La diagnosi di tumore alla prostata prevede, tra i vari esami, anche l’analisi dei valori del PSA, acronimo di Prostate-specific antigen, in italiano Antigene Prostatico Specifico

Le altre indagini, indicate dal Ministero della Salute in un documento visibile qui, sono le seguenti: 

  • esplorazione rettale; 
  • tecniche di imaging (ecografia transrettale, TC, RM);
  • agobiopsia prostatica.

L’analisi dei valori del PSA può fornire indicazioni relative alla presenza di un’infezione o di un tumore alla prostata, che rappresenta statisticamente il secondo tumore più frequente in Italia dopo quello del polmone; è inoltre la terza causa di morte per cancro, dopo quello del polmone e del colon-retto.

Approfondiamo insieme, e cerchiamo di capire cos’è il PSA, a cosa serve e quali sono i valori considerati nella norma. 

Cos’è il PSA

Per parlare del PSA dobbiamo allargare un attimo il discorso, e illustrare rapidamente cos’è e a cosa serve la prostata

La prostata è una ghiandola, di piccole dimensioni, presente nell’apparato genitale maschile (e solo quello maschile), posizionata sotto la vescica e prima dell’intestino retto, e circonda l’uretra. 

Ecco un’illustrazione grafica, molto utile per capire dove è situata la prostata, estratta da un opuscolo dedicato al Cancro alla Prostata redatto dalla AIMAC, l’associazione italiana malati di cancro, parenti e amici. 

prostata valori psa

A cosa serve la prostata? Essa secerne un liquido biancastro denso che, unito a quello prodotto dalle vescicole seminali e agli spermatozoi, costituisce il liquido seminale

Quindi, volendo sintetizzare, il corretto funzionamento della prostata è centrale per la fertilità dell’uomo

Veniamo, ora, al PSA. Quest’ultima è una proteina (antigene) che compone il liquido seminale, ma è presente nel sangue, ecco perché si effettua un semplice prelievo ematico per esaminare i valori del PSA e non un campione di sperma. 

Perché si controllano i valori PSA

L’esame del PSA ha consentito, negli ultimi due decenni, di far emergere moltissime diagnosi di cancro alla prostata, che colpisce soprattutto i soggetti over 50. 

Questo non deve, però, condurci a un’errata conclusione; il PSA non è un marcatore specifico della presenza di un tumore, ma è un indicatore d’organo. 

Cosa vuol dire? Che ci fornisce informazioni preziose sul funzionamento della prostata, ma un valore fuori dalla norma non è sinonimo di presenza di un carcinoma, potrebbe indicare anche una banale infezione di facile risoluzione. 

Ecco perché il controllo di questa proteina è sempre il primo step diagnostico, ma non è di certo l’unico. Laddove l’esame dovesse mostrare la presenza di un malfunzionamento della prostata, si procede ad ulteriori accertamenti, molto più specifici. 

I pro e i contro dell’esame del PSA

L’impiego del controllo del dosaggio del PSA come tecnica di screening per gli ultracinquantenni è, per questo, molto controversa

Da un lato, infatti, consente di individuare eventuali casi di tumore in una fase preliminare, riducendo di conseguenza la mortalità

Come ricorda la Fondazione Veronesi in un articolo pubblicato sul proprio sito

“la sopravvivenza dei pazienti con carcinoma alla prostata, non considerando la mortalità per altre cause, è attualmente dell’88% a 5 anni dalla diagnosi, in costante e sensibile crescita.”

Dall’altro lato, però, produce un surplus di diagnosi di tumori alla prostata, in realtà così lenti nella loro evoluzione e poco aggressivi che potrebbero non generare alcun sintomo o problema nel paziente

Detto questo, il medico saprà interpretare correttamente l’esito degli esami e valutare altri accertamenti, prima di prescrivere un trattamento specifico. 

Come si effettua il test del PSA

Abbiamo spiegato che il PSA è una proteina, secreta dalla prostata, presente in minima quantità nel sangue

Questa quantità tende ad aumentare con l’avanzare dell’età, ma soprattutto in presenza di infezioni urinarie, iperplasia prostatica benigna o, appunto, tumore alla prostata. 

Ricordiamo che, da solo, il valore del PSA non è sempre di univoca interpretazione, perché capita che in circa il 30% dei casi risulti nella norma anche in presenza di un tumore prostatico

È necessario, quindi, saper interpretare correttamente il dato emerso dall’esame e metterlo in relazione con altri elementi, come l’età del paziente. Ad esempio, un valore nella norma per un uomo di 70 anni potrebbe essere in realtà alto per un cinquantenne. 

Il test si esegue attraverso un semplice prelievo di sangue. Si consiglia, nei giorni precedenti l’esame, di non avere rapporti sessuali con eiaculazione, sottoporsi a esplorazione rettale digitale, a ecografia transrettale, manovre urologiche (come l’inserimento di un catetere), o di utilizzare la bicicletta o la moto. 

Quali sono i valori normali del PSA

Come si legge sul sito dell’AIRC, non esiste una soglia di sicura positività, questo vuol dire che il dato emerso va sempre contestualizzato e, eventualmente, si procede ad altre indagini più specifiche. 

In genere, però, si considera normale un valore del PSA inferiore ai 4 ng/mL, anche se non è garanzia di assenza di una patologia, come già accennato prima. 

In media, un valore tra i 2 e i 4 ng/mL è indicativo di un corretto funzionamento della prostata, soprattutto in assenza di sintomi specifici, ma va sempre messo in relazione all’età dell’individuo

Un valore nella soglia in un soggetto di 70 anni può far tirare un sospiro di sollievo, insomma, mentre in un paziente più giovane potrebbe anche non essere attendibile

Quando il valore è superiore a questa soglia, e in particolare nel range compreso tra 4 e 10 ng/mL, può essere indicativo di una prostatite, un’ipertrofia prostatica benigna o di un tumore alla prostata.

Di conseguenza, prima di sottoporre il paziente a indagini invasive, ad esempio una biopsia prostatica, si fanno ulteriori approfondimenti. Sarà il medico a stabilire come procedere, tenendo conto delle condizioni in cui versa il paziente.