Nella vita può capitare di doversi sottoporre a esami clinici e diagnostici – come ad esempio la gastroscopia – per varie ragioni non necessariamente nefaste. 

In alcuni casi, affrontiamo la cosa con una certa tranquillità di fondo, se si esclude l’ovvia e comprensibile ansia che proviamo tutti quando si parla di salute. 

In altri, invece, la sola idea di fare quel particolare esame ci terrorizza, magari perché ci hanno spiegato che è alquanto doloroso, lungo, invasivo, oppure per le finalità per le quali si effettua (ad esempio lo screening oncologico). 

Rientra in questa seconda categoria la pancolonscopia, un esame tanto diffuso nella prassi clinica e diagnostica quanto odiato e temuto dai pazienti. 

Vediamo insieme in cosa consiste, perché si effettua e come prepararsi in modo adeguato. 

Cos’è la colonscopia

La colonscopia è un esame finalizzato al controllo del colon mediante l’inserimento attraverso l’ano di una sonda flessibile, chiamata endoscopio, che risale lungo l’intestino crasso fino a raggiungere il cieco, ovvero la porzione iniziale dello stesso. 

Ricordiamo, per completezza d’informazioni, che l’intestino crasso è composto da dieci parti, che indichiamo di seguito: 

  1. valvola ileo-ciecale;
  2. cieco;
  3. appendice vermiforme;
  4. colon ascendente;
  5. flessura epatica;
  6. colon trasverso;
  7. flessura splenica;
  8. colon discendente;
  9. colon sigmoideo (o Sigma);
  10. retto.

La finalità della colonscopia è evidenziare eventuali alterazioni del colon, come infiammazioni, polipi e tumori. 

Viene spesso prescritto in caso di perdita di sangue nelle feci e per la prevenzione del tumore al colon, molto diffuso in Italia e nel mondo. 

In effetti, il cancro del colon-retto rappresenta la seconda causa di morte per cancro nel mondo occidentale, con una sopravvivenza media a 5 anni che si aggira intorno al 40%. 

La sua incidenza in Italia è pari a 45-60 nuovi casi ogni 100.000 abitanti all’anno, con una tendenza all’aumento.

Per questo motivo, esiste un programma di screening del Ministero della Salute, rivolto ai cittadini dai 50 ai 69 anni, per i quali viene effettuato un test del sangue occulto nelle feci ogni due. 

Come anticipato prima, nel caso di positività all’esame del sangue occulto nelle feci i programmi di screening prevedono l’esecuzione di una colonscopia come esame di approfondimento. 

Pancolonscopia o Colonscopia: qual è la differenza?

Quando si sente parlare di pancolonscopia l’associazione naturale che ognuno di noi fa è con la più nota colonscopia, e non sempre riusciamo a capire se si tratta della stessa cosa oppure no. 

Capita spesso, in effetti, che il termine scientifico e il nome comune differiscano, indicando comunque la stessa cosa. 

Partiamo, quindi, dal termine da noi più noto. 

Il termine colonscopia indica, come visto nel paragrafo precedente, l’esame di controllo del colon, in termini generali

In base alla sezione dell’intestino crasso da analizzare, la colonscopia si divide in tre tipologie:

  • rettosigmoidoscopia: finalizzata al controllo non dell’intero colon fino al cieco, ma alla sola parte che comprende il retto e il sigma (la parte solitamente interessata dai diverticoli), ovvero la porzione finale dell’intestino crasso;
  • rettoscopia: come suggerisce il termine, questo esame si limita all’analisi del retto;
  • pancolonscopia: con questo termine si indica l’esame completo dell’intestino crasso, dal retto fino al cieco. Dal greco “pan” vuol dire, infatti, “tutto”.  

Volendo quindi rispondere alla domanda iniziale, possiamo dire che i termini colonscopia e pancolonscopia in qualche modo si equivalgono, anche se è più corretto usare il secondo per indicare l’esame completo e distinguerlo dalle altre due modalità. 

Se il medico dovesse prescriverti una colonscopia, vuol dire che dovrai effettuare una pancolonscopia. 

Come si effettua una pancolonscopia

La pancolonscopia è un esame un po’ doloroso, per questo motivo si procede molto spesso a sedare il paziente, soprattutto se quest’ultimo è un soggetto ansioso. 

