Lo strabismo non è un semplice inestetismo di natura estetica, ma una complessa patologia della visione binoculare che richiede un inquadramento clinico tempestivo per garantire la conservazione della funzionalità visiva.
Sotto il profilo clinico, la patologia è definita come un disallineamento degli assi visivi, condizione in cui le linee di mira dei due bulbi oculari non convergono simultaneamente verso il medesimo oggetto.
I dati epidemiologici rilevano un’incidenza dello strabismo compresa tra il 4% e il 5% nella popolazione generale (ISSalute), con una prevalenza specifica nel segmento pediatrico che si attesta intorno al 4% (IAPB Italia).
In questo scenario, la diagnosi precoce rappresenta l’unico strumento in grado di prevenire deficit permanenti, poiché consente di intervenire durante le fasi critiche dello sviluppo neuronale.
Indice dei contenuti
- Il meccanismo della visione binoculare normale
- Classificazione dello strabismo
- Cause e fattori di rischio
- Sintomi e segnali d’allarme
- Le complicanze dello strabismo: l’ambliopia (occhio pigro)
- Come si diagnostica?
- Trattamenti non chirurgici
- L’intervento chirurgico di correzione
- Decorso post-operatorio e risultati
- Domande Frequenti (FAQ)
Il meccanismo della visione binoculare normale
La visione fisiologica si fonda sul perfetto coordinamento tra la funzione motoria e quella sensoriale. In condizioni di normalità, gli assi visivi puntano verso lo stesso obiettivo, permettendo alle immagini di essere proiettate su punti retinici corrispondenti.
Questo processo consente al sistema nervoso centrale di operare la fusione delle immagini in un’unica rappresentazione tridimensionale.
Questa capacità è definita stereopsi (percezione della profondità) e costituisce il presupposto per una corretta interazione con l’ambiente circostante. Lo sviluppo di questo equilibrio inizia nei primi mesi di vita e si consolida durante l’infanzia; pertanto, l’allineamento oculare precoce è il requisito indispensabile affinché entrambi gli occhi maturino una capacità visiva ottimale.
Qualora questo equilibrio venga meno, si assiste alla rottura della fusione binoculare, con conseguenti alterazioni patologiche.
Classificazione dello strabismo
Al fine di un corretto orientamento diagnostico, lo strabismo viene classificato secondo criteri specifici:
- Direzione della deviazione:
- Esotropia: deviazione dell’asse visivo verso l’interno (convergente).
- Exotropia: deviazione verso l’esterno (divergente). In ambito popolare, una lieve forma di exotropia è nota come “strabismo di Venere”, termine che identifica una deviazione minima spesso considerata un tratto estetico, ma che necessita comunque di monitoraggio clinico.
- Ipertropia e Ipotropia: deviazione rispettivamente verso l’alto o verso il basso.
- Persistenza e manifestazione:
- Strabismo manifesto: la deviazione è costante e clinicamente evidente.
- Strabismo latente: il disallineamento viene compensato dal meccanismo di fusione del cervello e si manifesta solo in condizioni di stress o interruzione della visione binoculare.
- Modalità di fissazione:
- Monolaterale: interessa costantemente lo stesso occhio.
- Alternante: la fissazione avviene utilizzando i due occhi in modo alternato.
- Motilità e sottotipi:
- Strabismo concomitante: l’angolo di deviazione rimane invariato in tutte le posizioni di sguardo. Si distingue ulteriormente in accomodativo (legato allo sforzo di messa a fuoco), tonico (dovuto a squilibri muscolari o innervazionali) e misto.
- Strabismo inconcomitante (paralitico): la deviazione varia in base alla direzione dello sguardo, accentuandosi nella posizione in cui dovrebbe agire il muscolo deficitario.
In questa rappresentazione grafica elaborata dallo IAPB Italia è possibile visualizzare le varie tipologie di strabismo in base alla posizione degli occhi.

