Secondo le stime più recenti, circa il 20-40% delle donne in età riproduttiva presentano un mioma uterino, altrimenti detto fibroma. 

Con una maggiore incidenza tra i 35 e i 50 anni, il mioma uterino è il tumore ginecologico benigno più diffuso tra le donne. 

Nonostante la sua ampia diffusione, non è ancora chiara la natura (eziopatogenesi) di questa patologia, anche se c’è una certa convergenza della comunità scientifica nell’individuare alcuni fattori di rischio più incidenti, come il menarca precoce, l’obesità, la polimenorrea, l’ipertensione arteriosa e il diabete

Vediamo insieme cos’è un mioma uterino e come affrontarlo, dietro indicazione del proprio ginecologo di fiducia. 

Cosa sono i miomi uterini

Come abbiamo già accennato, un mioma uterino è un tumore benigno, che colpisce l’utero femminile. 

Seguendo quanto riportato dalla SIGO – Società italiana di ginecologia e ostetricia, i miomi uterini hanno origine dalla “crescita monoclonale abnorme di cellule muscolari lisce e matrice connettivale e rispondono a stimoli ormonali”. 

Ci rendiamo conto di quanto sia ostica questa definizione, quindi proveremo a semplificare il concetto all’estremo

Un mioma uterino è una massa solida, rotondeggiante, una sorta di sfera che si forma nell’utero, a causa di un eccessivo sviluppo muscolare. 

Mioma uterino: intramurali, sottomucosi, sottosierosi

I miomi uterini vengono suddivisi in 3 categorie, a seconda della zona dell’utero in cui si formano. 

Queste tre categorie sono le seguenti: 

  • miomi intramurali: quando si trovano nello spessore del miometrio;
  • miomi sottomucosi: quando sporgono nella cavità uterina; 
  • miomi sottosierosi: quando modificano il profilo esterno dell’utero. 

Per comprendere meglio questa suddivisione, può tornare utile la seguente immagine, tratta dall’enciclopedia Britannica, al cui interno sono indicate le varie sezioni che compongono l’utero femminile.

mioma uterino

FIGO Classification System

Capita di individuare dei miomi uterini anche in posizioni differenti, ecco perché più di recente si è proceduto a un’ulteriore suddivisione, secondo il cosiddetto FIGO classification system

Quest’ultimo, elaborato dalla FIGO – International Federation of Gynecology and Obstetrics, individua ben 10 classificazioni dei fibromi uterini.  

mioma uterino

Sintomi provocati da un mioma uterino

In circa il 50% dei casi la presenza di uno o più miomi uterini non provoca alcun sintomo nella donna, che lo scopre solo durante un regolare controllo ginecologico. 

Come si può facilmente intuire, i sintomi variano a seconda del numero di miomi presenti, delle loro dimensioni e della posizione in cui si trovano. 

Quelli più piccoli non provocano nessun disagio o sintomo ed è sufficiente tenerli sotto controllo con visite periodiche, per assicurarsi con non aumentino di dimensione o numero. 

I miomi più grandi, invece, possono provocare i seguenti sintomi: 

  • flusso mestruale più abbondante;
  • sanguinamenti uterini anomali;
  • dolore pelvico;
  • infertilità;
  • disturbi urinari e intestinali. 

Diversi studi hanno dimostrato che le dimensioni dei miomi possono aumentare a causa dell’azione degli steroidi ovarici – ovvero estrogeni e progesterone. 

In passato si riteneva possibile un aumento anche durante la gravidanza, tesi poi smentita dai risultati analizzati, che hanno invece dimostrato l’ipotesi opposta. 

Durante la gravidanza, infatti, in molti casi i miomi presenti non solo non sono aumentati di volume, ma si sono ridotti, senza interferire con la crescita del feto. 

Però, è importante sottolineare che, quando i miomi sono molto numerosi e/o di grandi dimensioni, possono aumentare “il rischio di malposizioni fetali, parto prematuro, distacco intempestivo di placenta, placenta previa, rottura intempestiva delle 8 membrane, mancato secondamento, emorragia post-partum e taglio cesareo”, come ricorda la SIGO.

Come diagnosticare un mioma uterino

Per individuare la presenza e la natura del mioma è necessario un controllo ginecologico accurato. 

Il primo step consiste in una semplice ecografia, eseguita sia con sonda transvaginale sia con sonda transaddominale – quelle che comunemente chiamiamo “visita interna” e “visita esterna” – che consente non solo di verificare se ci sono miomi, ma anche eventualmente di distinguerli da altre formazioni e patologie che colpiscono l’utero. 

Durante la visita si deve controllare la presenza di miomi, il numero, le dimensioni, la posizione, la composizione, la vascolarizzazione e altri parametri importanti per una diagnosi e un eventuale trattamento. 

Laddove la condizione della paziente dovesse renderlo necessario (miomi atipici, lesioni, ecc…), si può procedere a un accertamento ulteriore, che prevede l’esecuzione di una Risonanza magnetica

In alcuni casi più complessi e gravi, si può fare ricorso a una isteroscopia ambulatoriale

Trattamento del mioma uterino

Abbiamo detto che il mioma è un tumore benigno dell’utero, che molto di frequente non presenta nessun sintomo o disagio nella paziente. 

Per questo motivo, di per sé non è una patologia che richiede un trattamento sempre e comunque; in assenza di sintomi, infatti, si preferisce attendere qualche mese per vedere l’evoluzione della situazione, ma va fatta ovviamente una valutazione sul caso specifico

Un primo step spesso consiste in una terapia medica, ovvero nella somministrazione alla paziente di farmaci specifici, in grado di controllare i sintomi. In alcuni casi, ad esempio, si prescrive l’assunzione di un contraccettivo orale. 

Nell’individuazione del percorso terapeutico più adeguato, però, è necessario prendere in considerazione alcuni elementi, che riguardano i desideri riproduttivi della paziente oltre all’età

Infatti, in caso di donna desiderosa di avere figli, allora si procede con una terapia farmacologica finalizzata alla riduzione del mioma, al punto da rendere non necessario l’intervento chirurgico, oppure ad una condizione che consenta di effettuare quest’ultimo in sicurezza. 

Se la paziente non ha intenzione di avere figli nel prossimo futuro, si preferisce una terapia medica più lunga, divisa in cicli solitamente da 3 mesi l’uno, che si è dimostrata essere molto efficace

D’altronde, se si può evitare un intervento chirurgico è sempre un bene. 

Quando ci riferiamo a un intervento chirurgico, parliamo nello specifico di isterectomia e miomectomia, che rimangono le procedure più diffuse. 

La scelta sul tipo di trattamento da effettuare è frutto di una valutazione del ginecologo.