Dopo essersi spogliato, il paziente viene fatto accomodare su un lettino e posizionato sul fianco sinistro in posizione rannicchiata. Per distendere le pareti intestinali, attraverso la sonda viene immessa dell’anidride carbonica.

Lo strumento viene introdotto attraverso l’ano e fatto risalire fino alla parte destra del colon (il cieco). 

Come si può immaginare, la sonda può causare dolore e fastidio, gonfiore all’addome, oltre a una spiacevole sensazione di dover evacuare, del tutto fisiologica. 

La durata dell’esame varia tra i 15 e i 45 minuti. Se necessario, la sonda può prelevare del tessuto per effettuare, in un secondo momento, un esame istologico, oppure rimuovere dei polipi, che potrebbe evolvere in formazioni tumorali. 

Queste manovre, per fortuna, sono indolore, perché la parte interna dell’intestino non ha sensibilità al dolore. 

Pancolonscopia: preparazione all’esame

A differenza di altri esami clinici e diagnostici, che non richiedono una particolare fase preparatoria – se si esclude, ad esempio, il digiuno nelle ore precedenti – per effettuare una pancolonscopia è necessario seguire una procedura molto precisa

Cosa prevede questa procedura: 

  1. il colon deve essere vuoto e pulito, per questo è necessario seguire una dieta specifica nei tre giorni che precedono l’esame;
  2. non si può mangiare: frutta, verdura, patate con buccia, riso, legumi, alimenti integrali, carni rosse o dure e fibrose, frutta secca, confetture, marmellate, olive e sottaceti, succhi di frutta e verdura;
  3. si può, invece, mangiare: carne magra, prosciutto, pesce, pane bianco, patate sbucciate, uova, burro, gelato, formaggi, yogurt, latte, gelatine, miele, brodo di carne, thé, camomilla, tisane e bevande analcoliche;
  4. bisogna evitare farmaci a base di ferro e carbone vegetale.

Oltre a queste indicazioni, è richiesta una valutazione da parte del medico, per prescrivere o meno l’esame, nei seguenti casi

  • se il paziente ha più di 75 anni; 
  • se il paziente è affetto da patologie cardiovascolari e respiratorie, da malattie del sangue, della coagulazione e del fegato, e se, di conseguenza, è in atto una terapia farmacologica con anticoagulanti o insulina; 
  • se il paziente ha protesi valvolari cardiache o pace-maker;
  • se il paziente è soggetto a episodi di stitichezza prolungata con distensione dell’addome o vomito. 

In base all’orario in cui si deve effettuare l’esame, si deve seguire uno schema molto rigido, che prevede indicazioni sulla colazione, sul pranzo, sulla quantità di acqua da bere.

Inoltre, è necessario assumere dei prodotti lassativi nelle 24 ore precedenti all’esame. Sarà il responsabile della struttura presso la quale si effettuerà la pancolonscopia a fornire tutte le indicazioni del caso. 

Dopo l’esame si consiglia il riposo per almeno 24h, e se si è proceduto alla sedazione, è importante farsi accompagnare al centro perché non si è sufficientemente lucidi per andare via da soli. 

Possibili complicanze della pancolonscopia

Come tutti gli esami, la colonscopia (quindi la pancolonscopia) presenta alcune complicanze, molto rare, in alcuni casi anche pericolose. 

Quali sono? 

  1. perforazione dell’intestino; 
  2. emorragia;
  3. diverticolite acuta.
  4. problemi cardiorespiratori o infettivi. 

Statisticamente, si tratta comunque di un esame molto sicuro e ormai diffusissimo da diversi anni. 

In alcuni casi, si può optare per due alternative, costituite da esami radiologici: 

  • l’esame del colon a doppio contrasto; 
  • la colonscopia virtuale con TAC. 

Queste due soluzioni consentono di evidenziare eventuali anomalie, ma nella maggior parte dei casi questo richiede comunque il ricorso, successivo, a una colonscopia. 

Nei casi in cui il soggetto è sano, e l’esame viene prescritto per prevenzione, oppure laddove non dovesse potersi sottoporre alla colonscopia, è quindi utile sfruttare una di queste due alternative. 

Come sempre, la decisione è lasciata al medico curante.