In un precedente articolo, dedicato agli esami del sangue da effettuare durante la gravidanza, abbiamo menzionato anche il cosiddetto “Rubeo test”

Si tratta del test per stabilire se la futura mamma ha contratto o meno, nella sua vita, il virus della Rosolia

Perché è così importante verificare se la donna, prima della gravidanza, ha già avuto, durante la sua vita, la Rosolia? 

Purtroppo, nonostante la rosolia sia una malattia abbastanza lieve, se contratta durante la gravidanza, può avere effetti nefasti sulla salute del feto, provocando malformazioni congenite e/o aborti spontanei. 

Approfondiamo insieme e vediamo cosa fare in caso di rosolia in gravidanza. 

Cos’è la rosolia

Come si legge sul sito Epicentro dell’Istituto Superiore di Sanità, la rosolia è una malattia infettiva acuta esantematica, causata da un virus a Rna del genere Rubivirus, della famiglia dei Togaviridae. 

La rosolia si manifesta con un’eruzione cutanea, simile a quelle del morbillo o della scarlattina.

Come accennato prima, generalmente è una malattia lieve, ma diventa pericolosa se contratta durante la gravidanza perché può portare ad aborto spontaneo, morte intrauterina del feto, o gravi anomalie congenite.

La rosolia si trasmette per via aerea, con modalità molto simili a quelle che abbiamo imparato a conoscere con il Sars-CoV-2, quindi tramite le goccioline di saliva prodotte con gli starnuti, la tosse, o semplicemente parlando. 

Ha un decorso asintomatico in circa il 20-50% dei casi contagiati, il che rende questa malattia molto pericolosa dal punto di vista epidemiologico. Infatti, il soggetto infetto che non ha sintomi può infettare altre persone, magari proprio una donna incinta, provocando danni molto gravi. 

Ecco perché rientra tra le malattie esantematiche per le quali è previsto l’obbligo vaccinale in età pediatrica. 

Perché la rosolia è pericolosa per le donne incinta?

Purtroppo, il virus della rosolia non si trasmette solo per via aerea, ma anche in modo verticale, ovvero dalla madre al feto, in quanto riesce a penetrare nella placenta. 

Quindi, se la donna contrae il virus durante la gravidanza, o poco prima del concepimento, lo trasmetterà anche al bambino. 

“I neonati con la sindrome della rosolia congenita possono trasmettere l’infezione per diversi mesi, fino a un anno dopo la nascita.” (Epicentro ISS)

Il virus della rosolia è, quindi, in grado di superare la barriera placentare e provocare anomalie embrio-fetali o aborti spontanei

Come si legge sul sito del Servizio Sanitario Regionale dell’Emilia Romagna, i rischi per il feto sono maggiori nelle prime settimane di gravidanza, per poi ridursi gradualmente: 

  • se la rosolia viene contratta durante le prime 10 settimane di gravidanza, il rischio di danni al feto può arrivare all’85-90%; 
  • il rischio si riduce al 30% se l’infezione avviene tra la 11ª e la 16ª settimana; 
  • il rischio scende quasi a zero dopo la 16ª settimana.

Quali sono i danni provocati dalla rosolia in gravidanza?

Abbiamo detto che il virus della rosolia può penetrare nella placenta e infettare il feto, provocando danni irreversibili. 

Quali sono questi danni? 

  • aborto spontaneo;
  • difetti dell’occhio e dell’orecchio;
  • malformazioni cardiache;
  • danni cerebrali;
  • danni al fegato e alla milza;
  • alterazioni ossee.

Come vedi, prevenire il contagio è di fondamentale importanza per la salute e la sopravvivenza del bambino. 

Cosa fare per prevenire il contagio? 

La prima cosa da fare, come accennato all’inizio dell’articolo, è verificare se si è stati già esposti al virus, presumibilmente durante l’infanzia, sviluppando così una risposta immunitaria alla malattia. 

Per farlo, è sufficiente sottoporsi a un semplice esame del sangue, il rubeo test, per controllare le IgG e le IgM specifiche della rosolia. Un esame simile viene eseguito anche per la Toxoplasmosi. 

Se le IgG sono positive, vuol dire che il soggetto è stato vaccinato o ha contratto la rosolia in passato, quindi non rischia di ammalarsi. Se sono negative, allora si consiglia di sottoporsi, come vedremo, alla vaccinazione. 

Se, sono presenti le IgM, vuol dire che c’è un’infezione in corso o contratta da poco. 

Come spiegato, se la donna ha ricevuto, durante la sua vita, il vaccino contro la rosolia, può stare tranquilla.

Se questo non è avvenuto, e non si è mai contratta la malattia in passato, il sistema di prevenzione più efficace in assoluto è sottoporsi al vaccino della rosolia, che riguarda anche altre due malattie esantematiche come il Morbillo e la Parotite. Il vaccino va sotto la sigla di MPR o Trivalente

Se non ha avuto la rosolia ma morbillo e parotite sì, il vaccino non comporta nessun problema. 

Quando fare il vaccino contro la rosolia?

Il vaccino contro la rosolia-morbillo-parotite rientra tra quelli consigliati in età fertile, quindi sarebbe preferibile fare il vaccino già in giovane età, se non lo si è fatto da bambini. 

Se la gravidanza è programmata, quindi c’è intenzione di restare incinta, è importante che la donna sappia che dovrà posticiparla di un mese dopo la vaccinazione.

Sottoporsi a una vaccinazione in concomitanza con una gravidanza della quale non si è a conoscenza non comporta rischi per il feto. 

“L’esposizione accidentale della donna in gravidanza alla vaccinazione o l’inizio di una gravidanza entro le quattro settimane successive alla vaccinazione non rappresentano, quindi, indicazioni all’interruzione volontaria di gravidanza.”

In caso contrario, e in assenza di contagio durante la gestazione, è consigliato eseguire la vaccinazione subito dopo il parto per proteggere i propri figli

L’allattamento al seno non controindica la vaccinazione contro Morbillo Parotite e Rosolia immediatamente dopo il parto

La vaccinazione è controindicata durante la gravidanza, a differenza di altri vaccini, come quello contro difterite, tetano, pertosse (dTpa) e influenza, che invece possono essere eseguiti dalla 27a alla 36a settimana di gestazione, idealmente intorno alla 28a settimana, come si legge sul sito del Ministero della Salute