La gravidanza è un’esperienza ricca di emozioni per la futura mamma, ma è anche un periodo nel quale tenere alta l’attenzione e sottoporsi a una serie di controlli, dalle ecografie e visite di controllo ginecologico agli esami del sangue periodici, per la sicurezza del feto e della madre.

Le indicazioni sul percorso da seguire possono variare di caso in caso, e sarà il ginecologo a dettare la linea prescrivendo alla gestante cosa fare e quando. 

In genere, però, si segue quello che viene comunemente indicato dall’Agenda della gravidanza, illustrata in un opuscolo informativo prodotto dal Ministero della Salute

In questo articolo ci concentreremo solo sugli esami del sangue da fare in gravidanza. 

Vediamoli insieme. 

Esami del sangue in gravidanza: la beta HCG

La prima cosa da fare, per confermare la gravidanza, è eseguire il cosiddetto esame Beta HCG. Si tratta, infatti, di un esame finalizzato all’accertamento di uno stato di gravidanza, che analizza i valori della gonadotropina corionica, un ormone prodotto dalla placenta con la funzione di prolungare la vita del corpo luteo nei primi tempi della gravidanza. 

È già riscontrabile nel siero dopo 8-10 giorni dalla fecondazione e poco dopo anche nelle urine. 

In una donna incinta, più precisamente nel suo siero, la quantità di HCG aumenta in modo esponenziale, raddoppiando ogni 2 giorni

Ecco uno schema, solitamente riportato sul referto dell’esame del sangue, che indica i valori corrispondenti alle settimane di gravidanza

Settimane di gravidanzaHcg (in mUI/mL)
0,2 – 15 – 50
1 – 250 – 500
2 – 3100 – 5000
3 – 4500 – 10000
4 – 51000 – 50000
5 – 610000 – 100000
6 – 815000 – 200000
8 – 1210000 – 100000

Tutti gli esami del sangue da fare in gravidanza

A partire dalla settima settimana di gravidanza bisogna verificare gruppo sanguigno e fattore Rh, tramite un semplice esame del sangue. 

Perché è così importante? Nel caso in cui i futuri genitori abbiano gruppi sanguigni differenti, e se il feto eredita il gruppo paterno, la madre potrebbe sviluppare una risposta immunitaria contro i globuli rossi del nascituro, perché considerati come “corpi” estranei. 

Il problema risulta più frequente nel caso in cui la madre abbia un RH negativo mentre il padre un RH positivo, perché la probabilità che il feto erediti l’RH dal padre è pari al 50%. 

In questo caso, è necessario eseguire il cosiddetto test di Coombs, un esame del sangue da ripetere ogni mese per verificare la compatibilità del gruppo sanguigno della madre con quello del feto.

In seguito, si devono eseguire i seguenti esami del sangue: 

  • esame emocromocitometrico completo con conteggio piastrine;
  • il dosaggio delle emoglobine;
  • il rubeo test, ovvero il test per stabilire se la futura mamma ha contratto o meno, nella sua vita, il virus della Rosolia. Il test va ripetuto in caso di negatività;
  • il Toxo Test, un esame che cerca nel sangue del paziente due tipologie di anticorpi contro il virus della Toxoplasmosi (Toxoplasma gondii), le IgM e le IgG. Il test va ripetuto in caso di negatività;
  • Esame HCVAb, per verificare la presenza del virus dell’Epatite C;
  • Esame HIVAb, per il virus dell’HIV;
  • Glicemia;
  • VDRL TPHA, per la sifilide;
  • PAPP-A, un test di screening precoce per la sindrome di Down, insieme al test della della Beta-HCG, già menzionato prima;
  • esame della curva glicemica

Come già anticipato, sarà cura del ginecologo prescrivere tutti gli esami del sangue da eseguire, indicando anche in quale settimana della gravidanza farli.