La procreazione medicalmente assistita consiste in un insieme di tecniche e procedure finalizzate a realizzare una gravidanza

Come riportato sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità, l’infertilità in Italia riguarda circa il 15% delle coppie mentre, nel mondo, circa il 10-12%. 

Si tratta di una condizione patologica che può riguardare sia l’uomo sia la donna, o entrambi. In questo caso si parla di infertilità di coppia. 

Quando una coppia non riesce a concepire un figlio può decidere di accedere a tecniche di procreazione medicalmente assistita, seguendo però un percorso molto preciso, illustrato nel dettaglio nelle “Linee guida contenenti le indicazioni delle procedure e delle tecniche di procreazione medicalmente assistita”

Approfondiamo insieme e cerchiamo di capire come funziona la fecondazione assistita

Cos’è la procreazione medicalmente assistita

Citando le Linee Guide per tecniche di procreazione medicalmente assistita si intendono: 

“Tutti quei procedimenti che comportano il trattamento di oociti umani, di spermatozoi o embrioni nell’ambito di un progetto finalizzato a realizzare una gravidanza.”   

Quali sono questi procedimenti? 

  • l’inseminazione;
  • la fecondazione in vitro; 
  • il trasferimento embrionale; 
  • il trasferimento intratubarico dei gameti;
  • la microiniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo; 
  • la crioconservazione dei gameti e degli embrioni. 

Queste tecniche possono essere omologhe – ovvero ovociti e/o spermatozoi provengono dai membri della coppia interessata – o eterologhe, quindi provenienti da donatori e donatrici. 

Questa seconda tecnica, non consentita inizialmente dalla Legge 40/2004, è stata introdotta in seguito a una sentenza della Corte Costituzionale 162/2014.

Le varie procedure che confluiscono nelle tecniche di procreazione medicalmente assistita sono suddivide in 3 gruppi, in base alla loro invasività. Ne parleremo più avanti nel corso di questo articolo. 

La differenza tra infertilità e sterilità

Quando si parla di procreazione medicalmente assistita è necessario partire dalla nozione di infertilità, una condizione che, impedendo la fecondazione, può spingere una coppia a optare per queste tecniche. 

Ma per capire cosa si intende per infertilità è necessario spiegare la differenza tra questa condizione e la sterilità

Si legge nelle linee guida quanto segue:

“Una coppia è infertile quando non è stata in grado di concepire e di procreare un bambino dopo un anno o più di rapporti sessuali non  protetti, mentre è sterile la coppia nella quale uno o entrambi i coniugi  sono affetti da una condizione fisica permanente che non rende possibile la procreazione.”

Leggendo questo passaggio si può capire che la sterilità è una condizione più grave rispetto all’infertilità. Infatti, non riuscire a concepire un figlio nonostante ripetuti tentativi può dipendere da molteplici variabili, non necessariamente patologiche. 

Però, ai fini del ricorso alla procreazione medicalmente assistita si utilizzano i due termini come sinonimi, ricavandone una sorta di sintesi: 

“Viene definita sterilità (infertilità) l’assenza di concepimento, oltre ai casi di  patologia  riconosciuta, dopo 12/24 mesi di regolari rapporti sessuali   non protetti in coppia eterosessuale.”

quali sono le principali cause di infertilità

Le cause dell’aumento dell’infertilità sono molteplici, alcune di natura endogena, quindi legate a disturbi del nostro organismo, altre di natura esogena, quindi condizionate dall’esterno (ad esempio l’inquinamento atmosferico).

Vediamo le principali cause di infertilità, elencate dal Ministero della Salute:

  • aumento dell’età media delle donne che decidono (o ne hanno la possibilità) di avere un figlio;
  • dimezzamento, negli ultimi 50 anni, del numero di spermatozoi;
  • disturbi alimentari;
  • infezioni;
  • stili di vita scorretti;
  • disturbi ovulatori strutturali;
  • disturbi ovulatori;
  • ovaio policistico;
  • infezioni genitali;
  • fibromi e miomi;
  • endometriosi;
  • alcune malattie sessualmente trasmissibili;
  • criptorchidismo;
  • varicocele;
  • disturbi di erezione;
  • fumo;
  • abuso di alcool;
  • fattori ambientali.

Cosa succede dopo la diagnosi di sterilità della coppia

In presenza di una diagnosi di sterilità, la coppia che decide di accedere a tecniche di procreazione medicalmente assistita dovrà seguire un percorso graduale. 

Gli step da seguire sono 3: 

  1. Trattamento medico per ripristinare la fertilità 
  2. Trattamento chirurgico per ripristinare la fertilità;
  3. Accesso alle procedure di fecondazione assistita

Quindi, per semplificare, una coppia sterile non accede direttamente alle procedure di fecondazione assistita, ma intraprende prima un percorso terapeutico per provare a ripristinare una condizione di fertilità tale da consentire un concepimento. 

Ovviamente, questi step devono avere una durata congrua, calcolata tenendo presente 3 criteri

  1. età della donna; 
  2. esposizione alla probabilità di concepire; 
  3. riserva ovarica.

Età della donna

Come riportato nelle linee guida, l’età della donna è il principale limite  naturale posto alla fertilità umana. Purtroppo, è dimostrato che con l’avanzare dell’età la capacità riproduttiva di una donna tende a diminuire, in particolare dopo i 35 anni. 

