Quando si parla di glicemia si tende ad associare il termine al diabete, una delle malattie croniche non trasmissibili più diffuse al mondo. 

In effetti, le due cose sono collegate, ma intorno all’argomento glicemia c’è spesso molta confusione, soprattutto quando si affronta dal punto di vista alimentare. 

In particolare, si tende a preoccuparsi della glicemia solo quando sopraggiungono sintomi collegabili al diabete, dimenticando che è fondamentale, ad esempio, seguire una dieta equilibrata e svolgere attività fisica a prescindere dalla presenza di un problema di salute. 

Inoltre, si compie spesso l’errore di individuare nello zucchero, inteso come cibo dolce, l’unico colpevole degli squilibri glicemici

Questo accade molto di frequente proprio nei soggetti affetti da diabete, che magari mangiano porzioni abbondanti di pastasciutta ma evitano lo zucchero nel caffè.

In realtà, come sappiamo, anche i carboidrati sono degli zuccheri, nonostante il sapore della pasta o del pane risulti, al palato, sapido. 

Tutto questo è frutto di una cattiva conoscenza del fenomeno, a cominciare proprio dalla definizione stessa di glicemia. 

Cerchiamo di fare chiarezza. 

Cos’è la glicemia

Iniziamo col chiarire che la glicemia indica la concentrazione di glucosio nel sangue, fondamentale per il nostro organismo a patto che si mantenga nelle giuste dosi. 

Questo vuol dire che a causare problemi, anche molto gravi, non è solo l’eccesso di glicemia nel sangue (iperglicemia), ma anche la sua scarsa disponibilità (ipoglicemia). 

Cos’è il glucosio? 

Beh, si tratta di uno zucchero semplice – ne esistono altri due, il fruttosio e il galattosio – che circola nel sangue e viene metabolizzato dalle nostre cellule per produrre energia.

La nostra principale fonte di glucosio (ma non l’unica) è l’alimentazione, ma il nostro organismo è in grado di regolare la sua presenza nel sangue in modo da mantenerlo entro determinati parametri. 

Come fa a regolarlo? 

Attraverso specifici ormoni, che agiscono per ridurlo (ormoni ipoglicemizzanti) e innalzarlo (ormoni iperglicemizzanti). 

Il principale ormone responsabile dell’azione ipoglicemizzante è l’insulina, prodotta dal pancreas. 

Quando il pancreas non produce sufficiente insulina o non ne produce affatto, l’azione di regolazione della glicemia non avviene in modo corretto, causando scompensi. 

Rientrano, invece, nella categoria degli ormoni iperglicemizzanti il glucagone, le catecolamine, il cortisolo e il GH. 

Semplificando, nel nostro organismo esiste una sorta di bilancia con due piatti. 

Su un piatto si trovano gli ormoni adibiti alla riduzione del glucosio nel sangue, sull’altro quelli invece destinati ad un’azione opposta, quindi ad innalzarlo.

Un sistema che funziona correttamente consente, quindi, di mantenere la glicemia costante durante tutta la giornata, fornendo energia al nostro corpo. 

Quando qualcosa va storto – ad esempio non produciamo sufficiente insulina – si va incontro a problemi, soprattutto se associato ad una ipertensione arteriosa o ad una gravidanza a rischio.

Quali sono i valori di riferimento della glicemia

Abbiamo spiegato che la glicemia è la concentrazione di glucosio nel sangue e, che il nostro organismo possiede un sistema di regolazione interno che consente di tenerlo entro certi parametri. 

Ma quali sono questi parametri? Quali sono i valori di riferimento della glicemia? 

Per rispondere a questa domanda, ci affidiamo alla SID – Società Italiana di Diabetologia, che sul proprio sito riporta la seguente informazione: 

Il valore normale a digiuno è compreso fra 70 e 99 mg/dl. Fra 100 e 125 mg/dl è la condizione di alterata glicemia a digiuno. Una glicemia a digiuno uguale o superiore a 126 mg/dl definisce il diabete.

Quindi, un valore glicemico nella norma, a digiuno (ovvero ad almeno 8 ore di distanza dall’ultimo pasto), è quello compreso tra 70 e 99 mg/dl. 

Se, a digiuno, il valore è fra 100 e 125 mg/dl, allora vuol dire che c’è un’alterazione da approfondire. 

Infine, un valore superiore ai 126 mg/dl è indicativo della presenza di diabete nel paziente. 

Oltre al valore glicemico a digiuno, va misurata anche la cosiddetta Glicemia post-prandiale, che consiste nel livello di glucosio nel sangue circa 2 ore dopo l’inizio di un pasto. 

Quando questo valore è troppo alto, quindi compreso tra i 160 e i 180 mg/dl, si può andare incontro a complicanze anche gravi. 

In presenza di valori superiori a quelli considerati normali, si parla di iperglicemia, ma anche valori più bassi possono causare danni al nostro organismo. In questi casi si parla di ipoglicemia

Conclusioni

Come hai potuto leggere, la glicemia è un valore da tenere sotto controllo, perché un eccesso o un difetto di glucosio nel sangue possono tradursi in problemi seri. 

Speriamo, con il nostro articolo, di aver fatto un po’ di chiarezza su alcuni concetti basilari, ma essenziali.