla tiroidectomia totale e parziale

da | Gen 10, 2022 | Sanità Integrativa | 0 commenti

In un precedente articolo abbiamo parlato delle malattie della tiroide, concentrandoci su ipotiroidismo e ipertiroidismo. In alcuni casi più gravi, che andremo ad elencare più avanti, si rende necessario eseguire l’asportazione parziale o totale della ghiandola tiroidea, la cosiddetta tiroidectomia

Il corretto funzionamento della tiroide è di fondamentale importanza per il nostro organismo, perché essa è responsabile del rilascio dell’ormone tiroideo, che controlla molte funzioni critiche del corpo.

Ma procediamo per step, e vediamo insieme cos’è un intervento di tiroidectomia, qual è la differenza tra totale e parziale, come si esegue e quando è raccomandato eseguirlo. 

In cosa consiste la tiroidectomia

Come accennato nell’introduzione, la tiroidectomia è un intervento chirurgico volto ad asportare la tiroide che presenta particolari problematiche. 

Si parla, come è facile intuire, di intervento parziale quando l’obiettivo è rimuovere solo la parte malata (ad esempio in presenza di un nodulo benigno), mentre quello totale prevede l’asportazione completa della ghiandola

Quindi, la quantità di ghiandola tiroidea rimossa durante la tiroidectomia dipende dal motivo dell’intervento

Se è necessario rimuovere solo una parte della tiroide, e quindi eseguire una tiroidectomia parziale, la tiroide potrebbe funzionare normalmente dopo l’intervento

Se, invece, l’intera tiroide viene rimossa è necessario un trattamento quotidiano con ormone tiroideo per sostituire la funzione naturale della tiroide. 

Quando eseguire una tiroidectomia totale o parziale

Secondo quanto riportato in un opuscolo informativo redatto dall’Istituto Europeo di Oncologia, sono tre i motivi principali che possono rendere necessario l’intervento di tiroidectomia:

  1. asportare una ghiandola tiroidea di volume aumentato. Si parla, in questi casi, di gozzo o struma;
  2. asportare una neoplasia maligna o sospetta già accertata tramite esame citologico prima dell’intervento;
  3. asportare una ghiandola che presenta un funzionamento alterato (ipertiroidismo), che non può più essere tenuto sotto controllo con il trattamento medico.

Ovviamente, sarà il medico, più precisamente l’endocrinologo di concerto con il chirurgo, a stabilire se e quando sottoporsi all’intervento.

Come si esegue l’intervento

L’intervento si svolge di norma in anestesia generale, quindi prima del ricovero è necessario sottoporsi ad una visita anestesiologica durante la quale fornire al medico un’anamnesi completa e rispondere alle sue domande, ad esempio sulle eventuali allergie di cui si soffre.

Sempre prima dell’intervento il medico prescriverà i seguenti esami: 

  • Imaging della tiroide con ultrasuoni, tomografia computerizzata (TC) o risonanza magnetica (MRI);
  • Esami del sangue per i livelli di ormone tiroideo e altri fattori;
  • Esame delle corde vocali, utilizzando uno strumento chiamato laringoscopio. 

Veniamo, ora, all’intervento di tiroidectomia. Il chirurgo pratica una piccola incisione nella pelle del collo, il più vicino possibile a una piega naturale per ridurre l’aspetto della cicatrice. A questo punto, separa un sottile strato di muscolo per ottenere l’accesso alla ghiandola tiroidea, quindi rimuove uno o entrambi i lobi della ghiandola tiroidea e tutti i linfonodi vicini che potrebbero essere colpiti dalla malattia (in caso di tumore). 

Il chirurgo quindi riporta i muscoli della parte anteriore del collo nella posizione corretta e li fissa in posizione. La pelle viene chiusa con punti di sutura o colla.  

Come si legge nell’opuscolo IEO summenzionato, i possibili interventi eseguibili sono: 

  • Istmectomia: incisione cutanea di 2-4 cm e asportazione della parte centrale (istmo) della tiroide nella quale è contenuta la lesione;
  • Emitiroidectomia (asportazione di metà tiroide) con o senza linfoadenectomia ricorrenziale;
  • Tiroidectomia totale con o senza linfoadenectomia ricorrenziale.

Il chirurgo illustrerà la procedura che intende eseguire, fornendo tutti i dettagli del caso. 

Cosa sono la tecnica MINET o MIVAT

In alcuni casi, per lesioni molto piccole gli interventi di tiroidectomia possono essere eseguiti con tecnica MINET o MIVAT, molto meno invasive. 

Cosa sono queste due tecniche?

  • la MINET, o Tiroidectomia mini invasiva non endoscopica, consiste  in una incisione cutanea compresa tra 2.5 e 3.5 cm;
  • la MIVAT, o mini invasive video assisted thyroidectomy, prevede invece una incisione in genere inferiore a 2.5 cm. L’intervento è eseguito con l’ausilio di ottiche video di ingrandimento.

Quali sono i rischi?

La tiroidectomia è generalmente una procedura sicura, ma come con qualsiasi intervento chirurgico, comporta il rischio di complicanze.

Le potenziali complicazioni includono:

  • sanguinamento;
  • infezione.
  • bassi livelli di ormone paratiroideo (ipoparatiroidismo) causati da danno chirurgico o rimozione delle ghiandole paratiroidi. Queste ghiandole si trovano dietro la tiroide e regolano il calcio nel sangue. L’ipoparatiroidismo può causare intorpidimento, formicolio o crampi a causa di bassi livelli di calcio nel sangue;
  • ostruzione delle vie aeree causata da sanguinamento;
  • voce rauca o debole permanente a causa di danni ai nervi.

Vediamo ora cosa succede dopo l’intervento di tiroidectomia totale e parziale

Post operazione

Dopo l’intervento, il paziente viene trasferito in una sala di risveglio dove il team sanitario monitora il recupero dall’intervento e dall’anestesia. Una volta completamente cosciente, viene spostato in una stanza d’ospedale.

Alcune persone potrebbero aver bisogno di un drenaggio posizionato sotto l’incisione nel collo, solitamente rimosso la mattina dopo l’intervento.

Dopo la tiroidectomia, alcune persone possono avvertire dolore al collo e voce rauca o debole. Questo non significa necessariamente che ci sia un danno permanente al nervo che controlla le corde vocali. 

Questi sintomi sono spesso a breve termine e possono essere dovuti all’irritazione del tubo di respirazione che viene inserito nella trachea durante l’intervento chirurgico o essere il risultato dell’irritazione dei nervi causata dall’intervento.

Sarà possibile mangiare e bere come al solito dopo l’intervento. A seconda del tipo di intervento chirurgico eseguito, il paziente potrebbe essere in grado di tornare a casa il giorno della procedura o restare più a lungo in ospedale.

Una volta dimesso, il paziente di solito può tornare alle proprie normali attività, evitando però almeno 10 giorni o due settimane di compiere sforzi eccessivi, come sollevamento pesi o sport faticosi.

Per quanto riguarda, invece, la cicatrice, bisogna attendere più o meno un anno prima che svanisca. Questo tempo varia a seconda del tipo di incisione eseguita.

ATTENZIONE:
Le informazioni qui riportate hanno carattere divulgativo e orientativo, non sostituiscono la consulenza medica. Eventuali decisioni che dovessero essere prese dai lettori, sulla base dei dati e delle informazioni qui riportati sono assunte in piena autonomia decisionale e a loro rischio.

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