Cause e fattori di rischio
Le cause dello strabismo sono multifattoriali e possono essere riconducibili a fattori genetici, anatomici o sistemici.
Nello specifico:
- ereditarietà: sussiste una spiccata predisposizione familiare nello sviluppo di tratti strabici;
- vizi di rifrazione: l’ipermetropia non corretta costituisce il principale driver dello strabismo convergente nel bambino, a causa dell’eccessivo sforzo di accomodazione richiesto per la visione;
- patologie oculari: condizioni che determinano una riduzione della vista in un occhio, come la cataratta congenita o la ptosi (palpebra cadente);
- fattori neurologici e sistemici: diabete, patologie vascolari, disfunzioni tiroidee (oftalmopatia basedowiana) e traumi cranici possono indurre paralisi dei nervi che controllano i muscoli oculomotori.
Sintomi e segnali d’allarme
I segnali clinici differiscono sensibilmente in base all’età del paziente e alla natura della deviazione.
Vediamo, quindi, quali sono i sintomi più comuni:
- manifestazioni pediatriche: ammiccamento eccessivo, chiusura di un occhio in presenza di luce intensa, strofinamento frequente dei bulbi oculari o inclinazione anomala del capo;
- sintomi nell’adulto: la Diplopia (visione doppia) è il sintomo cardine, spesso associata a vertigini, difficoltà di orientamento e instabilità posturale;
- sintomi astenopeici: cefalea, stanchezza visiva persistente (astenopia), bruciore e fotofobia;
- compensi motori: l’aggrottamento delle sopracciglia e il torcicollo oculare rappresentano meccanismi involontari messi in atto dal paziente per minimizzare la confusione visiva e tentare di mantenere la fusione.
Le complicanze dello strabismo: l’ambliopia (occhio pigro)
In età pediatrica, per ovviare alla diplopia, il sistema nervoso centrale attua un meccanismo di difesa denominato Soppressione, ignorando sistematicamente l’immagine proveniente dall’occhio deviato, e inibendo lo sviluppo funzionale della retina, determinando l’Ambliopia, anche nota come “occhio pigro”.
Se il trattamento non viene instaurato entro il periodo di plasticità cerebrale (indicativamente entro gli 8 anni), la perdita della vista nell’occhio deviato diventa permanente. Risulta dunque evidente che il ripristino dell’allineamento oculare non è finalizzato solo alla correzione estetica, ma soprattutto alla riabilitazione sensoriale dell’occhio pigro.
Come si diagnostica?
L’iter diagnostico specialistico deve avvenire entro i primi mesi di vita in caso di sospetto, e comunque non oltre i 4 anni di età.
Per approfondire, invitiamo a leggere il nostro articolo A quale età è raccomandata la prima visita oculistica nei bambini?.
In genere, si procede in questo modo:
- esame ortottico: fondamentale per valutare la motilità oculare e misurare l’entità dell’angolo di deviazione;
- test specifici: il Cover test permette di identificare strabismi latenti e manifesti. Lo schermo di Hess, eseguito mediante l’ausilio di luci rosse e verdi, è essenziale per mappare i deficit muscolari e monitorare la stabilizzazione della patologia prima di un eventuale intervento;
- valutazione in cicloplegia: l’impiego di colliri per la dilatazione pupillare e il blocco dell’accomodazione è indispensabile per rilevare con precisione i vizi di rifrazione;
- pseudo-strabismo: in sede di screening, è necessario distinguere lo strabismo reale da quello apparente, spesso causato dall’Epicanto (piega cutanea nasale), frequente nei neonati, che simula una deviazione verso l’interno destinata a risolversi con la crescita.
