fbpx

Gestosi e preeclampsia: come prevenirla e gestirla per una gravidanza sicura

da | Dic 22, 2020 | Gravidanza, Sanità Integrativa | 0 commenti

La preeclampsia, storicamente definita gestosi o tossiemia, è una condizione ostetrica specifica che si manifesta esclusivamente durante la gravidanza o nel periodo immediatamente successivo al parto (puerperio). 

Si tratta di una patologia multisistemica che può colpire qualsiasi donna in attesa, sebbene sia più comune nelle prime gravidanze (nullipare).

Questa sindrome rappresenta una delle principali sfide dell’ostetricia contemporanea, interessando circa il 2-5% delle gravidanze in Europa.

Cos’è la preeclampsia (o gestosi)

In termini clinici, la preeclampsia viene diagnosticata quando una donna precedentemente normotesa sviluppa ipertensione arteriosa associata a proteinuria (eccesso di proteine nelle urine) dopo la 20ª settimana di gestazione. 

Tuttavia, la medicina moderna ha ampliato questi criteri: oggi la diagnosi può essere posta anche in assenza di proteinuria, qualora si riscontrino danni ad altri organi bersaglio, come insufficienza renale, alterazioni della funzionalità epatica, riduzione delle piastrine (piastrinopenia) o disturbi neurologici e visivi.

La sua importanza clinica è legata al potenziale impatto sulla salute di entrambi i soggetti coinvolti:

  • per la madre: può progredire verso forme gravi come l’eclampsia (caratterizzata da convulsioni) o la sindrome HELLP, aumentando il rischio di complicanze cardiovascolari e d’organo a lungo termine;
  • per il bambino: la disfunzione della placenta può limitare l’apporto di nutrienti e ossigeno, causando un ritardo della crescita fetale (IUGR) o rendendo necessario un parto prematuro per salvaguardare la vita materna.

Sebbene la causa esatta rimanga oggetto di intensi studi, si ritiene che alla base della preeclampsia vi sia un’anomala formazione dei vasi sanguigni della placenta nelle prime fasi della gravidanza, che innesca successivamente una disfunzione dell’endotelio (il rivestimento interno dei vasi) e una risposta infiammatoria sistemica nella madre.

Ipertensione e gestosi

Si parla di ipertensione gravidica quando i valori pressori sono superiori a 140/90 mmHg. 

Questo valore, di norma considerabile fisiologico, diventa patologico in gravidanza. 

L’ipertensione in gravidanza si presenta in 4 forme: 

  1. pre-eclampsia/eclampsia: compare nel terzo trimestre di gravidanza, con valori pressori almeno di 140/90, che persistono per tre mesi dopo il parto. E’ accompagnata da proteinuria;
  2. ipertensione preesistente: compare prima della XX settimana e persiste dopo il parto. Assente la proteinuria;
  3. ipertensione preesistente con sviluppo di pre-eclampsia
  4. ipertensione transitoria, tardiva o gestazionale: compare durante il terzo trimestre e si normalizza entro sei mesi dopo il parto. È assente la proteinuria, e risulta essere recidiva nelle successive gravidanze.

Sintomi della Preeclampsia: come riconoscerli subito

Identificare precocemente i segnali della preeclampsia è fondamentale, poiché questa patologia può peggiorare in modo improvviso e molto rapido

La diagnosi clinica si basa su parametri rilevati dal medico, come la pressione arteriosa uguale o superiore a 140/90 mmHg e la presenza di proteine nelle urine, ma esistono anche sintomi fisici che ogni gestante dovrebbe conoscere per attivare un controllo immediato.

I disturbi si manifestano solitamente dopo la 20ª settimana di gravidanza, con una maggiore frequenza dopo la 24ª-26ª settimana, ma possono comparire raramente anche prima o nelle sei settimane successive al parto.

Nella maggior parte dei casi i disturbi iniziali sono lievi, ma non devono essere sottovalutati per garantire la sicurezza materna e fetale.

