Qual è la differenza tra biodegradabile e compostabile

da | Mar 8, 2022 | Ambiente | 0 commenti

La raccolta differenziata dei rifiuti genera spesso confusione, soprattutto quando si tratta di alcune tipologie di prodotto o imballaggio di cui non conosciamo la composizione. Ad esempio, pochi sanno la differenza tra biodegradabile e compostabile, finendo col conferire il rifiuto nel bidone sbagliato. 

A destabilizzare, nella maggior parte dei casi, sono i rifiuti di plastica che riportano l’etichetta “biodegradabile” e “compostabile”; d’altronde, la plastica non è tutta uguale e non tutta è riciclabile. Qui spieghiamo come riconoscerla. 

Sul nostro blog abbiamo più volte provato a chiarire le modalità di raccolta dei rifiuti e, a tal proposito, invitiamo a leggere il nostro articolo “Dove si butta: risposte alle domande dei cittadini sui rifiuti”, in cui si fa un po’ il punto della situazione. 

Vediamo ora cosa vuol dire biodegradabile e compostabile, e come gestire in modo corretto questa tipologia di rifiuto in casa o in ufficio. 

Cosa significa biodegradabile

Come spiega in modo molto preciso il Tecnopolo di Bologna del CNR, si definisce biodegradabile:

“un materiale che ha la capacità di essere degradato e alla fine scisso, in modo naturale e grazie all’azione enzimatica di microorganismi, in sostanze più semplici quali anidride carbonica, acqua e metano, senza che durante il processo siano rilasciate sostanze inquinanti.” 

Cosa vuol dire? 

Che un materiale biodegradabile ha la capacità di dissolversi in modo naturale, “trasformandosi” in altre sostanze, come l’acqua, l’anidride carbonica e il metano, ma questo processo richiede tempi molto lunghi, di solito mesi (in media, oggi, la maggior parte dei prodotti biodegradabile di degrada in circa 6 mesi).

Teniamo bene in mente questo dettaglio, perché la componente temporale è una delle principali differenze tra biodegradabile e compostabile

Quindi, quando leggiamo “biodegradabile” sull’etichetta di un prodotto, in particolare quelli di plastica, non vuol dire che sia innocuo per l’ambiente, e va conferito nell’apposito bidone dei rifiuti, secondo quanto specificato dal produttore o dal proprio comune di residenza. 

E attenzione ad utilizzare i sacchetti biodegradabili della spesa per la raccolta della frazione organica, perché non sono adatti. In questo caso vanno usati solo sacchetti compostabili

Vediamo cosa significa.

Cosa significa compostabile

Abbiamo spiegato che un materiale biodegradabile ha la capacità di degradarsi in un determinato lasso di tempo, producendo durante il processo delle sostanze organiche più semplici. Non si tratta, però, di un prodotto innocuo per l’ambiente e va smaltito in modo corretto.

Per spiegare, invece, cosa significa compostabile, prendiamo di nuovo in prestito la definizione fornita dal summenzionato Tecnopolo di Bologna del CNR

“un materiale che può essere conferito nei rifiuti organici (o umido) perché capace di trasformarsi mediante compostaggio insieme all’umido in compost.” 

Quindi, la prima cosa che possiamo apprendere da questa definizione è che un prodotto che riporta sull’etichetta l’indicazione “compostabile” può e deve essere conferito nell’umido (anche l’imballaggio o la bottiglia di plastica, se compostabile). 

Ma cos’è il compost? Il compostaggio è un processo di decomposizione biologica di una sostanza organica in condizioni controllate, attraverso il quale si ottiene un prodotto finale chiamato, appunto, compost. 

Si tratta, nei fatti, di una sostanza organica biologicamente stabile, inerte e inodore, costituita prevalentemente da humus, microorganismi attivi e microelementi. 

Questo prodotto di scarto è in realtà una risorsa molto utile, in particolare nel settore agricolo, dove viene impiegato spesso come fertilizzante naturale

Nel paragrafo dedicato alla definizione di biodegradabile abbiamo spiegato che il processo di degradazione richiede diversi mesi, in media circa 6 mesi, sottolineando come questo aspetto fosse centrale per comprendere la differenza con i materiali compostabili

Infatti, un materiale compostabile completa il suo processo in meno tempo, di solito meno di 3 mesi. 

Differenza tra biodegradabile e compostabile

Quindi, qual è la differenza tra biodegradabile e compostabile? Facciamo un attimo un breve riassunto di quanto appreso finora. 

Un rifiuto biodegradabile si degrada in modo naturale in circa 6 mesi, ma non è innocuo per l’ambiente. Di conseguenza, non possiamo conferire i materiali biodegradabili nell’umido, ma vanno smaltiti in modo corretto. 

Un rifiuto compostabile, invece, si degrada in molto meno tempo (meno di 3 mesi), dando vita ad un sottoprodotto naturale, inerte, che ha anche una sua utilità nell’agricoltura biologica. Per questo motivo, possiamo (e dobbiamo) conferire il materiale compostabile nell’umido senza problemi. 

In conclusione, un prodotto compostabile è anche biodegradabile, ma non vale anche il contrario

Quindi, se sull’etichetta del prodotto acquistato è indicato “biodegradabile” o “compostabile”, adesso sappiamo che non sono sinonimi e non vanno gestiti allo stesso modo

ATTENZIONE:
Le informazioni qui riportate hanno carattere divulgativo e orientativo, non sostituiscono la consulenza medica. Eventuali decisioni che dovessero essere prese dai lettori, sulla base dei dati e delle informazioni qui riportati sono assunte in piena autonomia decisionale e a loro rischio.

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