L’aspettativa di avere un figlio per una donna di età superiore ai 35 anni è ridotta del 50% rispetto alle coppie nelle quali le donne hanno un’età inferiore.

Con l’età, inoltre, aumenta il rischio di abortire spontaneamente, passando dal 10% nelle donne di età < 30 anni al 18% per i soggetti con età compresa  fra i 30 e i 39 anni, fino al 34% per le donne intorno ai 40  anni.

Le tecniche di procreazione medicalmente assistita, non dimentichiamolo, non sono solo finalizzate al concepimento, ma devono creare le condizioni affinché sia garantita la vita e la salute del bambino e della madre, ecco perché un aumento del rischio di aborto spontaneo non va sottovalutato. 

Esposizione alla probabilità di concepire

Con l’espressione esposizione alla probabilità di concepire si intende la durata dell’infertilità della coppia

Essa, infatti, rappresenta il criterio che seleziona la prognosi riproduttiva della coppia a prescindere dalla diagnosi di sterilità. 

Purtroppo, coppie con una condizione di sterilità di lunga durata hanno una prognosi riproduttiva sfavorevole.

Riserva ovarica

Le donne producono un numero finito di follicoli, che va quindi esaurendosi con il passare degli anni, ma non solo. 

Infatti, oltre all’età esistono altri fattori che possono incidere su una riduzione nella produzione di follicoli, alcuni di natura genetica, altri invece frutto di infezioni, interventi chirurgici, terapie farmacologiche. 

Ricordiamo che anche il nostro stile di vita e i comportamenti possono incidere sulla fertilità, come il fumo, l’abuso di alcol o sostanze stupefacenti, l’eccessiva magrezza, l’obesità. 

Quando ricorrere alla procreazione medicalmente assistita

“Il ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita è consentito solo quando sia accertata l’impossibilità di rimuovere altrimenti le cause impeditive della procreazione ed è comunque  circoscritto ai casi di sterilità o di infertilità inspiegate documentate da atto medico, nonché ai casi di sterilità o di infertilità da causa accertata e certificata da atto medico.”

Come si può leggere, quindi, si può ricorrere alle tecniche di procreazione assistita nel momento in cui si riscontra l’impossibilità di rimuovere le cause della sterilità o infertilità, seguendo comunque un principio di gradualità e procedendo a informare in modo molto approfondito e adeguato i diretti interessati. 

La certificazione della sterilità/infertilità può essere fatta da ogni medico abilitato, ma per l’accesso alle tecniche di riproduzione assistita è necessario l’intervento di:

  • uno specialista in genetica medica, per le patologie genetiche; 
  • un ginecologo, per le patologie femminili; 
  • un endocrinologo con competenze andrologiche, ovvero un  urologo con competenze andrologiche per le patologie maschili.

Tecniche di I, II e III livello

Nella parte iniziale dell’articolo abbiamo accennato a una suddivisione delle tecniche di procreazione medicalmente assistita in 3 gruppi, in base al loro grado di invasività tecnica e psicologica. 

La suddivisione è la seguente:

  • Tecniche di I Livello: 
    • inseminazione intracervicale/sopracervicale in ciclo naturale, eseguita utilizzando tecniche di preparazione del liquido seminale; 
    • induzione dell’ovulazione multipla associata a inseminazione sopracervicale, eseguita utilizzando tecniche  di  preparazione del liquido seminale;
    • eventuale crioconservazione dei gameti maschili. 
  • Tecniche di II Livello (procedure eseguibili in anestesia locale e/o sedazione profonda):
    • prelievo degli ovociti per via vaginale;
    • fecondazione in vitro e trasferimento dell’embrione (FIVET);
    • iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo (ICSI);
    • trasferimento intratubarico dei gameti maschili e femminili (GIFT) per via transvaginale o guidata o isteroscopica;
    • prelievo testicolare dei gameti (prelievo percutaneo o  biopsia testicolare);
    • eventuale crioconservazione di gameti maschili e femminili  ed embrioni (nei limiti delle normative vigenti).
  • Tecniche di III Livello (procedure che necessitano  di  anestesia generale con intubazione): 
    • prelievo microchirurgico di gameti dal testicolo; 
    • prelievo degli ovociti per via laparoscopica; 
    • trasferimento intratubarico dei gameti maschili e femminili (GIFT) per via laparoscopica.

La legge prevede che si proceda prima con le tecniche meno invasive, quindi quelle di I livello, per proseguire poi con le successive in caso di insuccesso.

Procreazione medicalmente assistita per le donne iscritte al Fondo Fasda

Le donne iscritte al Fondo FASDA possono ricevere un rimborso per le spese extra-ospedaliere sostenute per procreazione medicalmente assistita.

La copertura è valida solo in caso di utilizzo di strutture sanitarie convenzionate da UniSalute per il Fondo FASDA ed effettuate da medici convenzionati – tramite liquidazione diretta – e in caso di utilizzo di strutture del Servizio Sanitario Nazionale – tramite rimborso del ticket.

Per maggiori informazioni, puoi consultare la sezione dedicata all’interno del nostro Piano sanitario, cliccando qui.