Ecco come procedere:

  • sintomi iniziali e lievi:
    • ipertensione arteriosa lieve o moderata: valori di pressione sistolica compresi tra 140-159 mmHg e/o diastolica tra 90-109 mmHg;
    • lieve gonfiore (edema): accumulo di liquidi che può manifestarsi inizialmente alle gambe, ma che diventa sospetto se interessa anche mani e viso;
    • affaticamento insolito: un senso di stanchezza e spossatezza superiore alla norma gestazionale;
    • cosa fare: è necessario contattare il proprio ginecologo per un controllo pressorio e delle urine entro 24 ore.
  • sintomi di progressione della patologia:
    • ipertensione grave: riscontro di valori pressori persistenti ≥ 160/110 mmHg;
    • nausea e vomito: comparsa improvvisa di disturbi gastrici nella seconda metà della gravidanza;
    • aumento repentino di peso: un incremento ponderale ingiustificato, talvolta superiore a 5 kg in una sola settimana, segno di grave ritenzione idrica;
    • cosa fare: rivolgersi urgentemente al medico per una valutazione clinica approfondita. In questi casi è spesso indicato il ricovero ospedaliero per monitoraggio.

I campanelli d’allarme da non ignorare

Esistono alcuni sintomi specifici che i medici definiscono “segni di eclampsia imminente” o indicatori di forme gravi che richiedono un intervento tempestivo:

  • alterazioni visive: la comparsa di lampi di luce (fosfeni), macchie scure nel campo visivo (scotomi), visione offuscata o, nei casi estremi, perdita temporanea della vista;
  • cefalea neurologica: un mal di testa forte, persistente e resistente ai comuni analgesici, spesso localizzato nella zona frontale o occipitale;
  • dolore epigastrico: un dolore acuto nella parte superiore dell’addome, spesso descritto come una “barra” che stringe sotto le costole, indicativo di un coinvolgimento del fegato;
  • disfunzioni respiratorie: la sensazione di fiato corto o difficoltà a respirare (dispnea), che può indicare la presenza di liquidi nei polmoni (edema polmonare);
  • sintomi neuromuscolari: tremore evidente alle mani o riflessi molto accentuati (iperriflessia), che possono precedere le convulsioni tipiche dell’eclampsia.

Il mito dell’edema: quando il gonfiore è sospetto?

Storicamente, il gonfiore (edema) era considerato un criterio diagnostico essenziale.

Oggi la letteratura scientifica chiarisce che il solo gonfiore alle gambe è comune in molte gravidanze normali e non è più considerato un segno esclusivo di preeclampsia. Tuttavia, un edema generalizzato che colpisce improvvisamente il viso e le mani, accompagnato da un incremento di peso ingiustificato, resta un segnale che merita un approfondimento clinico immediato.

In ogni caso, ricordiamo che la preeclampsia può essere asintomatica nelle sue fasi iniziali; per questo motivo, il monitoraggio regolare della pressione in occasione di ogni visita è lo strumento di prevenzione più efficace.

L’evoluzione nella diagnosi [Aggiornamento 2026]

Nel 2026, la diagnosi di preeclampsia non si limita più alla semplice rilevazione della pressione alta e delle proteine nelle urine

Grazie ai progressi della ricerca, disponiamo di strumenti molecolari in grado di identificare la patologia prima ancora che si manifestino i sintomi clinici, permettendo una gestione personalizzata e molto più sicura della gravidanza.

Oltre la Proteinuria: i nuovi criteri clinici

Storicamente, la presenza di proteinuria (≥ 300 mg nelle urine delle 24 ore) era considerata un requisito essenziale per la diagnosi

Oggi, le linee guida AIPE e internazionali chiariscono che la proteinuria non è più strettamente necessaria se l’ipertensione (pressione ≥ 140/90 mmHg) è accompagnata da altri segni di sofferenza d’organo:

  • reni o fegato: alterazioni rilevate dagli esami del sangue;
  • sangue: una riduzione delle piastrine;
  • cervello: forti mal di testa o disturbi della vista;
  • crescita del bambino: se il piccolo cresce più lentamente del previsto (ritardo della crescita).

