Da qualche anno è prassi chiedere alle donne in gravidanza se intendono, dopo il parto, donare il cordone ombelicale.

Perché questa richiesta?

Beh, perché le cellule contenute nel sangue del cordone ombelicale hanno un valore terapeutico nel trattamento di malattie del sangue e del sistema immunitario.

Risale al 1988 il primo prelievo di sangue cordonale per un trapianto, e da allora questa pratica si è diffusa sempre più, diventando una prassi.

Come ci ricorda il Ministero della Salute, in Italia è consentito donare il sangue del cordone ombelicale a scopo solidaristico, a disposizione della collettività, oppure conservarlo ad uso dedicato.

Queste due opzioni non comportano alcun onere economico per la famiglia e rientrano nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).

Se stai per diventare genitore, può tornarti utile la lettura di questo articolo.

Donare il cordone ombelicale: tre opzioni per i futuri genitori

I futuri genitori hanno due opzioni principali tra le quali scegliere, più una terza che vedremo tra poco:

  1. Donare il cordone ombelicale alla struttura presso la quale si effettua il parto, che lo conserverà in maniera completamente gratuita;
  2. Depositarlo presso una struttura privata, altrimenti detta banca, specializzata nella conservazione del cordone ombelicale, dietro il pagamento di una quota mensile. In questo caso, però, la conservazione del cordone è finalizzata ad un futuro ed eventuale utilizzo personale, quindi non viene donato a chi potrebbe averne bisogno.

Esiste poi una terza opzione, che consiste nel gettare via il cordone ombelicale.

A volte, bisogna dirlo, sussistono condizioni che impediscono la donazione e la conseguente conservazione del cordone.

In questi casi, purtroppo l’unica scelta possibile è la terza.

Cos’è il cosiddetto sangue cordonale

Come accennato all’inizio dell’articolo, il cordone ombelicale viene donato e conservato per prelevare il sangue contenuto al suo interno.

Al momento della nascita del bambino, il cordone viene tagliato.

Al suo interno, però, resta del  sangue nei vasi sanguigni della placenta e nella porzione di cordone ombelicale ad essa attaccata, un sangue extra del quale il neonato non ha più bisogno.

Questo sangue extra viene chiamato sangue del cordone ombelicale o “sangue cordonale”, e contiene tutti gli elementi tipici del sangue – quindi globuli rossi, globuli bianchi, piastrine e plasma – ma è anche ricco di cellule staminali emopoietiche.

Cosa sono le cellule staminali emopoietiche

Volendo semplificare un concetto alquanto complesso, potremmo dire che le cellule staminali sono una riserva di cellule, conservate all’interno del nostro organismo, che hanno una caratteristica importantissima: sono pluripotenti, ovvero possono adattarsi a diversi scopi.

Nello specifico, le cellule staminali emopoietiche sono le cellule che danno origine a tutte le altre cellule del sangue, ovvero globuli (rossi e bianchi) e piastrine.

Come viene utilizzato il sangue cordonale

Il sangue cordonale, una volta prelevato e conservato secondo il protocollo – sacca sterile e conservazione con azoto liquido o vapore di azoto – può essere utilizzato in due modi:

  • Trapianto allogenico: quando il trapianto di cellule staminali emopoietiche viene eseguito utilizzando le cellule di un’altra persona;
  • Trapianto autologo: quando viene effettuato usando le stesse cellule del paziente.

Il trapianto di cellule staminali emopoietiche – che possono essere ricavate dal midollo osseo, dal sangue periferico e dal sangue cordonale – è attualmente l’unico trattamento valido per pazienti affetti da malattie del sangue e del sistema immunitario come mielomi, leucemie, linfomi e sindromi mieloproliferative.

Queste persone si sottopongono a cicli di chemioterapia che, com’è noto, uccide le cellule maligne presenti nel sangue. Attraverso il trapianto di cellule staminali emopoietiche, si cerca di ripopolare il midollo malato con cellule sane.

Perché è così importante il sangue cordonale?

