Lo scorso 8 settembre è stato pubblicato il rapporto “Healthy environment, healthy lives: how the environment influences health and well-being in Europe”, al cui interno si fornisce un dato alquanto preoccupante: circa il 13% dei decessi registrati ogni anno nell’Unione Europea è causato dall’inquinamento atmosferico. 

Si tratta di una percentuale enorme, che evidenzia l’esistenza di un problema sanitario oltre che ambientale al quale porre rimedio quanto prima. 

Questo ha spinto la Commissione Europea a promuovere una politica di “Inquinamento Zero”, che richiede uno sforzo importante da parte di tutti i Paesi coinvolti. 

L’obiettivo dichiarato è proteggere la salute dei cittadini dagli impatti negativi dell’inquinamento ambientale, compreso l’inquinamento atmosferico, l’inquinamento dell’acqua, l’inquinamento acustico e quello provocato dal cattivo uso e stoccaggio delle sostanze chimiche.

1 morto su 8 a causa dell’inquinamento

Nonostante i risultati ottenuti nell’affrontare alcuni fattori di rischio ambientale, l’impatto dell’inquinamento sulla mortalità in Europa rimane significativo. 

Si stima che 1 decesso su 8 sia attribuibile all’inquinamento ambientale

Secondo i dati raccolti dall’OMS nel 2016, nel 2012 il 13% di tutti i decessi nell’UE era imputabile all’ambiente – si oscilla dal risultato migliore, il 9% di Norvegia e Islanda, fino ai fanalini di coda dell’Albania e della Bosnia Erzegovina, rispettivamente al 23% e 27%.

Stiamo parlando, in numeri, di 630.000 morti, un numero enorme. 

Si tratta di decessi prevenibili ed evitabili, solo ed esclusivamente attraverso una notevole riduzione dei fattori di rischio, quindi migliorando la qualità dell’ambiente che ci circonda, senza il quale non possiamo vivere. 

Principali cause di decesso correlate all’inquinamento

L’inquinamento atmosferico è la principale causa ambientale di malattia e morte, con circa 400.000 decessi prematuri all’anno nell’Unione Europea. 

La scarsa qualità dell’aria interna, correlata alla combustione di combustibili solidi, si traduce in quasi 26.000 decessi prematuri ogni anno. 

Alcune prove hanno suggerito che l’esposizione a lungo termine a un’aria molto inquinata può rendere i soggetti più vulnerabili al COVID-19

Segue l’inquinamento acustico, che causa 12000 morti premature all’anno e contribuisce a 48.000 nuovi casi di cardiopatia ischemica.

Non sono da sottovalutare, inoltre, gli impatti del cambiamento climatico sulla salute, molto complessi, che includono i pericoli immediati connessi a eventi meteorologici catastrofici (uragani, nubifragi, ecc..), ondate di calore, freddo e inondazioni, così come il cambiamento dei modelli di malattie trasmesse da vettori e da acqua e cibo.

Un effetto collaterale di cambiamenti climatici è la perdita di biodiversità, con tutto quello che questo comporta per la salute e per la qualità dell’ambiente che ci circonda, ma anche per l’economia (pensiamo, ad esempio, ai danni all’agricoltura).

Riduzione dei decessi causati dai PM 2,5

Pur partendo da un dato generale negativo, nel rapporto si sottolineano anche i risultati positivi ottenuti nel corso degli ultimi 30 anni, grazie all’emanazione di nuove leggi e regole europee e nazionali. 

Un esempio è la riduzione dei decessi causati dalle emissioni di particolato PM 2,5, prodotto dalla combustione (auto, industrie, ecc…). 

Si è passati, infatti, da 1 milione di morti premature attribuibili al particolato materia con un diametro di 2,5 μm o inferiore (PM 2,5) nel 1990 a 417.000 nel 2018. 

Gli aspetti che preoccupano di più

Ciò nonostante, nel rapporto si spiega che, purtroppo, sono molti gli aspetti che preoccupano e dai quali dipende un generale peggioramento dei fattori di rischio per la salute dei cittadini. 

In particolare, si sottolinea l’aumento dell’inquinamento acustico, spesso sottovalutato e, dell’inquinamento indoor, senza dimenticare gli effetti devastanti derivanti dal surriscaldamento globale

L’inquinamento delle acque, sia in termini di falde acquifere sia per ciò che concerne le acque di balneazione, preoccupa moltissimo la comunità scientifica, anche se nel rapporto si sottolinea un generale miglioramento proprio della qualità delle acque di balneazione. 

In particolare, preoccupa la presenza nelle acque potabili di sostanze inquinanti al momento non monitorate, delle quali quindi non conosciamo la concentrazione e gli effetti sulla salute dell’uomo. 

Ancora, la presenza in grosse quantità di antibiotici nelle falde acquifere si sta traducendo in una sempre maggiore resistenza antibiotica, causa di circa 25.000 decessi all’anno nell’UE. 

Resta ancora poco chiaro l’effetto sulla salute umana derivante dall’esposizione a sostanze chimiche e ai campi elettromagnetici, considerati potenziali pericoli da non escludere. 

Secondo l’OMS, circa il 2,7% dei decessi annuali sono attribuibili a malattie croniche in qualche modo connesse all’esposizione a sostanze chimiche, anche se i dati in tal senso sono ancora troppo scarsi per elaborare delle stime e delle teorie precise. 

Le popolazioni più deboli sono più esposte ai rischi ambientali

Purtroppo, gli effetti dell’inquinamento atmosferico sulla salute umana non sono affatto democratici e non colpiscono tutti in modo omogeneo. 

Infatti, come denuncia il rapporto, le fette di popolazioni più vulnerabili da un punto di vista socio-economico sono anche quelle più esposte al rischio ambientale. 

Le famiglie più povere, i bambini e gli anziani sono esposti a un carico più elevato da questo punto di vista, con conseguente maggiore rischio di ammalarsi a causa dell’inquinamento ambientale. 

Un motivo in più per impegnarsi nel migliorare la qualità dell’ambiente.