Il Rapporto sFlt-1/PlGF: prevedere per proteggere

La vera rivoluzione diagnostica attuale è rappresentata dall’analisi dei biomarcatori angiogenici. La preeclampsia è infatti causata da uno squilibrio tra proteine che favoriscono lo sviluppo dei vasi sanguigni (PlGF – Placental Growth Factor) e proteine che lo ostacolano (sFlt-1).

Come funziona il test? Attraverso un semplice prelievo di sangue, viene misurato il rapporto tra le due proteine sFlt-1/PlGF. In una gravidanza normale, i livelli di PlGF sono elevati, mentre nella preeclampsia il valore di sFlt-1 aumenta drasticamente, bloccando l’azione benefica del PlGF sull’endotelio materno.

Questo esame, già disponibile in Italia, consente di predire l’insorgenza della malattia fino a 4 settimane prima della comparsa dei sintomi fisici.

Se il risultato del test è basso (pari o inferiore a 38), il medico può escludere con una precisione del 99% che la malattia compaia nella settimana successiva, evitandoti ricoveri inutili.

Screening combinato del primo trimestre

La prevenzione inizia precocemente. Tra l’11ª e la 14ª settimana di gestazione, è possibile eseguire uno screening combinato che include:

  1. i dati anamnestici e la storia clinica della mamma;
  2. la misurazione accurata della pressione arteriosa media;
  3. una ecodoppler delle arterie uterine per studiare il flusso di sangue alla placenta;
  4. il dosaggio plasmatico di biomarcatori come PAPP-A e PlGF.

Questo approccio multifattoriale permette di identificare le forme precoci e più gravi di preeclampsia in circa il 90% dei casi, offrendo la possibilità di iniziare tempestivamente terapie preventive efficaci.

Fattori di rischio e strategie di prevenzione

Identificare precocemente le donne a rischio è il pilastro fondamentale per prevenire le forme più gravi di preeclampsia e le sue complicanze. 

Chi è più a rischio?

Le linee guida suddividono i fattori di rischio in base alla loro rilevanza statistica nell’insorgenza della patologia:

  • fattori di rischio alto (maggiori): la presenza di anche uno solo di questi elementi richiede l’attivazione immediata di strategie preventive:
    • precedente preeclampsia, specialmente se ad esordio precoce (prima della 34ª settimana);
    • ipertensione cronica preesistente alla gravidanza;
    • malattie renali croniche o presenza di proteine nelle urine a inizio gravidanza;
    • diabete pre-gestazionale (Tipo 1 o Tipo 2);
    • malattie autoimmuni, in particolare la sindrome da anticorpi antifosfolipidi o il Lupus Eritematoso Sistemico (LES);
    • gravidanze ottenute tramite Procreazione Medicalmente Assistita (PMA).
  • Fattori di Rischio Moderato: la presenza di due o più di questi fattori indica la necessità di profilassi:
    • prima gravidanza (nulliparità);
    • età materna superiore ai 40 anni;
    • obesità (indice di massa corporea bmi > 30 kg/m²);
    • gravidanza multipla (gemellare o plurima);
    • storia familiare di preeclampsia (madre o sorelle colpite);
    • intervallo tra le gravidanze superiore a 5-10 anni.

Prevenzione attraverso lo stile di vita

Oggi, l’approccio preventivo integra fortemente le abitudini quotidiane.

È ampiamente dimostrato che l’esercizio fisico aerobico (almeno 3 volte a settimana per 50 minuti) riduce significativamente l’incidenza di disturbi ipertensivi

Parallelamente, l’adozione di una dieta mediterranea, ricca di antiossidanti, vitamine e acidi grassi omega-3, aiuta a modulare lo stato infiammatorio sistemico tipico della patologia

Al contrario, la restrizione del sale o diete ipocaloriche non hanno dimostrato efficacia preventiva.

