L’epidemia di coronavirus ha provocato migliaia di morti in tutto il Mondo e nel nostro Paese, il primo in occidente ad essere colpito dal virus. 

Purtroppo, la gestione emergenziale degli scorsi mesi non ha consentito un’analisi precisa sui decessi causati dal Covid-19, giunta solo di recente con un Rapporto dell’ISTAT sull’impatto dell’epidemia sulla mortalità totale, pubblicato il 4 maggio scorso. 

Grazie a questo rapporto, abbiamo finalmente avuto una prima parziale risposta alla domanda “quante persone sono morte durante l’epidemia?”; parziale, dicevamo, perché non era ancora chiaro quante fossero, effettivamente, le morti causate dal Covid-19. 

Qual è stata la causa dei decessi?

In effetti, in questi mesi tremendi si è cercato di dividere i decessi in due macro categorie: 

  • i morti con il Covid-19: soggetti con patologie pregresse aggravate dall’infezione provocata dal Coronavirus;
  • i morti per il Covid-19: soggetti deceduti a causa dell’infezione.  

Lo scorso 16 luglio l’ISTAT, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità, ha pubblicato un nuovo rapporto, con il quale si analizza il reale impatto che ha avuto il Covid-19 sui decessi tra i soggetti positivi

Con questo nuovo documento, quindi, si fornisce una risposta completa alla domanda riportata prima. 

Cosa dice il rapporto ISTAT?

Lo studio effettuato dall’ISS e dall’ISTAT ha come campione 4.942 schede di morte di soggetti positivi al SARS-CoV-2, pari al 15,6% del totale dei decessi notificati al Sistema di Sorveglianza Integrata ISS fino al 25 maggio. 

Ecco cosa è emerso: 

  • il COVID-19 risulta essere la causa direttamente responsabile della morte nell’89% dei decessi di persone positive al test SARS-CoV-2; 
  • per il restante 11% le cause di decesso sono le malattie cardiovascolari (4,6%), i tumori (2,4%), le malattie del sistema respiratorio (1%), il diabete (0,6%), le demenze e le malattie dell’apparato digerente (rispettivamente 0,6% e 0,5%);
  • la quota di deceduti in cui il COVID-19 è la causa direttamente responsabile della morte varia in base all’età, raggiungendo il valore massimo del 92% nella classe 60-69 anni e il minimo (82%) nelle persone di età inferiore ai 50 anni;
  • il COVID-19 è una malattia che può rivelarsi fatale anche in assenza di concause. Infatti, nel 28,2% dei decessi analizzati non sono state evidenziate delle concause di morte;
  • il 71,8% dei decessi di persone positive al test SARS-CoV-2 ha almeno una concausa: il 31,3% ne ha una, il 26,8% due e il 13,7% ha tre o più concause;  
  • le concause più frequenti che contribuiscono al decesso sono le cardiopatie ipertensive (18% dei decessi), il diabete mellito (16%), le cardiopatie ischemiche (13%), i tumori (12%). Con frequenze inferiori al 10% vi sono le malattie croniche delle basse vie respiratorie, le malattie cerebrovascolari, le demenze o la malattia di Alzheimer e l’obesità;
  • le complicanze di COVID-19 che portano al decesso sono principalmente la polmonite (79% dei casi) e l’insufficienza respiratoria (55%). Altre complicanze meno frequenti sono lo shock (6%), la sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS) ed edema polmonare (6%), le complicanze cardiache (3%), la sepsi e le infezioni non specificate (3%). 

Il Covid-19 come causa iniziale del decesso in 9 casi positivi su 10

Lo studio effettuato da ISS e ISTAT ha preso in considerazione la causa direttamente responsabile della morte nei decessi dei positivi a SARS-CoV-2. 

Il COVID-19, quindi, è stato considerato come causa iniziale del decesso, ovvero come ciò che ha avviato la sequenza di eventi che hanno condotto al decesso.

Stando ai risultati riportati nel Rapporto, il COVID-19 è la causa direttamente responsabile della morte, ossia è la causa iniziale, nell’89% dei decessi di persone positive al test SARS-CoV-2.

Il restante 11% è composto da decessi dovuti ad altre patologie, anche se non si può escludere l’impatto del Coronavirus sul peggioramento delle condizioni di salute dei soggetti al punto da contribuire alla morte. 

Questo significa che, in assenza dell’evento scatenante, quindi delle infezioni da coronavirus, queste persone non sarebbero decedute.  

Si tratta di un’evidenza importantissima, che ci consente di comprendere meglio il peso e l’impatto che l’epidemia ha avuto sul tasso di mortalità nel nostro Paese.