Nel paragrafo precedente ti abbiamo detto che le cellule staminali emopoietiche possono essere estratte dal midollo osseo, dal sangue periferico e dal sangue cordonale.

Nei primi due casi, però, esistono due grossi limiti:

  1. Non è facile trovare un campione compatibile con il paziente che deve ricevere il trapianto;
  2. Vengono raccolte solo quando il paziente ne ha bisogno.

Il sangue cordonale, invece, presenta due grandi vantaggi:

  1. Viene raccolto e conservato per essere utilizzato al momento del bisogno, quindi risulta già disponibile e in tempi molto rapidi;
  2. Dal momento che il sistema immunitario dei neonati è ancora poco maturo, il sangue cordonale potrà essere utilizzato anche in caso di non completa compatibilità tra donatore e ricevente, rispetto alle cellule staminali provenienti da un donatore adulto.

Due buone ragioni per donare il cordone ombelicale dopo il parto.

Come donare e dove conservare il cordone ombelicale

All’inizio dell’articolo abbiamo accennato alla possibilità di donare il cordone ombelicale presso la struttura pubblica all’interno della quale si effettua il parto, oppure attraverso una struttura privata.

In entrambi i casi, si usa il termine Banca, pubblica o privata.

Banca Pubblica

Le banche pubbliche raccolgono, processano e conservano le unità di sangue cordonale per i trapianti allogenici, quindi destinati a soggetti terzi.

Finanziate dal SSN, conservano il sangue donato dai genitori per utilizzarlo in caso di bisogno in favore dei pazienti che necessitano un trapianto.

In alcuni casi, è possibile conservare campioni di sangue cordonale per un trapianto autologo se, prima della nascita del donatore, viene riscontrata una malattia che può essere trattata con le cellule staminali del cordone.

Banca Privata

A differenza delle Banche pubbliche, le banche private conservano il sangue cordonale per uso autologo o familiare.

In questo caso, però, non si tratta di strutture finanziate con fondi pubblici, ma istituti privati che richiedono il pagamento di una quota mensile o annuale per la conservazione del campione.

Queste banche private devono essere accreditate e autorizzate alla conservazione del sangue del cordone ombelicale, secondo criteri molto precisi e stringenti.

Qualora si decidesse di optare per questa soluzione, si consiglia quindi di verificare le credenziali dell’istituto e assicurarsi che i campioni conservati sia di elevata qualità.

Quando non si può donare il cordone ombelicale dopo il parto

Tutte le mamme che hanno vissuto una gravidanza fisiologica senza particolari difficoltà e non presentano patologie pregresse o emerse durante i 9 mesi di gestazione, possono donare il sangue del cordone ombelicale dopo il parto.

In alcuni casi, però, questo non è possibile:

  • Gemelli o nascite multiple: i gemelli sono spesso più piccoli e non hanno abbastanza sangue cordonale per trapianto. Inoltre, spesso nascono prematuri e questa è un’ulteriore ragione per la quale si esclude la donazione;
  • Parto prematuro;
  • In presenza di genitori o fratelli del bambino affetti da cancro;
  • Quando la mamma ha il diabete in terapia con insulina.
  • Quando la mamma ha ricevuto un trapianto d’organo o di tessuto.
  • Quando la mamma presenta un elevato rischio di contrarre patologie trasmissibili con il sangue. Ad esempio, se ha fatto un tatuaggio di recente o un piercing con tecniche o materiali non sterili.
  • Quando la mamma ha vissuto in zone del mondo ad elevato rischio di patologie trasmissibili con il sangue.

In ogni caso, il personale medico del reparto di ginecologia e ostetricia effettueranno un colloquio con la futura mamma per informarla in modo corretto e acquisire informazioni necessarie per la procedura.

Conclusioni

La decisione di donare il cordone ombelicale dopo il parto è strettamente personale, così come lo è la donazione del sangue ad esempio.

Nessuno può costringere i futuri genitori a compiere una scelta, in un senso o nell’altro.

Quello che conta, è giungere al momento della scelta avendo le giuste informazioni.

Speriamo, con questo articolo, di aver chiarito un po’ la questione.