Prevenzione attiva

La prevenzione attiva si basa sull’uso di presidi farmacologici sicuri che intervengono sui meccanismi biologici della malattia, come il danno ai vasi sanguigni e l’infiammazione.

  • aspirina a basso dosaggio (Aspirinetta): è il trattamento “gold standard” per le donne ad alto rischio. L’acido acetilsalicilico agisce migliorando la funzionalità della placenta e riducendo la produzione di sostanze vasocostrittrici;
    • dosaggio: la dose raccomandata per la massima efficacia è di 100-150 mg al giorno;
    • quando assumerlo: il trattamento deve essere iniziato tra la 12ª e la 16ª settimana di gravidanza. Iniziarlo oltre la 20ª settimana ne riduce drasticamente i benefici;
    • modalità di assunzione: le linee guida e la letteratura suggeriscono l’assunzione serale, prima di coricarsi, per una migliore risposta cronobiologica del farmaco.
  • supplementazione di calcio: il calcio gioca un ruolo protettivo sulla pressione arteriosa. È raccomandata l’assunzione di 1,2 – 2,5 g al giorno di calcio per tutte le donne a rischio che hanno uno scarso apporto alimentare di questo minerale (inferiore a 600 mg/die). Questa integrazione, se associata all’aspirina, ne potenzia l’effetto preventivo;
  • eparina: l’uso dell’eparina a basso peso molecolare non è raccomandato come profilassi di routine per la preeclampsia. Tuttavia, resta un presidio fondamentale per casi selezionati di donne con trombofilie ereditarie (come la mutazione del Fattore V Leiden) o con storie cliniche di gravi patologie placentari precedenti.

Gestione e terapie moderne

La gestione della preeclampsia, oggi, si basa su un approccio multidisciplinare e personalizzato, che mira a bilanciare la sicurezza della madre con la maturità del feto. 

L’obiettivo primario dei protocolli clinici moderni non è solo il controllo della pressione, ma la prevenzione delle complicanze gravi attraverso un monitoraggio costante e l’uso di biomarcatori avanzati.

Il parto come cura risolutiva

Ad oggi, la medicina concorda sul fatto che l’unica cura definitiva per la preeclampsia sia l’espletamento del parto, che comporta l’espulsione della placenta, l’organo da cui origina la patologia.

La decisione sul momento in cui eseguire il parto dipende strettamente dall’epoca gestazionale e dalla gravità del quadro clinico: 

  • se la malattia insorge dopo la 37ª settimana, si procede solitamente con il parto programmato;
  • tra la 24ª e la 34ª settimana, in assenza di segnali di emergenza, i medici adottano spesso una condotta di attesa di 24-48 ore per somministrare corticosteroidi, farmaci fondamentali per accelerare la maturazione dei polmoni del bambino e migliorare gli esiti neonatali.

Terapia farmacologica

I farmaci utilizzati non curano la preeclampsia, ma servono a gestire i sintomi e prevenire rischi fatali come l’ictus o le convulsioni.

  • farmaci antipertensivi: sono prescritti per mantenere la pressione arteriosa entro valori di sicurezza (idealmente intorno a 140/90 mmHg), evitando cali troppo bruschi che potrebbero ridurre l’afflusso di sangue al bambino. I farmaci di prima scelta in Italia includono la nifedipina, il labetalolo e l’alfametildopa;
  • solfato di magnesio: è considerato il “gold standard” per la prevenzione e il trattamento dell’eclampsia (le crisi convulsive). Viene somministrato per via endovenosa in ospedale durante il travaglio e nelle 24 ore successive al parto.

La gestione ottimale della preeclampsia richiede la collaborazione di un team esperto composto da ostetrici, neonatologi e anestesisti, preferibilmente all’interno di centri di terzo livello dotati di terapia intensiva neonatale. 

