Il periodo della gravidanza può regalare gioie e dolori alle future mamme, alternando momenti di pura felicità ad attimi di ansia e spavento.

Laddove dovessero sussistere condizioni di salute psicofisiche potenzialmente dannose per la mamma ed il bambino si parla di gravidanza a rischio.

Si tratta di un tema molto complesso, che abbraccia di fatto due ambiti all’apparenza distinti, ma connessi tra loro:

  • la salute della mamma e del bambino;
  • le condizioni di lavoro della mamma, se lavoratrice.

Ma andiamo per ordine. Cerchiamo di definire in modo semplice e chiaro la condizione di gravidanza a rischio e come si affronta dal punto di vista medico e gius-lavorativo.

Quando si può parlare di gravidanza a rischio

La gravidanza non è una malattia, che deve quindi essere affrontata come qualcosa da curare, ma un decorso fisiologico del tutto naturale, con uno svolgimento da monitorare.

Purtroppo, esistono alcune condizioni capaci di minacciare la salute della mamma o del feto che possono dipendere da molteplici cause, alcune pregresse altre successive all’inizio della gestazione.

Quindi, la gravidanza può essere considerata a rischio quando intervengono delle patologie che possono essere preesistenti alla gravidanza stessa o sviluppate durante i 9 mesi.

Quali sono i fattori di rischio per una gravidanza

Quali sono queste patologie o condizioni potenzialmente dannose per la salute della mamma o del feto, che conducono quindi ad una diagnosi di gravidanza a rischio?

Come accennato prima, sono molteplici, ma volendo fare un elenco di quelle più diffuse potremmo indicare le seguenti:

  • presenza di malattie croniche pregresse nella futura mamma, in particolare il diabete (pre gestazionale o gestazionale) e l’ipertensione. I rischi in questi casi sono molto gravi, con complicanze fetali importanti (come bambini di peso eccessivo, malformazioni, rischio di aborto spontaneo, gravi scompensi glicemici, distacco di placenta);
  • Gestosi;
  • Sindrome dell’ovaio policistico;
  • Patologie renali;
  • Malattie autoimmuni;
  • Anomalie cardiache;
  • Infezioni contratte nei nove mesi (come toxoplasmosi, rosolia, citomegalovirus);
  • Età avanzata (che si è spostata in avanti nel corso degli anni).

Per fortuna, oggi vengono effettuati molti più controlli durante la gestazione, che riducono sensibilmente gli effetti nefasti legati ad una gravidanza a rischio.

Cosa fare in caso di gravidanza a rischio

In caso di gravidanza a rischio diagnosticata è importante seguire un percorso un po’ più complesso, che prevede l’intervento di più medici o centri diagnostici.

Ad esempio, in caso di diabete pre-gestazionale o gestazionale, è necessaria una collaborazione tra il medico ginecologo, il diabetologo e il nutrizionista.

Le strutture pubbliche e convenzionate sul territorio ormai sono molto più preparate ad assistere in modo adeguato donne in gravidanza a rischio. È importante quindi non sottovalutare mai la situazione e affidarsi a professionisti competenti.

Inoltre, è consigliato il riposo, l’astensione dal lavoro (in casi più gravi) e la destinazione della madre lavoratrice a mansioni non gravose.

Da questo punto di vista, entra in gioco il secondo aspetto al quale abbiamo fatto riferimento all’inizio dell’articolo, quello giuslavorista.

Astensione dal lavoro anticipata/interdizione dal lavoro per gravidanza a rischio

Le politiche di tutela e sostegno alla maternità prevedono, oltre al congedo di maternità – ovvero l’astensione obbligatoria dal lavoro “classica” – anche l’astensione dal lavoro anticipata in caso di gravidanza a rischio o per mansioni incompatibili.

In questo caso, il periodo di decorrenza dell’astensione dal lavoro anticipata è stabilito dall’ASL, che deve diagnosticare la gravidanza a rischio e valutarne lo stato effettivo.

La futura mamma deve, quindi, richiedere il certificato ad un ginecologo del servizio sanitario nazionale o dal proprio ginecologo, che attesti la gravidanza a rischio.  

Se il certificato viene emesso da un ginecologo libero professionista, è necessario richiedere l’accertamento dello stato di gravidanza a rischio da un medico di una struttura pubblica.

È, inoltre, prevista la richiesta di astensione anticipata dal lavoro per i rischi connessi alle mansioni svolte, rivolgendosi alla Direzione regionale del lavoro, se:

  • le condizioni di lavoro possono compromettere la salute della donna e del feto;
  • le mansioni da svolgere sono gravose o usuranti e non è possibile trasferirla in altri reparti.

Anche in questo caso, è necessario attestare la gravidanza a rischio o il rischio potenziale derivante dalle mansioni svolte o dall’ambiente di lavoro.

Se sei iscritta al Fondo Fasda, il pacchetto maternità prevede la copertura, in caso di gravidanza a rischio, di 6 visite di controllo ostetrico ginecologico.

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