Trattamenti non chirurgici
L’approccio terapeutico iniziale mira al recupero funzionale e alla gestione dei sintomi soggettivi, e si basa su:
- terapia antiambliopica: l’applicazione del bendaggio sull’occhio sano (occlusione diretta) obbliga il cervello a utilizzare l’occhio ambliope, forzandone lo sviluppo visivo. In alternativa si ricorre alla penalizzazione ottica o farmacologica;
- correzione ottica: l’uso di lenti adeguate è spesso sufficiente a correggere lo strabismo accomodativo. Nell’adulto, l’applicazione di prismi consente di deviare l’immagine verso il centro della retina, eliminando la diplopia senza intervenire chirurgicamente.
- esercizi ortottici: programmi di riabilitazione specifici volti a potenziare la cooperazione binoculare e la fusione.
L’intervento chirurgico di correzione
La chirurgia rappresenta una fase fondamentale laddove i trattamenti conservativi non garantiscano un parallelismo oculare soddisfacente.
L’intervento agisce sui muscoli extraoculari (4 Retti e 2 Obliqui) per bilanciare le forze che regolano la posizione del bulbo.
Le tecniche principali sono essenzialmente due:
- recessione: arretramento dell’inserzione muscolare per indebolirne l’azione;
- resezione o plicatura: accorciamento del muscolo per rinforzarlo).
L’intervento si svolge in anestesia generale per i pazienti pediatrici, mentre nell’adulto è possibile procedere in anestesia locale o anestesia topica (gocce anestetiche), in base alle caratteristiche cliniche e alla collaborazione del soggetto.
L‘operazione è esclusivamente esterna al bulbo oculare e non interviene sulle strutture interne; pertanto, non modifica l’acutezza visiva né elimina la necessità di correzione ottica preesistente.
Decorso post-operatorio e risultati
La gestione post-chirurgica richiede un monitoraggio rigoroso per consolidare i risultati ottenuti.
Il decorso tipico è caratterizzato da arrossamento oculare, lacrimazione, prurito e lieve fotofobia, trattabili con colliri antibiotici e cortisonici. In alcuni casi può manifestarsi una diplopia transitoria.
Sebbene rare, sono possibili complicanze operatorie quali la perforazione bulbare, la perdita o rottura del muscolo ed emorragie. Nel post-operatorio sussistono rischi di ischemia del segmento anteriore, infezioni o scivolamento muscolare.
La posizione degli occhi è dinamica e tende a modificarsi nel tempo; per questa ragione, sono necessari controlli periodici per anni. Si stima che circa il 20% dei casi possa richiedere un reintervento chirurgico per perfezionare il riallineamento.
Domande Frequenti (FAQ)
È il disallineamento degli assi visivi che impedisce agli occhi di puntare contemporaneamente lo stesso oggetto. Questa condizione compromette la visione binoculare e la percezione della profondità; se insorge in età adulta, causa spesso visione doppia (diplopia).
No, lo strabismo non deve essere ignorato sperando in una risoluzione naturale. È necessaria una valutazione specialistica tempestiva per prevenire l’ambliopia (occhio pigro), una riduzione della vista che diventa difficilmente trattabile dopo gli otto anni di età.
Le terapie includono la correzione dei difetti refrattivi con occhiali o lenti prismatiche e la terapia antiambliopica tramite il bendaggio dell’occhio sano. In casi specifici, possono essere prescritti esercizi ortottici per migliorare la coordinazione muscolare e la fusione delle immagini.
No, la chirurgia agisce sui muscoli oculari per riallineare gli assi visivi, ma non ha finalità refrattiva e non corregge i difetti di vista. Inoltre, la posizione degli occhi può modificarsi nel tempo, rendendo necessari controlli periodici o ulteriori interventi.
Si tratta di un termine popolare, non clinico, utilizzato per descrivere una lieve forma di strabismo divergente in cui un occhio devia leggermente verso l’esterno. Può rappresentare un semplice tratto estetico o nascondere una patologia che richiede un controllo oculistico.
Il controllo è raccomandato entro i 3-4 anni di età, o anche prima se si nota una deviazione oculare costante. Intervenire precocemente è fondamentale per garantire il corretto sviluppo della visione binoculare e recuperare la funzionalità dell’occhio deviato.