Il monitoraggio materno include esami del sangue bisettimanali per controllare la funzionalità di reni e fegato, oltre a un diario pressorio rigoroso. Per il bambino, si utilizzano ecografie seriali e il Doppler per monitorare il benessere fetale e la funzionalità della placenta

Tutela della Maternità e Fondo FASDA: prestazioni e rimborsi

Per le lavoratrici iscritte al Fondo FASDA, il Piano Sanitario prevede una copertura specifica e articolata per l’intero percorso della gravidanza, dal monitoraggio diagnostico fino all’evento del parto.

Il Pacchetto Maternità

Il Fondo mette a disposizione un pacchetto dedicato alla tutela della gestante che include:

  • visite di controllo: sono coperte 4 visite ostetrico-ginecologiche, che vengono elevate a 6 in caso di gravidanza a rischio (condizione che include la diagnosi di preeclampsia);
  • ecografie e analisi: pagamento delle spese per ecografie e analisi chimico-cliniche necessarie al monitoraggio del feto e della madre;
  • diagnostica prenatale: l’amniocentesi e la villocentesi sono garantite gratuitamente per le donne con età superiore ai 35 anni; per le lavoratrici più giovani, queste prestazioni sono riconosciute in presenza di patologie sospette o malformazioni familiari;
  • massimale: la disponibilità annua per questo pacchetto è di € 1.200,00 per persona.

Copertura per il parto e il ricovero

In occasione dell’evento del parto, il Piano Sanitario interviene sia in strutture convenzionate che non convenzionate:

  • parto cesareo: il Fondo copre l’intervento chirurgico, l’assistenza medica, i medicinali, la retta di degenza e le spese per l’accompagnatore, fino a un massimo di € 2.000,00 per anno;
  • parto naturale o aborto: è prevista la copertura per le spese di assistenza e degenza, incluse due visite di controllo nel periodo successivo al parto, con lo stesso limite di spesa di € 2.000,00;
  • indennità sostitutiva: qualora la lavoratrice decida di non richiedere rimborsi per il ricovero, ha diritto a un’indennità di € 200,00 per ogni giorno di degenza (fino a 150 giorni).

Ulteriori tutele e servizi accessori: 

  • Procreazione Medicalmente Assistita (PMA): il Fondo rimborsa le spese extra-ospedaliere per le pratiche di fecondazione assistita con un plafond di € 1.000,00 annui;
  • assistenza per il neonato: è prevista una copertura di € 13.000,00 per eventuali interventi correttivi di malformazioni congenite del neonato nel suo primo anno di vita;
  • servizi online: tramite l’area riservata sul sito di FASDA, è possibile prenotare visite specialistiche e monitorare lo stato delle proprie richieste di rimborso.

Nota operativa: per attivare le prestazioni del “Pacchetto Maternità”, la lavoratrice deve presentare il certificato medico attestante lo stato di gravidanza.

Domande Frequenti (FAQ)

1. Cosa succede al bambino in caso di preeclampsia? 

La malattia può causare un ritardo della crescita fetale (IUGR) a causa del minor afflusso di nutrienti attraverso la placenta.

2. L’aspirinetta previene davvero la gestosi? 

Sì, se assunta precocemente (entro la 16ª settimana) in donne a rischio, riduce significativamente l’incidenza delle forme più gravi.

3. La gestosi scompare subito dopo il parto? 

Generalmente sì, ma i sintomi e l’ipertensione possono persistere o addirittura comparire per la prima volta nelle prime settimane dopo il parto (preeclampsia postpartum).

4. Posso avere un parto naturale se ho la preeclampsia? 

Sì, il parto vaginale è spesso la prima scelta, a meno che le condizioni di urgenza non richiedano un taglio cesareo.

5. Chi ha avuto la gestosi rischia di averla di nuovo? 

Esiste un rischio di recidiva del 15-20% nelle gravidanze successive, rendendo fondamentale un monitoraggio stretto sin dal primo trimestre.

ATTENZIONE:
Le informazioni qui riportate hanno carattere divulgativo e orientativo, non sostituiscono la consulenza medica. Eventuali decisioni che dovessero essere prese dai lettori, sulla base dei dati e delle informazioni qui riportati sono assunte in piena autonomia decisionale e a loro rischio.